Software libero, informatica consapevole!

 

Articolo di Chiara Paolillo

 

 

Svariate migliaia di pc in un anno finiscono in discarica. Solo in Piemonte. «Noi ci mettiamo in mezzo per riutilizzare materiale informatico funzionante e allungare la vita dei computer». Sono i ragazzi dell’Officina Informatica Libera, associazione nata tre anni fa, a cui fanno capo una ventina di soci.

Hardware e software, le due vie in cui è possibile fare informatica in modo consapevole. Ma partiamo dall’hardware… «Qui in Italia i prodotti informatici sono visti come un bene di consumo – prende la parola Roberto Guido, Bob – I tablet ora vanno di moda, ma sono un oggetto che si rompe facilmente, saranno rifiuti nel giro di poco». E se si guarda al prezzo di questi prodotti, inevitabile è farsi delle domande.  «Abbassando i costi si abbassa anche la qualità – continua Bob – La maggior parte della nostra tecnologia viene prodotta in Asia con mano d’opera a basso prezzo. Per non parlare poi dei materiali con cui sono fatti i pc: minerali rari, risorse disponibili a termine. Se si dovesse calcolare l’impatto ambientale e umano della costruzione di un computer il prezzo dovrebbe essere ben altro».

Ma a questo circolo vizioso Oil oppone la cultura del riuso, anche nell’informatica, accogliendo pc che altrimenti finirebbero in discarica. Il loro sportello è aperto tutti i mercoledì dalle 18 alle 20 alla Casa del Quartiere di via Morgari 14, a Torino. Qui si possono scambiare vecchi computer, ricevere assistenza e scambiare idee su un modo più consapevole di fare informatica. «Alle donazioni di computer corrispondono altrettante richieste. Spesso sono gli anziani che si rivolgono a noi, ma abbiamo portato avanti anche alcuni progetti con le scuole.  Inizia a vedersi un movimento tra alcuni docenti che hanno la volontà costruire alternative sostenibili».

E poi si apre un universo parallelo, quello del software libero. Linux è la prima parola che viene in mente, un sistema operativo alternativo ai grandi colossi dell’informatica. E poi c’è Ubuntu, una delle infinite implementazioni di Linux, gratuitamente scaricabile e installabile. «Usare questo sistema operativo significa essere pienamente proprietari dei programmi  – interviene Marco Dorigo – Se si ha l’applicativo si può anche modificare il programma. E’ fondamentale che la pubblica amministrazione, prima di tutti, abbia questa possibilità. L’ostacolo più grosso alla diffusione di Linux è la diffidenza verso ciò che è nuovo e diverso». E aggiunge: «La comunità open source di cui facciamo parte, interpella continuamente la pubblica amministrazione, affinché prenda in considerazione l’utilizzo di Linux».  I prodotti open source hanno inoltre un doppio vantaggio, perché «mentre gran parte dei soldi spesi per installare Windows finiscono dall’altra parte del mondo, per i prodotti open source i soldi ricadono sul territorio – conclude Bob – Si può quindi parlare di informatica a Km 0».

E un grande evento per la comunità informatica libera sarà quello del 27 ottobre al del Cortile del Maglio: la dodicesima edizione nazionale del Linux Day,  un momento di incontro, scambio di idee e promozione del software libero. Altri due incontri precederanno l’evento di sabato. Martedi 23 ottobre alle 18 aperitivo informale all’InformaGiovani, in via delle Orfane 20, in cui si introdurrà il discorso sul software libero e si parlerà di cultura condivisa e trashware. Venerdi 26 ottobre alle 10 il convegno presso la Sala Consiglieri della Provincia di Torino, in via Maria Vittoria 12. La mattinata sarà dedicata agli aspetti imprenditoriali e professionali dell’utilizzo del software libero, con testimonianze dirette e  conclusioni dell’Assessore al Lavoro della Provincia di Torino, Carlo Chiama. Tutte le info si trovano a questo link.

 

 

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