Una dispensa indispensabile.

 

Articolo di Claudia Piazza

 

Foto di Renato Ghiazza

 

Chiara e Roberto, oltre ad essere due persone squisite e disponibili, gestiscono con passione il loro Indispensario (un mix tra “indispensabile” per cucinare e “dispensa”) in piazza De Amicis 80/c a Torino, fermata della metropolitana “Dante”.

Nella vita sono due professionisti nel mondo dell’arte, lei cura gli allestimenti museali presso il Castello di Rivoli e lui si occupa di arte contemporanea in giro per il mondo. Grazie a questo lavoro entrambi  hanno iniziato a “collezionare” spezie utilizzandole per arricchire le loro bontà culinarie. La cucina è la passione che li ha fatti incontrare per poi decidere di diffondere la loro conoscenza attraverso una bottega che offrisse di tutto un po’, tra cui: spezie classiche e particolari (ormai circa 150 tipologie diverse), farine di grano originario di diverso tipo, the e tisane dal mondo, frutta secca, caramelle, detersivi e prodotti per l’igiene personale naturali. In particolare si sono specializzati in prodotti difficili da reperire sul mercato, come il pistacchio crudo dell’Iran, i gherigli di albicocca, le bacche di Goji, le bacche di cacao e molto altro. Se non sapete cosa e come scegliere tra questi ingredienti, Chiara e Roberto spranno darvi i consigli giusti per ogni esigenza!

L’idea che li ha ispirati è quella di avvicinare le persone ai prodotti che stanno alla base della cucina, prodotti semplici, biologici e di venderli sfusi dando la possibilità di provare gusti nuovi senza doverne comprare grandi quantità, risparmiando (nei supermercati le spezie hanno costi al kg molto elevati perché insieme al prodotto finito paghiamo tutta una serie di costi di lavorazione, trasporto e confezionamento) ed evitando sprechi.

Quello che più li gratifica del loro lavoro è il rapporto di confidenza che si crea con i clienti con cui ci si scambia informazioni, si scoprono nuovi prodotti e si riceve soprattutto arricchimento culturale e personale. Spesso sono proprio i clienti a chiedere articoli che in negozio non sono presenti e che Chiara e Roberto rintracciano in giro per il mondo. Per rispondere a queste richieste si sono avvicinati anche ai “Superfoods”, integratori naturali che sono sempre stati usati per la cucina ayurvedica e da poco hanno preso piede in Italia, ma anche a prodotti vegani.

All’Indispensario si trova anche quello che sta alla base della nutrizione: i semi! Roberto ne ha sempre cercati e scambiati e questo gli ha consentito di coltivare, ad esempio, la patata viola, una varietà in via di estinzione. Tra le persone c’è poca riflessione ma anche poca conoscenza in merito a questa realtà dominata dalle multinazionali che ne detengono il monopolio. Tra i più noti semi modificati geneticamente ci sono quelli del mais ma si registrano casi anche nei pomodori e nelle mele: spesso queste piante non generano altri semi oppure generano semi sterili. Provate a comprare le mele al supermercato, in alcuni casi scoprirete che all’interno non c’è traccia di semi oppure sono piccolissimi… Se pensiamo alle conseguenze di questa “oligarchia del seme” c’è da preoccuparsi non poco.

Per fortuna il libero scambio tra privati non è regolamentato. A tale proposito l’Indispensario e sostenibile.com hanno deciso di collaborare per diffondere maggiore consapevolezza tra i cittadini attraverso un’iniziativa: si tratta di infilare nelle buche per la posta una busta contenente dei semi accompagnati da un foglio di istruzioni per l’uso e che spiega questo gesto di sensibilizzazione.

Se dovesse capitarvi di trovarla in mezzo alla posta ordinaria, sappiate che dovrete recarvi all’Indispensario per saperne di più!

 

Per approfondire sul monopolio dei semi vi rimandiamo alla pagina di Slow Food e di Save our seeds

 

4 commenti su “Una dispensa indispensabile.

  1. Lorenzo

    Bell’articolo Claudia!
    E ieri sera ho ricevuto la busta con i semi..
    A proposito di varietà di patate: in piazza Carignano in questi giorni ci sono le foto di Terra Madre e del Salone del Gusto. Ho scoperto che in Sudamerica ne hanno selezionato nel corso dei secoli, e ne coltivano tuttora, 900 (novecento) tipi diversi!

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  2. Lorenzo

    Claudia! Per il sudamerica non so, ma se hai pazienza fino a Pasqua mangiamo l’agnello sambucano che allevano dalle mie parti.. e se proprio non riesci ad aspettare ti porto un cappone di Morozzo

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