Izmo: unire comunicando.

 

 

Articolo di Marta Zanetta

 

 

Sostenibilità ambientale, progettazione partecipata, riqualificazione sociale, valorizzazione del patrimonio locale… questi sono tutti termini che ormai siamo abituati a sentire, leggere e vedere: tutto il mondo è “sostenibile”.

Ma cosa vuol dire realmente sostenibilità? Quali realtà ad oggi davvero operano affinchè il mondo e la realtà in cui viviamo e vivremo sia “sostenibile” ? Chi realmente crede di poter vivere, pensare e produrre “sostenibile” ?

Perché l’impressione è che spesso si usi e abusi di questa parola come sinonimo di “giusto”, “corretto” piuttosto che “pulito”, “buono” per celare una reale mancanza di contenuti o di conoscenze a riguardo. Forse l’intento di questo blog sta proprio in questo: mostrare ai lettori che vivere sostenibile si puo’ e qualcuno sembra anche riuscirci. Occorre sensibilità e percezione del contesto in cui si è immersi per poter osservare le strade aride della massa incosciente piuttosto che le potenziali correnti di cambiamento cosicchè alla fine si possa scegliere quale cammino intraprendere.

Così, come da sempre fa questo blog, proponiamo un’ulteriore visione sullo “strano” mondo della sostenibilità… questa volta legata al tema della progettazione di spazi urbani. Lo facciamo con Alessandro Grella e l’associazione IZMO, fondata nel 2000 da un gruppo di neo architetti torinesi e ancor oggi attiva nel proporre attività e programmi innovativi legati allo sviluppo urbano sostenibile e alla valorizzazione della partecipazione cittadina.

 

Quando nasce Izmo? Ma soprattutto perché?

Izmo nasce ufficialmente nel 2006 come evoluzione di un gruppo informale di studenti d’architettura. Nasce dalla volontà di esprimersi fuori dall’abito scolastico-accademico. Tuttavia, ora, dopo più di 10 anni di attività, pochi dei nostri progetti sono lontani da metodi e prassi accademiche. A partire dalla spontaneità e creatività giovanile siamo diventati una realtà professionale con i medesimi interessi e la passione condivisa per lo spazio costruito e i suoi abitanti.

Progettazione partecipata a Torino…a che punto siamo? Solo una moda o davvero la possibilità di concepire un nuovo modo per creare nuove realtà, prospettive e visioni?

A che punto eravamo! Torino ha vissuto un decennio molto interessante sotto il punto di vista della partecipazione. Tra gli anni 90’ e 2000 con i programmi Urban e un forte interesse della politica a sperimentare percorsi di partecipazione, Torino ha vissuto un fervente periodo di coinvolgimento dei cittadini nella rigenerazione urbana.

Oggi si stanno concludendo molti programmi di trasformazione e riqualificazione urbana, le agenzie di sviluppo locale hanno finito i loro mandati e in generale non si hanno più le disponibilità economiche necessarie per avviare ed accompagnare percorsi di progettazione partecipata.

Attività svolte fino ad ora… impressioni, commenti e autocritiche.

Wow, domanda difficile. Stiamo raggiungendo il numero di 40 progetti portati a termine (vedi www.izmo.it). Con questo sono cresciute anche le amicizie, le partnership, i fan/follower, le email, il fatturato. Abbiamo un nuovo ufficio in via Aosta presso FITLAB (il lab di Fondazione Fitzcarraldo) e co-gestiamo un laboratorio artigianale di 500mq presso il Cecchi Point.

Siamo costantemente impegnati nell’individuare nuovi bandi, potenziali committenti e sviluppare progetti.

Una sola autocritica: la professionalizzazione di Izmo sarebbe potuta avvenire prima.

Parlateci dei progetti appena conclusi e di quelli che avete in previsione di realizzare.

Il progetto Leonia (leonia.izmo.it) si è concluso nel 2012. Abbiamo portato a termine tutto ciò che ci eravamo prefissati con il progetto. In sintesi abbiamo:

  • costruito un quadro normativo utile ad artisti, designer, artigiani che utilizzano rifiuti e/o scarti al fine di realizzare installazioni per lo spazio pubblico e/o oggetti di design autoprodotto;
  • realizzato un’installazione (Mobile Urban Square) durante un workshop di autoscostruzione utile a riqualificare spazi urbani con arredi e verde su di una piattaforma mobile;
  • selezionato più di 400 best practices internazionali e catalogate in un database collaborativo disponibile on-line sul sito di Leonia.

Per il 2013 abbiamo in partenza, dal 16 di gennaio la prima Winter School di Izmo che fa seguito a due edizioni di Summer School. Quest’anno con la Winter School gli studenti, in seguito a lezioni, visite, talks e una fase progettuale, trasformeranno un bus in una ludoteca per bambini.

Per il resto del 2013 vige la scaramanzia su alcuni bandi e possibili incarichi professionali.

Izmo è sostenibile. Ma cosa vuol dire “progettare sostenibile”?

Izmo diffonde e tiene conto in ogni suo progetto la sostenibilità. Questa prevede: dal punto di vista ambientale l’utilizzo di materiali sostenibili e di recupero, scarti e sottoprodotti nei nostri interventi fisici; dal punto di vista sociale la partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini o utilizzatori finali sia durante la fase progettuale sia – eventualmente – durante la realizzazione degli interventi; dal punto di vista economico, va da se: senza le risorse economiche per iniziare, concludere e mantenere gli interventi e i servizi non può essere presa in considerazione la sostenibilità dei primi due fattori.

 

 

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