Storia di una Lasagna e del Continente che le insegnò a nitrire

 

Articolo di Lorenzo Marinone

 

 

A guardarli neanche troppo da vicino, sembra che i nostri rappresentanti abbiano una spiccata attitudine a comportarsi come bambini di 5 anni. Può suonare strano, specie sotto elezioni, ma non sto parlando della politica di casa nostra. Mi riferisco alla storia della carne di cavallo nei surgelati e al balletto di responsabilità che in questi giorni va in scena da un angolo all’altro del continente.

Irlanda e Regno Unito si sono ritrovati la patata bollente fra le mani e non hanno nessuna intenzione di finire scottati. L’Irlanda, presidente di turno dell’UE, ha sottilmente accusato la Polonia, che ha frettolosamente smentito, indignata. Nel frattempo altri paesi del nordeuropa si son ritrovati coinvolti loro malgrado (i miracoli della grande distribuzione…). La Svezia, che di surgelati se ne deve pur intendere, ha fatto sapere che la colpa non può che essere della Francia. La Francia, con gli stivali e la mimetica ancora pieni di sabbia del deserto, ha giocato di sponda suggerendo che i veri colpevoli siano Cipro, Romania e Olanda. Non che si attribuisca loro cattive intenzioni: quegli sbadati avrebbero solo sbagliato a etichettare la carne.

La risposta della Francia rasenta il colpo di genio. Dice e non dice. Finchè si tratta di hamburger di manzo, uno può effettivamente pensare che un cipriota qualunque, dopo 15 ore di lavoro, abbia confuso un bue castrato di nemmeno 4 anni con un cavallo grosso 3 volte tanto. Ma come la mettiamo con le lasagne? Avranno etichettato uno stallone come se fosse una partita di uova? Difficile crederlo.

Ora, qualsiasi professionista del macello sa riconoscere a occhio la carne bovina da quella equina, perché hanno due colori completamente diversi. Quindi i macelli sotto accusa avrebbero potuto e dovuto vigilare. Ma pare che abbiano fornito documenti che attestano esplicite richieste di carne di cavallo da parte dei committenti. Le responsabilità rimbalzano ancora una volta.

Per fortuna è arrivata di gran carriera l’Irlanda a tentare di risolvere la questione. “Questo problema riguarda tutta Europa”, ha avvertito Alan Reilly della Irish Food Services Authority. Come a dire: tutti colpevoli, nessun colpevole. Oppure: bambini, fate meno casino sennò ci scoprono e ci sbattono in riformatorio. Segue a ruota la comunicazione dal tono più istituzionale e oserei dire veltroniano. Tutto il pandemonio nasce dal fatto che consumare carne di cavallo non fa parte della nostra cultura, aggiunge Reilly. A momenti ci tocca anche ringraziare perché per chissà quanti anni abbiamo mangiato “etnico” a prezzi stracciati. Quindi basta alzare polveroni, siate multiculturali e tolleranti con il diverso.

Battute a parte, forse il nocciolo della questione sta proprio nei prezzi. La carne equina è fino a cinque volte più economica di quella di manzo. E il tentativo di abbattere i costi (da entrambe le parti, sia per il produttore sia per il consumatore) potrebbe far passare in secondo piano che la carne di cavallo può contenere un farmaco – il fenilbutazone – utilizzato come analgesico per i dolori articolari e le coliche degli equini. Tale farmaco non può essere somministrato agli animali destinati al consumo alimentare umano, perché in rari casi può provocare anemia e leucemia. A causa della crisi economica, tuttavia, si macellano sempre più cavalli e si sospetta che ciò non avvenga solo in strutture autorizzate.

Da un lato chi produce può aver cercato senza troppi scrupoli di massimizzare i suoi profitti. Dall’altro ci sono molte persone che sanno di pagare la carne troppo poco perché sia davvero sana, ma semplicemente non hanno alternative. Sia chiaro, questo non risolve il mistero delle lasagne.

 

 

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