To Bes or not to Bes

 

Articolo di Lorenzo Marinone

 

Robert Capa, Un pastore siciliano indica la strada ad un militare americano, 1943

 

Vorrei fare insieme a voi un piccolo esercizio di traduzione usando due esempi.

Primo esempio. Prendiamo la fotografia qui sopra. La conoscete sicuramente. Fu scattata all’indomani dello sbarco americano in Sicilia,  durante la seconda guerra mondiale. Una delle cose che mi sono sempre chiesto guardandola è: ma come diavolo fanno a capirsi? Il soldato vorrà informazioni sulla natura del territorio, sulla posizione esatta delle truppe nemiche, sul tempo che ci vuole per spostarsi da un paese all’altro. Gli servono notizie precise. Quello che potrebbe essere scritto su un dispaccio militare: colonne di cifre ordinate e catalogate per bene,  percentuali e scenari di fattibilità. Col senno di poi, con nazisti e fascisti in fuga, siamo portati a pensare che sì, il pastore è riuscito a spiegare tutto con qualche strana alchimia di suoni e di gesti. Il soldato ha chiesto, lui ha tradotto la domanda e ha risposto. Cioè, il pastore ha fatto in qualche modo una fotografia della realtà e l’ha resa comprensibile, l’altro ha ascoltato e ha saputo decidere cosa fare.

Come avrà fatto? Io non lo so. Quello che so, però, è cosa non ha sicuramente fatto. Eccolo…

Secondo esempio. Pochi giorni fa è stato presentato il rapporto BES, un progetto che vuole costruire un indicatore del benessere equo e sostenibile che funzioni meglio del caro vecchio PIL. C’è da fotografare un paese come l’Italia ma, soprattutto, bisogna spiegare che senso ha affidarsi al BES invece che al PIL. È un’operazione potenzialmente rivoluzionaria: significa spodestare l’economia tradizionalmente intesa e affermare che non si vive di soli andamenti dei mercati e interessi sul debito.

Da un lato, a fare la foto, ci sono fior fior di specialisti. Dall’altro ci sono politici e cittadini, che devono decidere delle loro vite. Chi traduce? Traducono i mezzi di comunicazione, giornali e tv su tutti. Ora, ho trovato solo articoli e servizi che snocciolavano cifre su cifre e confrontavano dati e serie storiche. Cosa sarebbe il BES? Un indice di sviluppo diverso. Bello, e poi? È un macroindicatore che mappa 12 domini con 134 microindicatori testati su 45mila persone dai 14 anni in su. 6,7 milioni di italiani in gravi difficoltà economiche. Record di famiglie indebitate. Un giovane su quattro non studia e non lavora. Netto calo della soddisfazione della qualità della vita. E supercazzola come se fosse antani. In buona sostanza, quello che ci sentiamo dire dal 2008, ma tutto in una volta.

Conclusione che più o meno tirerebbe chiunque: bene, e mo’? Tanto vale continuare ad affidarsi alla solita economia e alla sua idea di sviluppo. Persino lei è in grado di dare qualche risposta in più.

Ma vorrei aggiungerne un’altra, perché questo esercizio non sia stato del tutto inutile: la traduzione è la risposta. Non aspettiamo che piovano soluzioni dal cielo o spuntino conigli dal cilindro. Esercitiamoci a tradurre meglio, tutti, sempre.

 

 



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Informazioni su Lorenzo

Nonostante abbia preso la patente a Cuneo, per il blog Lorenzo si occupa di mobilità. A sua discolpa, si sposta per Torino con una bici color granata. Dopo una laurea in Filosofia ha iniziato a scrivere anche di rifiuti. A tutt’oggi non ha ancora capito bene qual è il collegamento, ma è solito ripetere che la vita è un pendolo fra la buccia di banana e l’impianto di digestione anaerobica dell’organico. Da bambino credeva che Blog fosse un personaggio del Signore degli Anelli e che frodo fosse un verbo.

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