Fabbisogno e consumo di energia Vol.2

 

Articolo di Oliver – Fondazione Telios

 

 

Nell’articolo pubblicato in precedenza da Fondazione Telios, abbiamo visto come viene soddisfatto il fabbisogno energetico in Italia e nel mondo. Questa doverosa premessa era necessaria per affrontare una questione molto importante nel mondo dell’autotrazione alimentata ad energia elettrica: da dove proviene questa energia? Non si tratta di un mero quesito pratico, l’esigenza di sapere come viene prodotta l’energia che alimenta le batterie delle auto elettriche o ibride rivela una preoccupazione circa la sostenibilità di tale processo produttivo. In questo senso, la domanda precedente assume la forma del dubbio: Ha senso guidare un auto a zero emissioni che però consuma energia prodotta in larga parte da fonti inquinanti?

Prima di risolvere la questione, ricordiamo che il rendimento (cioè il rapporto tra lavoro ottenuto e energia consumata sotto forma di combustibile) di un motore a benzina varia dal 25 al 28%, quella di un motore diesel si avvicina al 38%, mentre un motore elettrico a induzione in corrente alternata raggiunge un’efficienza energetica del 90% [1]. Quanto a efficienza, non c’è gara, l’auto elettrica permette una dispersione di energia decisamente minore. Gli scettici possono però ribattere che questa energia viene prodotta in centrali termoelettriche che bruciano combustibili derivati da petrolio, carbone e gas, perciò l’emissione di CO2 è solo anticipata a monte del processo produttivo. Sebbene ciò sia vero, alla prova dei fatti, in una moderna centrale a ciclo combinato il rendimento supera sempre il 50% con punte del 60% [2]. A parità di energia prodotta, è dunque più conveniente e più sostenibile guidare un’auto elettrica, che ne delega la produzione ad un impianto più efficiente del tradizionale motore a combustione interna presente nei veicoli a benzina, gasolio o GPL. Ce ne accorgiamo comparando le già citate percentuali sul rendimento di motori e centrali. 25% o 40% a fronte di 50-60%, si tratta di dati incontrovertibili.

Ecco la risposta al nostro dubbio iniziale: guidare l’auto elettrica al posto di quella a benzina è ad ora l’alternativa più sostenibile , anche nel caso in cui l’energia che consuma sia prodotta da fonti inquinanti. Se poi consumasse energia direttamente prodotta dall’impianto fotovoltaico di casa, le emissioni si azzererebbero del tutto. Un’altra strada percorribile è quella di installare in città pensiline fotovoltaiche per il ricarico di auto e bici elettriche. Pannelli solari di ultima generazione, come gli LSC (Luminescent Solar Concentrators), di costo minore rispetto ai tradizionali pannelli in silicio, sono capaci di catturare sia la radiazione solare diretta che quella diffusa, anche in condizioni di cielo nuvoloso, erogando così un servizio costante. Lo scorso Novembre sono state installate a Roma 192 nuove pensiline fotovoltaiche che impiegano questa tecnologia all’avanguardia[3]. Ciò fa ben sperare per lo sviluppo dell’indotto necessario a dare impulso alla diffusione dell’auto elettrica, che tuttavia dipende anche alle scelte del singolo consumatore.

Il solo vero problema della tecnologia fotovoltaica è la sua scarsa gestibilità. Come si accennava nel paragrafo precedente, gli incentivi europei e nazionali hanno dato luogo ad un boom di installazione di impianti fotovoltaici per il consumo, garantendo la possibilità a chi ne possiede uno di immettere l’energia prodotta in eccesso nella rete elettrica nazionale, ricevendo un adeguato compenso da parte dello stato. Tuttavia, è ormai risaputo che ciò provoca picchi di sovrapproduzione di energia elettrica, che nelle giornate estive con cielo terso significa enormi quantità di energia prodotta da privati cittadini e pagato dalla stato , a fronte di una domanda molto minore, con il risultato di energia in eccesso che entra in conflitto con l’energia prodotta dalle altre centrali, e che soprattutto contribuisce a tenere alto il prezzo dell’energia in Italia. Fino a quando non si svilupperà una tecnologia atta ad immagazzinare tale energia, o in alternativa impiegare quella supplementare in processi produttivi che ne richiedono larghe quantità[4]; occorre ammettere che il fotovoltaico, sebbene sia filosoficamente la fonte più pulita e più accessibile, alla prova dei fatti deve ancora trovare la tecnologia più adatta alla sua implementazione su larga scala.

Il cambiamento che trasformerà le nostre città invase da auto rumorose e inquinanti, in luoghi più sani per il corpo e più pacifici per la mente, è ancora una questione futura. Ciò che oggi possiamo fare per accelerare tale processo è scegliere consapevolmente, scegliere un mezzo pulito e vantaggioso sotto tutti gli aspetti, scegliere l’auto elettrica.

 

 

[1] Le percentuali si riferiscono a stati di rendimento ottimale. In realtà, il rendimento di un’auto a benzina in città, scende al 14-16% , quello delle auto diesel al 21-22%. Il che significa che per inviare un chilowatt di potenza alle ruote, il motore termico deve dissiparne altri quattro nell’ambiente, sotto forma di calore ed emissioni. Cfr. http://www.trapularenzo.it/it/tecnica/documenti/Rendimento.pdf

[2] Cfr. ”Centrale termoelettrica a ciclo combinato”, da Wikipedia, l’enciclopedia libera: http://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_termoelettrica_a_ciclo_combinato

[3] cfr. “A Roma pensiline fotovoltaiche trasparenti che ricaricano bici e auto elettriche” di F. Mancuso, in http://www.greenme.it/muoversi/trasporti/9159-pensiline-fotovoltaico-trasparente-eni

[4] L’energia in eccesso può ad esempio alimentare la produzione di idrogeno tramite elettrolisi, un processo che richiede grandi quantità di energia per separare le molecole di idrogeno dall’acqua che le contiene. L’idrogeno così prodotto potrebbe essere a sua volta impiegato per fornire grandi quantità di energia pulita, con la sola emissione di acqua

 

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