Culture indigene di pace: ri-educarsi alla partnership!

Articolo di Claudia Piazza

 Dal 26 al 28 aprile si è svolto il convegno internazionale Culture indigene di pace: ri-educarsi alla partnership! organizzato dall’Associazione Culturale Laima che si occupa di sostenere le donne, divulgare la cultura matristica e i valori della cura e della mutualità.

Il convegno ha proposto l’approfondimento del valore della società matriarcale quale società non violenta, aperta alle differenze di genere e disponibile al nutrimento, alla cura di sé, degli altri, del mondo, in contrapposizione agli attuali modelli capitalisti patriarcali che si fondano sulla prevaricazione e sulla visione della donna come entità al servizio dell’uomo. Partnership significa andare oltre le disparità di genere e di diritti.

Questi modelli che ci portiamo dietro da secoli sono talmente assimilati da noi che quasi non ce ne rendiamo conto, ma è nostro compito renderci consapevoli di questa situazione per educare i nostri figli ad assumere modelli differenti. I documentari “Bomba libera tutti” dell’insegnante Pina Caporaso e “Ma il cielo è sempre più blu” di Alessandra Ghimenti svelano come le differenze di genere siano già comuni nei bambini della scuola primaria.

Durante il convegno sono intervenuti relatrici e relatori da tutto il mondo che hanno proposto il loro pensiero riguardo ad un possibile modello di svolta; sono stata particolarmente colpita dal concetto dell’economia del dono di Genevieve Vaughan e della decrescita basata sulla cura e sulla manutenzione del mondo di Daniela Degan e Marco Deriu.

L’economia del dono è tipica di una società matriarcale non violenta e prende come riferimento le società indigene, alcune estinte altre ancora esistenti, che basano la propria economia sul dono anziché sullo scambio (cui fa riferimento il modello capitalistico, ottengo qualcosa se cedo qualcos’altro dello stesso valore); quindi donare significa creare una relazione di inclusione e di comunione tra due persone che tiene conto non del valore di ciò che viene scambiato, ma del valore delle persone che scambiano. L’argomento è trattato meglio qui e qui.

Per quanto riguarda il modello di decrescita ho potuto partecipare al workshop di Daniela Degan, organizzatrice di laboratori sulla decrescita a Roma, e Marco Deriu, docente di sociologia e presidente dell’Associazione per la Decrescita di Roma. La loro visione comprende la decrescita associata alla cura, cioè la valorizzazione di se stessi e degli altri. Nell’ottica patriarcale esiste la cura ma è delegata alle donne. L’Homo Economicus è disincarnato dai suoi bisogni sociali ed ecologici, gli è chiesto di tralasciare la cura (tempo per sé e per gli altri) a favore del lavoro e quindi del denaro.

Durante il workshop ognuno di noi ha condiviso un’esperienza di cura che ci ha coinvolti nella vita e insieme abbiamo analizzato quali possono essere le qualità (dedizione, altruismo, amore..), le fatiche (stanchezza, noia, impotenza..) e le trappole (perdita di sé, confusione, buonismo…) associate ad essa. La cura deve essere rivolta principalmente verso sé stessi per poi essere in grado di prendersi cura degli altri e quindi del mondo, dell’ambiente, per viverci nel modo migliore possibile tenendo conto che le conseguenza delle nostre azioni non si riflettono solo su chi ci sta accanto, ma anche su realtà lontane nello spazio e nel tempo (i nostri figli). Senza la spiritualità delle società matriarcali non saremmo in grado di sostenere la complessità della cura.

Come si lega tutto questo al concetto di sostenibilità? Immediatamente si fa riferimento alla sostenibilità sociale, all’equilibrio tra uomo e donna ma anche tra razze, che consente uno stile di vita pacifico sulla Terra. In secondo luogo i concetti di dono e di decrescita ci portano a riconsiderare le nostre priorità nella vita, a discernere tra il necessario e il superfluo, tra ciò che realmente ci soddisfa e ciò che si trasforma in “routine”. Tengo a precisare che il concetto di decrescita come è stato affrontato in questo contesto non significa affatto “privazione” o “recessione”; sarebbe impossibile cambiare i nostri stili di vita e riportarli a 100, 1000 anni fa. Però possiamo riconsiderare i nostri rapporti con noi stessi, con gli altri e con il Pianeta per viverci, appunto, nel migliore modo possibile dedicandoci alla partnership piuttosto che alle prevaricazioni.

È possibile che si debba prima stabilire un equilibrio sociale mutuale per poi raggiungere un equilibrio sociale-ambientale?

 

Approfondimenti:

www.associazionelaima.it

www.caringeconomy.org

decrescitaroma.blogspot.com

 

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