“Critical mass”. Documentario su uomini, topi e crescita demografica

Articolo di Lorena Gresl

Creato da Mike Freedman, regista e scrittore indipendente, al suo primo progetto di carattere ecologico, il documentario tenta di rispondere alla domanda “quali sono gli effetti della crescita esponenziale del genere umano?”.

Come ogni pellicola divulgativa di tema sociale, politico e culturale, essa trae una grandissima parte del suo contenuto, potrei dire quasi la totalità, da interviste a scrittori, professori o esperti di varia autorevolezza e attendibilità che operano in settori diversi: sviluppo ed economia, medicina e salute, energia, ecologia, antropologia,  alimentazione e  agricoltura e così via.

“Critical mass” apre, chiude e viene accompagnato da un interessante esperimento su un gruppo di topi in un ambiente controllato, condotto negli anni sessanta da  John Calhoun, un etologo e studioso del comportamento animale.  Nel corso del documentario, l’esperimento in questione viene ripetutamente accostato  alle dinamiche sociali e demografiche del genere umano, fino a imporsi tacitamente come vera e propria metafora. Sfortunatamente, l’insistenza di un tale paragone presenta alcuni problemi, ma per presentarli meglio bisogna prima descrivere più in dettaglio la natura dello studio e le sue conclusioni.

L’esperimento mostra l’osservazione  di  un piccola colonia di topi in uno spazio limitato (una gabbia di due metri per un metro e mezzo) ma con scorte illimitate  di cibo. La colonia di topi raddoppia il proprio numero ogni 55 giorni e arriva a contare 620 topi dopo poco meno di un anno. Durante questo periodo, la colonia affronta una vera e propria rottura della struttura sociale, causata da un aggressività crescente degli individui e il progressivo distacco dalle regole e dagli istinti sociali della colonia. In seguito, gli esemplari rimasti nella colonia vengono chiamati “i belli”, perché dedicano il loro tempo alle sole attività del nutrirsi, dormire e pulirsi, perdendo completamente l’interesse e la capacità di riprodursi. L’esperimento si conclude con l’azzeramento delle interazioni sociali nella colonia, la decrescita continua della sua popolazione.

L’esperimento risulta molto interessante, ma paragonato allo studio della crescita demografica (globale)  umana risulta inadeguato e contraddittorio. Il semplicistico parallelismo tra l’istinto sociale dell’uomo e quello del topo non giustifica la tesi di Calhoun né quella del documentario: l’Uomo, come tutti sappiamo, ha sviluppato comportamenti sociali, morali (si spera) e intrecci culturali molto complessi ben al di sopra degli istinti. In aggiunta, i topi nell’esperimento vivono in un ambiente limitato e con risorse illimitate, mentre l’Uomo vive in un ambiente dalle risorse alimentari (ed energetiche) limitate, seppur in uno spazio finito.

La reale tesi del documentario (oltre alla constatazione del fatto che nell’anno 2050 il numero della popolazione raggiungerà i 9 miliardi di individui senza possibilità di scampo) risulta molto vaga. Inoltre, l’alternarsi piuttosto rapido, dispersivo e spettacolarizzato di interviste agli attori del documentario non permette allo spettatore di assimilare e comprendere la vastità delle problematiche legate all’argomento della crescita demografica, generando confusione e in molti punti presentando scorrettezze di tipo scientifico.

Solitamente, una delle prime cose che ci vengono in mente quando parliamo della crescita demografica è il rapporto tra mortalità e natalità: in altre parole, la contrapposizione del numero delle nascite al numero delle morti che avvengono in un dato periodo di tempo. Di questo rapporto, nel documentario, non vi è nemmeno traccia. Il filmato accenna solo in minima parte alcune delle dinamiche della società attuale che influenzano la crescita demografica quali la cultura e l’economia; altre, come la religione e il livello di scolarizzazione nelle diverse parti del mondo le tralascia del tutto.

In conclusione, documentario sconsigliato perché inattendibile dal punto di vista informativo e che, all’occhio attento, lacunoso e non esaustivo su argomenti cruciali quando si tratta della crescita demografica.

Qui il sito ufficiale del documentario

Per comprendere meglio l’argomento, vi consiglio un breve video di Hans Rosling (uno degli intervistati marginali del documentario Critical Mass) su questo link.

 

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