Un tranquillo weekend di paura

Articolo di Lorenzo Marinone

“Prendi la TUA bici”, così recita lo slogan stampato su ogni colonnina ToBike. Ed è quello che ho fatto domenica mattina visto che col sole e il caldo che c’era volevo andare al Valentino per passare qualche ora al fresco sdraiato sul prato.

Mi avvio fiducioso verso la stazione ToBike più vicina, corso Umbria, e incredibilmente…le bici ci sono. (Sarà un comma nascosto della legge di Murphy, ma di solito quando passo io le colonnine sono desolatamente vuote). Dopo aver ringraziato una per una tutte le 734.895 divinità care all’induismo salgo in sella e imbocco corso Regina.

Ma la mia natura di vizioso interrompe l’inaspettata combine di fattori favorevoli. Il fatto è che mi vien voglia di un caffè e accosto verso il fondo di corso S. Maurizio. Bici appoggiata al déhors sempre sotto il mio sguardo vigile (già mi avevano rubato la MIA bici in pieno giorno in piazza Carignano, non sia mai che sparisca anche la mia-bici-in-condivisione-con-altre-900mila-persone). Mentre sollazzo le mie cellule cerebrali con la prima dose di caffeina della giornata spunta all’orizzonte uno di quei furgoni bianchi dell’assistenza ToBike. Il gentile signore alla guida si ferma proprio di fianco a me, lancia un’occhiata alla bici, una alla mia tazzina fumante e mi punta aggrottando le sopracciglia.

“È tua quella bicicletta?” s’informa mellifluo

“Sì, è la MIA bici” dice il vizioso e malcapitato utente

“Non puoi lasciarla lì”, e qualcosa s’incrina nella mia splendida domenica mattina

“…” (ultimo sorso di caffè per prender tempo)

“Se scendi di sella la devi posare in una stazione. Il servizio è studiato per andare da A a B, dove A e B sono stazioni ToBike”, gelido

“Non ho capito”, con tono allarmato

“La devi posare in quella stazione 100 metri avanti”, irritato

“Ma devo andare al Valentino. Non ho capito”, tono incupito ma già arrendevole

“Allora la posi, prendi il caffè e poi la riprendi”, professional-autoritario

“… vabbè, ma non ho capito”.

Dopo la brillante conversazione con il gentile signore, e dopo esser stato graziato (sì, ha voluto sottolineare che per questa volta lasciava correre. E chissà perché non gli ho risposto sì, papà), pedalo lemme lemme lungo il Po rimuginando sulla portata filosofica del servizio ToBike. In pratica pago un abbonamento con tariffazione oraria per farmi inserire in uno spazio bidimensionale composto di punti denominati A, B, C, fino alla 119esima lettera-stazione, obbligato a pedalare in un reticolo di linee rette che li collega e senza possibilità di alterare alcunché dell’ontologia fondamentale di suddetto spazio, pena lavata di capo multa e forse financo esposizione al pubblico ludibrio da parte di gentili signori che guidano furgoni bianchi.

Tutto ciò mal s’intona con il meraviglioso mondo liberal-capitalista in cui credevo di vivere e nel quale previo pagamento in danaro si ottiene licenza praticamente per ogni cosa. Infatti il regolamento del ToBike recita, al punto 2 dei consigli per l’uso: “Riconsegna la bici a destinazione raggiunta, potrai prelevarla nuovamente in seguito evitando di pagare inutilmente la tariffazione prevista per un utilizzo prolungato del mezzo”. Ma, appunto, sono consigli e si premurano istituzionalmente di agevolarmi nella gestione delle mie risorse finanziarie.

Poi, a me piace esagerare. Quindi penso: ma se tutta la democraticità di questo mondo-in-condivisione viene condensata (epperò anche confinata) nei punti A, B e C, gli altri luoghi come il déhors di un caffè cosa sono?



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Informazioni su Lorenzo

Nonostante abbia preso la patente a Cuneo, per il blog Lorenzo si occupa di mobilità. A sua discolpa, si sposta per Torino con una bici color granata. Dopo una laurea in Filosofia ha iniziato a scrivere anche di rifiuti. A tutt’oggi non ha ancora capito bene qual è il collegamento, ma è solito ripetere che la vita è un pendolo fra la buccia di banana e l’impianto di digestione anaerobica dell’organico. Da bambino credeva che Blog fosse un personaggio del Signore degli Anelli e che frodo fosse un verbo.

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