L’aperitivo colpisce ancora.

Articolo di Lorenzo Marinone

Movida, locali in rivolta “Troppe liti a San Salvario”; Movida, la rivolta di San Salvario “Lo Stato ci ha abbandonati”. Così titolavano ieri Repubblica e LaStampa, sezione cronaca di Torino. Poi, nel corpo degli articoli, una selva di dichiarazioni di titolari dei locali, testimoni oculari, gente che passa in via Berthollet per caso ma la cui opinione sembra contare in virtù del semplice fatto che in quel quartiere sono residenti. Il problema è che questi articoli raccontano quello che non è successo. Non affermano cose false; si limitano a suggerire collegamenti. È un modo più sottile – e cento volte più efficace – per costruire l’opinione del lettore.

I FATTI.  Poco dopo le 21 di sabato sera in via Berthollet angolo via Goito un ragazzo è riverso per terra, di traverso al marciapiede. Una pozza di sangue scuro a lato della testa. Respiro debolissimo, il petto si solleva appena. Dall’altro lato della strada ci sono i locali, DDR e Camaleonte. Déhors che traboccano, ultimi minuti di aperitivo, via vai di piatti di cous cous birre e cannucce colorate. Ma il corpo è nascosto da una macchina parcheggiata, bisogna attraversare la via per vederlo. La “movida” continua, praticamente nessuno si è alzato dai tavoli. Si sentono frasi sussurrate sull’accaduto. Ogni tanto qualcuno getta un’occhiata.

I gestori dei locali chiamano ambulanza e carabinieri, i mezzi arrivano attorno alle 21.40, senza eccessiva premura. Trafficano attorno al ragazzo, fanno qualche domanda, ripartono alle 22.17. Il Camaleonte abbassa le serrande e affigge un cartello. L’auto che nascondeva il ragazzo alla vista se ne va, ne arriva subito un’altra e si ferma sulla pozza di sangue.

A San Salvario i parcheggi sono un problema serio.

LA RICOSTRUZIONE.  Movida. Movida è il “cappello” sotto il quale è stato fatto rientrare l’accaduto. Ma che c’entra la movida? Sostiene il titolare del DDR che il ragazzo è stato colpito in una via laterale, lontano dai locali, per questioni probabilmente di droga. Movida è il problema del rumore: ma nessuno ha gridato, nessuno ha avuto atteggiamenti concitati che potessero turbare la civile convivenza. Movida è il problema dei parcheggi: cioè troppe auto, troppi déhors, troppi bidoni della spazzatura, troppi lavori in corso. Un ragazzo sul marciapiede con la testa sfracellata non causa problemi al traffico veicolare.

Rivolta. Sarà il quartiere a essere in rivolta? Non pare; a meno che continuare a ingollare cibo non sia una nuova forma di protesta (#occupymystomach?). Saranno i locali? Sì, sono loro. Ma come si legge sul cartello appeso sulla serranda del Camaleonte, il locale chiude per rispetto al ragazzo e per protesta contro le forze dell’ordine che lo hanno lasciato a terra per un tempo interminabile. Se si tiene presente questo, la frase “lo Stato ci ha abbandonato” suona in tutt’altro modo.

Sicurezza. Questo il collegamento suggerito dagli articoli. Il problema starebbe nella sicurezza. Però non si sono viste facce terrorizzate, persone paralizzate dalla paura, reazioni isteriche, fughe di massa. Quindi si fa riferimento a qualcosa come “la percezione della sicurezza”: cioè quello che le persone dicono a voce, se intervistate, in contraddizione con le azioni che effettivamente compiono. E maneggiando la percezione altrui della sicurezza si costruiscono anche il consenso e la sua sorella gemella, la retorica.

 



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Informazioni su Lorenzo

Nonostante abbia preso la patente a Cuneo, per il blog Lorenzo si occupa di mobilità. A sua discolpa, si sposta per Torino con una bici color granata. Dopo una laurea in Filosofia ha iniziato a scrivere anche di rifiuti. A tutt’oggi non ha ancora capito bene qual è il collegamento, ma è solito ripetere che la vita è un pendolo fra la buccia di banana e l’impianto di digestione anaerobica dell’organico. Da bambino credeva che Blog fosse un personaggio del Signore degli Anelli e che frodo fosse un verbo.

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