River Eyes: cortometraggi sulla questione fluviale

Articoli di Camilla Munno

river_eyes_concorsoGli ecosistemi fluviali piemontesi stanno affrontando una profonda crisi: la qualità delle acque è peggiorata e la loro quantità è in diminuzione. Il rapporto sulle crisi ambientali dei corsi d’acqua piemontesi ha messo in evidenza come questo provochi un aumento della temperatura e un abbassamento del tasso di ossigeno, con una costante diminuzione della capacità autodepurativa e una grande mortalità di specie ittiche.

La diminuzione delle portate provoca una forte concentrazione degli agenti inquinanti (nitrati, fosfati, pesticidi, diserbanti, ecc.) che possono avere, in relazione alla loro tossicità, effetti diretti o indiretti sia sugli ecosistemi acquatici che sulla stessa salute umana.

Il forte aumento di sostanze dannose è particolarmente pericoloso perché, in questi ultimi anni, sembra essere cambiata la tipologia degli inquinanti. Nitrati e fitosanitari, prodotti dall’agricoltura e dall’allevamento, sono i fattori più rilevanti, accompagnati dalla crescita dell’urbanizzazione e delle reti stradali, che contribuiscono e hanno contribuito negli ultimi anni alla comparsa sempre maggiore di sostanze pericolose, riducendo la funzione dei depuratori, talvolta sottodimensionati.

La diminuzione d’acqua provoca un danneggiamento e una riduzione della vegetazione ripariale, la quale cessa la sua funzione benefica, rischiando di scomparire.

Tre associazioni torinesi – Antropocosmos, ECOntACT e l’Istituto per l’Ambiente e l’Educazione Scholé Futuro Onlus – hanno deciso di indire un concorso, “Rivereyes”, per rendere i cittadini più consapevoli e attenti alla “questione fluviale” torinese, in modo da modificare l’agire quotidiano e aumentare l’attenzione e il rispetto verso il patrimonio fluviale, troppo spesso dimenticato.

Abbiamo intervistato Vanessa Vidano, collaboratrice dell’associazione Antropocosmos, la quale ci ha raccontato come è nato Rivereyes e qual è l’impegno che le associazioni portano avanti sul tema dell’acqua.

Cos’è il progetto River Eyes? Chi ne fa parte?

Il progetto River Eyes Torino nasce dalla collaborazione di tre associazioni torinesi – Antropocosmos, ECOntACT e l’Istituto per l’Ambiente e l’Educazione Scholé Futuro Onlus – a inizio 2013, quando è stato lanciato il primo bando di concorso artistico di comunicazione ambientale, che prevedeva la premiazione di quattro installazioni artistiche sui fiumi della Città di Torino. La seconda edizione invece, uscita a metà settembre 2013, ha come obiettivo la premiazione di due cortometraggi sul rapporto uomo-fiume-città, con un premio di 1000 e 400 euro ciascuno.

L’istituto per l’ambiente e l’educazione Schole futuro vanta un impegno pluridecennale sulla tutela del patrimonio fluviale, dagli anni ’90 ad oggi, impegno che dal 2003 è andato sotto l’etichetta “Pianeta azzurro”, un progetto di comunicazione ed educazione ambientale che si occupa di divulgare i temi dell’idrobiologia, ponendo l’attenzione sulla risorsa acqua.

Perché un concorso dedicato al patrimonio fluviale?

Il nostro interesse principale era creare dei punti di monitoraggio comunitario su quattro punti della città, luoghi in cui si potesse pensare e guardare il fiume in un modo diverso, riflessivo. E’ necessario, a nostro avviso, imparare a ri-pensare ai fiumi come patrimonio naturale da preservare e valorizzare, superando l’anacronistica visione, che ha caratterizzato la nostra città, di “canali di scolo” per le industrie. Da lì l’idea delle quattro installazioni artistiche, quattro segni sul territorio che sono stati “posti” attraverso quattro rituali di insediamento. Le opere artistiche sono ancora visionabili alle ex Acciaierie Vitali sulla Dora, agli Imbarchini del Valentino sul fiume Po, al Mausoleo della Bella Rosin lungo il Sangone e al Parco della Confluenza davanti allo Stura. Quest’anno abbiamo invece prediletto l’arte cinematografica, coinvolgendo anche il Festival Cinemambiente, fiore all’occhiello del cinema ambientale torinese.

Qual è oggi la situazione fluviale torinese?

Difficile essere precisi. Sicuramente il processo di conversione economica che sta passando la nostra città negli ultimi decenni ha in parte ridotto il fenomeno dell’inquinamento industriale, ma le persone non hanno ancora cambiato mentalità rispetto al patrimonio fluviale. Dovrebbero indignarsi che le acque dei fiumi siano sporche esattamente come lo farebbero se vedessero cataste d’immondizia per la strada.

Quali risultati ha portato il precedente concorso?

Il risultato più incoraggiante è stato il coinvolgimento di molti giovani artisti. Hanno partecipato più di trenta gruppi e le opere presentate sono state più di quaranta. La premiazione, avvenuta alla Fondazione Contrada Torino, ha riscosso molto successo ed è stato un momento di confronto e dialogo, come speriamo possa essere la premiazione dei corti della seconda edizione, che avverrà più o meno nel mese di Dicembre 2013.

Qual è il messaggio che volete lanciare attraverso progetti artistico – creativi?

Vogliamo invogliare la capacità di esprimere sentimenti, emozioni, riflessioni che possano via via elaborarsi sempre di più, arrivando a diventare pratiche e comportamenti quotidiani che possano essere di esempio per i più piccoli ma anche per i più grandi.

> Guarda il video di presentazione del concorso



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Una foto di Camilla Munno

Informazioni su Camilla Munno

Camilla, laureata in Pianificazione ambientale, territoriale ed urbanistica al Politecnico di Torino, eclettica ciclista metropolitana, amante del paesaggio, della fotografia, della filosofia, con una grande passione per la scrittura. Ha il desiderio di “rifondare” Torino, attraverso i temi della sostenibilità, della valorizzazione del territorio: per una città più pulita, intelligente ed innovativa. Cerca di diffondere uno stile di vita sostenibile, si occupa di architettura, sociale, ambiente e mobilità sostenibile.

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