Bici, auto, pedoni: cambio di prospettiva

Articolo di Lorenzo Marinone

mobilita_urbanaRitorniamo sul tema proposto nell’articolo della scorsa settimana con nuove interviste a chi ogni giorno attraversa la città sulle due ruote. 

Fra i tre litiganti gode qualcuno? Codice della strada alla mano, auto, bici e pedoni si contendono precedenze e incroci. Ma se una convivenza è possibile, certo non può essere costruita su simili basi. Inquadrare la questione da un’altra prospettiva è un passo nella direzione della pacificazione.

Ne è convinto Yankuam, che da sei mesi attraversa Torino in bici per consegnare zuppe, frullati e panini del suo piccolo locale di via Galliari. “Il problema non è la convivenza ma la mobilità urbana. Ed è principalmente una questione culturale, stratificata. Torino è una città pensata per la Fiat sia per quanto riguarda strade e viali sia nella mentalità degli amministratori. Convertire una complessa realtà post-industriale e far cambiare idea a chi progetta la città è un processo lungo e complicato”.

Da qualche parte però bisogna iniziare. E di progetti sulla mobilità sostenibile, a Torino, non si può dire che ne manchino. “Il punto di forza su cui occorrerebbe investire è l’educazione. Penso ai bambini e ai ragazzi della scuola dell’obbligo. Credo che fin da piccoli bisognerebbe abituarli a conoscere il codice della strada e a comprendere che non si può pensare solo a se stessi: ognuno si sposta come vuole e quando io sono per strada devo sapere che esistono anche gli altri”. Un investimento, quello sull’educazione, che però non può dare frutti nell’immediato. “È impossibile chiedere a chi adesso ha 50-60 anni di cambiare completamente abitudini e punto di vista. Con loro il percorso è di sicuro più farraginoso. Quello che invece si può e si deve fare è preparare il miglior contesto possibile per le decisioni che tutti noi cittadini prenderemo nel prossimo futuro”.

Se l’obiettivo sembra ambizioso, appartiene però alla sfera più nobile del vivere insieme. “La mobilità non è che un tassello. Pensarla sul piano culturale significa essere consapevoli che oggi il tanto declamato “bene comune” spesso si ferma sul pianerottolo di casa. C’è un diffuso analfabetismo civico. Il processo di cui parlo passa anche – ma non solo – dalla mobilità e tocca tutti i livelli. Per fare un esempio, non possono essere soltanto le amministrazioni locali a farsi carico di questioni così importanti. Servirebbero interventi forti a livello nazionale. E quindi la capacità di decidere insieme”.

Se gli spostamenti in città sono un problema innanzitutto culturale non è detto però che si debba attendere il ricambio generazionale per fare qualcosa. La pensano così Niccolò e Damiano, promotori di Bike Breakfast, il buongiorno per ciclisti a suon di caffè e biscotti. “La prima cosa che auto, bici e pedoni devono fare è smetterla di vedersi come nemici. Noi lo facciamo offrendo la colazione a chi va al lavoro”. Quali sono gli ingredienti – metaforici – di una “colazione perfetta” per chi si sposta in città? “Sicuramente usare molto buon senso e zero arroganza. Pian piano, strada facendo, dovremmo arrivare a rispettare al meglio quel codice della strada che adesso infrangono tutti, ma proprio tutti”. Il Biciplan approvato di recente dal Comune prevede la realizzazione di decine di chilometri di nuove ciclabili e la copertura di tutto il territorio della città. Progetti di questo tipo renderanno più facile seguire le regole? “È probabile; via via che le infrastrutture migliorano – anche grazie alle pressioni di realtà come Bike Pride – se non altro ci sono meno scuse per infrangerle. Ma bisogna anche dire che Torino rispetto a tante altre città italiane (pensiamo per esempio a Roma) è in una situazione invidiabile per quanto riguarda la mobilità, non solo quella dedicata ai ciclisti. I nuovi progetti sono ovviamente i benvenuti”.



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Informazioni su Lorenzo

Nonostante abbia preso la patente a Cuneo, per il blog Lorenzo si occupa di mobilità. A sua discolpa, si sposta per Torino con una bici color granata. Dopo una laurea in Filosofia ha iniziato a scrivere anche di rifiuti. A tutt’oggi non ha ancora capito bene qual è il collegamento, ma è solito ripetere che la vita è un pendolo fra la buccia di banana e l’impianto di digestione anaerobica dell’organico. Da bambino credeva che Blog fosse un personaggio del Signore degli Anelli e che frodo fosse un verbo.

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