Energia: il libro verde dello spreco

Articolo di Gaia Matteucci

EDA_132*185_capitolo_2livelliIl tre per cento dei consumi energetici in Italia è imputabile agli sprechi alimentari, pari al consumo energetico di un milione e 600 mila italiani. È il tema de “Il libro verde dello spreco in Italia. L’Energia”, a cura di Andrea Segrè, docente di Politica agraria presso l’ateneo emiliano e presidente di Last Minute Market, e Matteo Vittuari, esperto di cooperazione internazionale e politiche per lo sviluppo sostenibile. È l’ultimo di una trilogia dedicata agli sprechi che affronta, dopo il tema del cibo e il tema dell’acqua, quello dell’energia; è stato presentato alla biblioteca della Regione Piemonte lo scorso 13 Novembre.

Si tratta di un volume estremamente ricco di dati, nel tentativo di mettere alla luce le varie sfaccettature che legano la produzione alimentare all’energia e, di conseguenza, come le abitudini alimentari siano estremamente legate alla riduzione o all’amplificazione degli impatti ambientali. Dal libro e dalla relativa presentazione emergono dati che fanno decisamente pensare.

Ogni giorno si utilizza una grande quantità di energia per coltivare, allevare, trasformare, conservare, trasportare e preparare il cibo. In Italia si stima che il 15% del consumo totale di energia sia imputabile alla filiera agroalimentare. Allo stesso tempo altra energia viene utilizzata per smaltire ingenti quantità di rifiuti, scarti e sprechi.

Ad esempio, In uno studio condotto in un ipermercato di Bologna, è stato rilevato che vengono smaltiti come rifiuto mediamente 252 Kg di cibo commestibile al giorno. Tale quantità, tradotta in termini di energia chimica (alimentare), equivale a perdere circa 310.000 Kcal al giorno, di cui quasi un terzo è rappresentato dalla carne. Con questo cibo sarebbe possibile fornire una dieta giornaliera completa ed equilibrata a 18 persone. Allo stesso tempo, sarebbe possibile fornire una dieta giornaliera parziale ad altre 323 persone (stime Unibo).

Nella fase di confezionamento e nelle varie lavorazioni a cui vengono sottoposti gli alimenti, inoltre, assistiamo a bilanci energetici negativi: ad esempio, le insalate in busta richiedono fino a 7800 kcal/kg di prodotto ma forniscono solo 200 kcal alimentari per kg.

Nella fase di consumo, infine, i rifiuti alimentari potrebbero essere recuperati a fini energetici, diminuendo la quantità di RSU da smaltire in discarica. Se nella città di Bologna si recuperassero circa 46000 t/anno di rifiuti alimentari e venissero opportunamente trattati in un impianto per la produzione di biogas, sarebbe possibile ricavare circa 4 milioni di m3 di bio-metano, che potrebbero sostituire quasi interamente il metano di origine fossile (o un terzo del gasolio) consumato dall’azienda di trasporto pubblico locale; l’Atc (stime Unibo su dati ISPRA 2012 e Normanno 2010).

Attraverso la prevenzione e il recupero dello spreco è possibile: da un lato (ri)destinare all’interno del ciclo alimentare prodotti per cui era già stata generata una quantità significativa di emissioni, dall’altro evitare che altre emissioni debbano essere generate per gestire o smaltire quegli sprechi diventati rifiuto. Cruciale, quindi, diviene affrontare le cause degli sprechi e, riflettere, ogni volta che acquistiamo prodotti, su ciò che significa consumare cibi anche in relazione al loro consumo di energia.

Per approfondire:
Il libro verde dello spreco in Italia: l’energia
di Andrea Segrè, Matteo Vittuari
Edizioni Ambiente
settembre 2013

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