Systemic food in formato 50×70

Articolo di Lorenzo Marinone

posterheroes4_plugSystemic food. Il diritto all’alimentazione messo al centro della questione sociale odierna. E in un orizzonte globale. Cibo sistemico: questo il titolo della quarta edizione di Posterheroes, il concorso di social communication ideato e promosso dall’associazione no profit PLUG e presentato lo scorso fine settimana durante la Dublin Design Week.

Un tema a sfondo sociale, il cibo, con mille diramazioni raccolte in quattro macroaree. La sfida della biodiversità, obesità e denutrizione, il cibo visto come comunicazione interculturale e come materia rinnovabile. Chi partecipa potrà scegliere uno di questi aspetti e dire la sua. Con un poster. Il concorso infatti mira a sfruttare le potenzialità di una grafica semplice e diretta, e il tipo di supporto più “pubblico” che sia mai stato inventato, per veicolare il messaggio. Sulla falsariga di quello che fa qualsiasi pubblicità. Ma con l’ambizione di invitare ciascuno a riflettere con la propria testa e creare un dibattito.

“Per noi social communication significa proprio questo – spiega Francesca Morea di PLUG – porre una domanda, non dare un’opinione già confezionata. In questo caso la questione principale è: cosa ne pensa la comunità creativa dei problemi che oggi sono connessi con l’alimentazione?”. Viene da pensare che il contest vero e proprio sia quello che si apre dopo l’annuncio dei vincitori e la pubblicazione delle loro opere. Chiudersi in una stanza per elucubrare sulle sorti del pianeta e poi lanciare un appello forse può sensibilizzare qualcuno, ma facendo leva più che altro sui sensi di colpa. Fa sentire in difetto. E chiama all’azione il singolo. Qui è diverso: la responsabilità che viene tirata in ballo è tutta da costruire. Non da soli, magari inviando un sms al costo di 2 euro. Ma proseguendo in altra sede, con altre modalità, il dibattito creato dal concorso.

Posterheroes percorre questa strada da quattro anni. Ed è nato in occasione di un dibattito pubblico – uno dei pochissimi – che ha coinvolto l’Italia. Era il 2010 e ci si apprestava a votare il referendum sul nucleare. Il tema della prima edizione del contest non poteva che essere l’energia, le politiche energetiche future e il ruolo delle rinnovabili. L’anno dopo è toccato al consumo critico e consapevole, poi nel 2012 a una disanima della Smart City e degli indicatori che la definiscono.

Temi trasversali, ma soprattutto di portata globale. Proprio per questo il concorso ha fin da subito oltrepassato i confini tracciati sulle mappe, con una giuria internazionale di esperti e opere inviate da più di 60 stati diversi. “Il nostro obiettivo è passare dalla comunità creativa alla comunità tout court – continua Francesca – un poster è qualcosa di pubblico e il dibattito su temi pubblici deve stare alla base della politica, che è qualcosa che nel bene e nel male riguarda tutti”.

Un impegno che per PLUG prosegue al di là del concorso. L’anno scorso, in occasione di Biennale Democrazia, le opere vincitrici sono state esposte in piazza Carlo Alberto a Torino. Passando per la collaborazione con alcune scuole: lezioni aperte, discussioni, e l’invito ad essere anche loro posterheroes. Ma perché eroi? “C’è dell’ironia nella scelta di questa parola – conclude Francesca – ogni anno chiudiamo il concorso con una conferenza che si intitola “Serve essere eroi?”. La risposta, per noi, l’ha data Bertold Brecht: “è triste la terra che ha bisogno di eroi”. Dopo aver lavorato sodo e creato il suo poster, ciascuno si dovrebbe domandare se davvero serviva essere un eroe per fare quello che ha fatto. La risposta è no. Però bisognava farlo. E dopo il primo passo, continuare il dibattito”.



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Informazioni su Lorenzo

Nonostante abbia preso la patente a Cuneo, per il blog Lorenzo si occupa di mobilità. A sua discolpa, si sposta per Torino con una bici color granata. Dopo una laurea in Filosofia ha iniziato a scrivere anche di rifiuti. A tutt’oggi non ha ancora capito bene qual è il collegamento, ma è solito ripetere che la vita è un pendolo fra la buccia di banana e l’impianto di digestione anaerobica dell’organico. Da bambino credeva che Blog fosse un personaggio del Signore degli Anelli e che frodo fosse un verbo.

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