COP 19 di Varsavia
Tra interessi economici ed emergenza ambientale

Articolo di Angela Conversano

cop_19Si è chiusa la notte del 23 Novembre, tra incongruenze e delusioni, la diciannovesima Conferenza delle Parti (COP 19) della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), che ha iniziato i suoi lavori l’11 novembre 2013.
La conferenza si è rivelata decisiva per l’avvio del Reducing Emissions from Deforestation and forest Degradation (REDD+), meccanismo internazionale di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra da deforestazione e degradazione forestale, istituito durante la COP 13 di Bali.

Con le decisioni prese a Varsavia si sono definite le regole che si dovranno applicare per una politica di protezione delle foreste ai governi dei Paesi in via di sviluppo. Ma non è così semplice.

Il programma di lavoro sui finanziamenti a essi destinato non ha fornito una soluzione economica concreta: mancano infatti le premesse per l’attuazione immediata di piani di sviluppo sostenibile in quelle zone del mondo che, proprio sul taglio e sulla vendita del legno delle foreste, basano la loro sussistenza.

«É un problema se non riusciamo a coordinare le nostre azioni. Diventa un’opportunità se riusciamo ad agire insieme. Un solo Paese o anche un gruppo di Paesi non possono fare la differenza. Ma agendo in modo comune, uniti come siamo qui, possiamo farcela»: sono queste le parole del ministro polacco dell’ambiente Marcin Korole. Parole che però stridono con ciò che la Polonia è, ovvero, uno dei Paesi europei con le più alte emissioni di CO2. E con queste incongruenze le Organizzazioni non Governative si sono dovute scontrare: per la prima volta in 20 anni, le ONG hanno deciso di abbandonare il negoziato. “Una vetrina per l’industria del carbone” l’ha definito il direttore esecutivo di Greenpeace, Kumi Naidoo, sottolineando come la condotta dei Paesi partecipanti “prenda a schiaffi coloro che stanno soffrendo per i cambiamenti climatici”, e ponga al centro dei negoziati gli interessi delle “industrie energetiche sporche”. L’invito fatto all’Unione Europea è che, in futuro, vengano prese decisioni totalmente svincolate dal governo  polacco e da quello dei “suoi amici dell’industria del carbone”, in modo tale da poter collaborare in modo costruttivo alla COP di Parigi del 2015.

Curiosa, inoltre, la scelta di organizzare a Varsavia, proprio negli stessi giorni della COP19, anche l’International Coal and Climate Summit, il vertice mondiale sul carbone pulito. L’obiettivo del summit è quello di promuovere la tecnologia del carbon capture and storage che mira a produrre energia convogliando la CO2 nel sottosuolo anziché nell’atmosfera. Una concomitanza che sembra una “sfida” della Polonia ai governi coinvolti: più che una collaborazione per raggiungere un accordo sul clima per il 2015, sembra una partita tesa a perseguire i propri interessi economici.

L’obiettivo delle Organizzazioni è ora di mobilitare la società civile, per spingere i governi verso azioni più efficaci ed impegnare tutti i Paesi in un accordo vincolante fino al 2020. Gli scienziati sono stati chiari: è necessario ridurre almeno dell’80% la produzione di combustibile fossile. Se si vuole mantenere l’obiettivo concordato a livello internazionale, si deve mantenere l’innalzamento della temperatura al di sotto dei due gradi centigradi. E a questo tendono le parole di Naidoo: “Noi non ci arrenderemo, perché i cittadini del Pianeta hanno un bisogno disperato di un trattato globale sul cambiamento climatico. Ci aspettiamo che i governi facciano lo stesso”.

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