“Spazzatura, fumi, campi di fotovoltaico e scorie TAV”

Articolo di Umberto Novarese – Fondazione Telios

OLYMPUS DIGITAL CAMERA“Spazzatura, fumi, campi di fotovoltaico e scorie TAV”. Sobbalziamo nel leggere il sottotitolo (pag. 50 cronaca di Torino di giovedì 17 ottobre de La Stampa) di un articolo dedicato alle proteste di un paese della provincia. Cerchiamo la spiegazione nell’articolo, ma restiamo delusi: di fotovoltaico non se ne parla.

Ci chiediamo: perché un tale accostamento nel sottotitolo, con evidente sottinteso negativo?
A questo link potete vedere l’articolo in questione nella sua versione on line.

Un’opinione pubblica condizionata in tal modo come può sostenere l’obiettivo di produrre energia elettrica da fonti rinnovabili? Nello specifico, in Piemonte (come nel resto della pianura padana e in buona parte del centro-Italia) la fonte prevalente può solo essere quella fotovoltaica, per mancanza di vento.

Vengono in mente altre frasi udite qua e là: i campi fotovoltaici deturpano l’ambiente, il fotovoltaico è solo una speculazione, si fa un regalo all’industria straniera, cosa ce ne faremo del silicio dei pannelli fotovoltaici una volta esauriti, si sottrae terreno all’agricoltura, l’energia impiegata per costruire un pannello fotovoltaico è maggiore di quella da lui prodotta nel suo ciclo di vita.

Ognuno la può pensare come vuole, ma se dobbiamo ricorrere a questa tecnologia per ottenere energia dal sole occorre chiarirci le idee.
E accertare come stanno effettivamente le cose.

Partiamo allora dall’ultima obiezione, che se fosse vera inficerebbe alla base tutta la filosofia che vuole dare alla tecnologia fotovoltaica una parte preminente nella produzione di energia.

E’ vero che l’energia impiegata per costruire un pannello fotovoltaico è maggiore di quella da lui prodotta nel suo ciclo di vita? No, non è vero.

Lo leggiamo in pubblicazioni di docenti del Politecnico di Torino, i quali calcolano tra i due e i tre anni il tempo necessario a un impianto fotovoltaico per “ripagare” l’energia spesa nel costruirlo. Un pannello fotovoltaico dura almeno 20 anni.

Saltiamo ora alla prima obiezione (non per dimenticare le altre, a cui dedicheremo un prossimo articolo): “i campi fotovoltaici deturpano l’ambiente”.

Qui siamo in un terreno minato: cosa deturpa e cosa no?

Secondo la stessa Regione Piemonte, che ha praticamente bloccato le autorizzazioni agli impianti a terra (i campi fotovoltaici, appunto), i pannelli vanno messi sui tetti.

Ma secondo un mio conoscente, che ha realizzato da poco un impianto da 20 Kw, metterli sui tetti non è bello. Lui ha preferito metterlo sul pavimento di un grande terrazzo.
De gustibus!

Gli ostacoli alla diffusione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili sono tanti…

Il campo fotovoltaico protagonista della foto, uno dei tanti, si trova vicino a Cigliano (Vc): è deturpante ?

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