Al via il progetto di ActionAid “Io mangio tutto” nelle scuole

Articolo di Gaia Matteucci

io_mangio_tuttoNel mondo le persone che vanno a letto ogni sera con la pancia vuota sono 870 milioni, più di una persona adulta ogni nove è obesa e circa un terzo del cibo commestibile viene sprecato. Questi semplici dati ci fanno avere una rapida idea di quanto le questioni che ruotano intorno al diritto al cibo siano complesse.
Nonostante le cause di tutto questo siano molteplici e a volte ci trascendano, ognuno di noi, come cittadino e come consumatore, può, con le proprie scelte quotidiane, promuovere un modello di produzione e distribuzione del cibo più equo o più iniquo.

ActionAid, organizzazione internazionale indipendente che lavora per eliminare la povertà, la fame e l’ingiustizia nei più di 40 paesi in cui opera, affronta il diritto al cibo a tutto tondo: fa pressione su governi e organizzazioni perché l’accesso all’alimentazione sia garantito a tutti, costruisce, insieme ai contadini più poveri, le basi per non dipendere dagli aiuti di altri e intende anche sensibilizzare su questi temi i bambini, cittadini del futuro.

Nasce così il progetto didattico “Io mangio tutto. No al cibo nella spazzatura”, realizzato in Piemonte grazie al contributo della Fondazione CRT nell’ambito del progetto Diderot. Attraverso il gioco e la fantasia, l’obiettivo è quello di sensibilizzare i bambini e le bambine di 77 scuole primarie Piemontesi (più di 200 classi) alla cultura del rispetto del cibo e alle difficoltà che una grossa fetta di umanità riscontra nell’ottenerlo.

La velocità con cui sono andate a ruba le iscrizioni e la quantità di richieste dimostrano che il tema del cibo è molto sentito da parte delle insegnanti, anche perché una gran quantità di cibo delle mense finisce nella spazzatura. “Con il nostro intervento nelle classi non possiamo risolvere questo problema dal giorno alla notte” spiega Luca Fanelli, referente territoriale di ActionAid per il Piemonte, “ma, laddove non ci sia ancora questa sensibilità, metteremo un seme, laddove invece ci sia, apriremo un canale di dialogo, anche per diffondere le buone pratiche che qua e là sono già adottate come l’apertura di orti scolastici, merende calibrate per arrivare all’ora di pranzo con più appetito e l’acquisto di prodotti locali e stagionali per trasmettere il valore di quello che si ha nel piatto”.

I bambini sono coinvolti con attività ludiche che stimolano la loro partecipazione, mentre le insegnanti e i genitori sono invitati ad agire nella mensa scolastica, laddove non siano già promotori di esempi virtuosi. Le refezioni scolastiche, anche implicitamente, possono indicare ai bambini quali sono le scelte di consumo che permettono un maggiore rispetto delle persone e dell’ambiente, in particolare per quanto riguarda l’uso di cibi locali e stagionali e per la riduzione degli sprechi. Non dimentichiamoci che la ristorazione collettiva, e quindi anche quella scolastica, in virtù della dimensione elevata delle quantità di alimenti necessari, può contribuire a dare un forte impulso allo sviluppo locale, valorizzando ed incentivando la produzione dei territori circostanti.

L’importanza del progetto “Io mangio tutto” risiede proprio nel vasto numero di scuole che riesce ad intercettare e nel coinvolgimento in primis dei bambini e di riflesso delle insegnanti e dei genitori. Una modifica delle abitudini, infatti, si può ottenere solo con il coinvolgimento e la partecipazione concreta degli alunni e delle famiglie. I bambini grazie alle conoscenze e sensibilità acquisite possono divenire i promotori del cambiamento e dar vita a piccoli percorsi di cittadinanza consapevole. Basta iniziare dal considerare il cibo valore e non mera merce.

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