La Grande Transizione: dal declino alla società della decrescita

Sostenibile.com RIPSi è svolta il 10 marzo a Torino presso il polo culturale Lombroso16 a Torino la conferenza realizzata dall’associazione RIP, riprendiamoci il pianeta. Il relatore della serata è stato Mauro Bonaiuti,  Professore di Finanza Etica all’Università di Torino.

La serata è inserita all’interno di un ciclo di conferenze che l’associazione sta organizzando presso il polo culturale, il cui obiettivo è quello di cercare di mettere in evidenza come si debbano promuovere le relazioni umane.

A ciascuno di noi è capitato di porsi questa domanda: “Cosa posso fare io?”. La risposta che ci diamo cade spesso nello sconforto. La risposta potrebbe essere quella di creare una sinergia tra i relatori e i partecipanti in modo da costruire insieme la risposta con l’aiuto di tutti e con la creatività di ciascuno.

La serata, alla quale hanno partecipato numerose persone, si potrebbe riassumere con alcuni assunti: il primo è che “La minestra è cattiva, la ricetta è sbagliata”. Partendo da questa frase si è dimostrato come ci sia una critica ecologica, infatti siamo molto vicini al limite materiale della crescita: le fonti energetiche non rinnovabili sono quasi finite: petrolio, gas, rame, zinco, l’era dell’abbondanza è finita.

La crescita e lo sviluppo sono fortemente ingiuste. Dagli anni ottanta con le liberalizzazioni le disuguaglianze sono aumentate non a caso oggi l’11% della popolazione detiene il 57% della ricchezza. La diffusione del modello dell’economia di mercato corrisponde a desertificazione dei legami sociali. L’individuo spaventato e solo è il consumatore ideale.

C’è una evidente perdita di senso e alienazione che si vive nelle società capitalistiche e di mercato. La divisione del lavoro fa perdere senso alla persona del proprio lavoro.

Il secondo assunto che è stato illustrato è: “Perché il ristorante sta chiudendo”. Le società capitalistiche avanzate sono afflitte costantemente da nuovi problemi. Per risolverli tendono ad aumentare la complessità, questo per fare fronte all’emergenza. Quando le strutture diventano più complesse, i costi aumentano e superano i benefici, ad esempio nell’estrazione del petrolio, all’inizio l’energia prodotta da 1 barile serviva ad estrarne 100, oggi con un barile se ne estraggono 15.

Davanti alle evidenze dei rendimenti decrescenti, la contro critica degli economisti “tradizionali” è che questa decrescita è compensata dal progresso tecnologico. Ma il progresso non è lineare. Ci sono scoperte che hanno rivoluzionato la vita degli uomini facendo fare un salto di qualità come ad esempio la corrente elettrica, mentre l’innovazione degli ultimi anni è soggetta a rendimenti decrescenti. La produttività sta tendendo verso la stagnazione a meno di scoperte prometeiche.

Ovviamente a tutto questo c’è un rimedio la cui proposta potrebbe partire dal ripensare ad un’economia che sia una scelta gestibile. La finanza dagli anni 80 ad oggi è cresciuta di 10 volte.

Occorrerebbe riportare l’economia al territorio, riscoprire le relazioni sociali e gli scambi di mercato. Fare in modo che l’economia ritorni ad essere un sotto sistema della società.

La scala su cui avvengono le cose adesso non è gestibile, è fuori controllo. Quanto più cresce l’economia globale più la gente perde il controllo di come funzionano le cose sul proprio territorio.

Tutto ciò che ora viene fatto a livello di volontariato nel tempo libero dovrebbe essere trasformato in vera e propria attività lavorativa.

Per ora solo il 10% della spesa alimentare di una piccola nicchia di borghesi benestanti acquista nei gas solo perché in questo modo acquista cibo genuino. Bisognerebbe che dal 10% si passasse al 30% o 40% di spesa anche in altri generi.

Deve cambiare la cultura. Si dovrebbero stipulare ad esempio contratti per la fornitura di energia rinnovabile. Infine si dovrebbe aumentare l’occupazione e per fare questo si dovrebbe ridurre l’orario di lavoro, avere un reddito di cittadinanza

Uscire dalla gabbia secondo cui: o pubblico, o privato. Molte società arcaiche vivevano in base ad altri principi (dono, reciprocità tra le persone). Maggiore economia sociale e solidale secondo cui il mercato e lo scambio solidale si mischiano.

Prossimo appuntamento il 21 marzo con una serata dedicata a come cambiare la propria vita

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