Energia dalle noci di cocco

Sostenibile.com noci di coccoContribuire alla soluzione della perdita di biodiversità in Cambogia partendo dalle noci di cocco, questo è il progetto ambizioso che vede un italiano in prima linea.

La Cambogia la cui drammatica storia recente è fatta da decenni di sanguinarie guerre civili, sta affrontando, in questo periodo, un grave problema ambientale relativo alla deforestazione, le foreste stanno sparendo all’impressionante tasso annuo dello 0.8%.

La deforestazione è causata in buona parte dagli abitanti stessi, che utilizzano il legno per riscaldarsi e per cucinare con gravissime conseguenze a livello ambientale.

Ogni anno si stima che vengano utilizzate più di 100.000 tonnellate di carbone, provenienti soprattutto dalla deforestazione illegale delle foreste cambogiane.

Una soluzione a questo problema è stato sviluppato da un’azienda locale, la cambogiana Sustainable Green Fuel Enterprise e consiste nell’utilizzare al posto del legno proveniente dalle foreste i gusci di cocco e altri resti vegetali trasformandoli in carbonelle che a loro volta vengono impiegati per la cucina nelle case e nei ristoranti.

Un kg di questo carbone è in grado di evitare il consumo di 6,6kg di legno proveniente da foreste, a un costo competitivo per la popolazione locale con l’emissione di una minore quantità di fumo e sostanze inquinanti.

Questa soluzione si è recentemente aggiudicata il prestigioso premio Ashden International Awards, un premio principalmente dedicato alle aziende capaci di promuovere la sostenibilità energetica.

Ma dietro questa azienda e questa storia di successo, c’è un italiano: Carlo Figà Talamanca che, dopo aver conseguito una decina di anni fa la laurea in ingegneria gestionale all’Università di Tor Vergata di Roma, ha lavorato per diversi anni in giro per il mondo, sino ad arrivare in Cambogia.

Nel paese asiatico ha cominciato a fare il volontario come insegnante di inglese in una scuola elementare prima di essere assunto come docente presso l’università da dove ha iniziato a collaborare come consulente con diverse ONG internazionali che si occupavano anche di energia sostenibile.

Una di queste ONG aveva iniziato la produzione di questo carbone alternativo, tuttavia l’azienda si trovava in grave perdita economica e stava rischiando la chiusura degli impianti, ecco allora che Carlo, che nel frattempo aveva intuito le potenzialità del progetto, ha rilevato la fabbrica nel 2012 e ha cominciato una ristrutturazione interna che ha decuplicato la produzione e le vendite rendendo il progetto anche sostenibile dal punto di vista economico.

Adesso l’azienda oltre alla commercializzazione delle carbonelle vende anche i carbon credits che vengono commercializzati dalla AzzeroCO2, una società italiana di Legambiente.

Infine è arrivato anche il riconoscimento dell’Ashden Award a testimonianza della bontà dell’idea, del progetto e dell’impegno profuso. I prossimi passi saranno quelli di investire parte degli utili per crescere ulteriormente e sviluppare un processo più efficiente e pulito

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *