Low cost?

Sostenibile.com low costArticolo di Gaia Matteucci

Abbigliamento e calzature sono un’importante voce di spesa delle famiglie italiane. Più di un quinto delle vendite riguarda le catene di vestiti. L’abbigliamento a buon mercato ha un volume d’affari da capogiro: migliaia di milioni l’anno vengono incassati dalle multinazionali del settore. Molto meno noto è il costo elevato a carico dell’ambiente e dei lavoratori legato alla produzione di vestiti. E su questo le etichette dei capi tacciono.

Proprio in questi giorni corre veloce attraverso la rete il docu-reality di denuncia di tre fashion blogger norvegesi che hanno raccontato, a loro spese, come vengono prodotti gli abiti che troviamo nei negozi di tutto il mondo, ai quali siamo attratti perché sempre all’ultima moda e a prezzi molto vantaggiosi.

Le tre giovani fashion blogger sono state inviate in Cambogia, uno dei paesi dove l’azienda produce la maggior parte dei capi, lavorando per un mese nei laboratori tessili dove vengono realizzati gli abiti e vivendo nelle stesse condizioni degli operai: tra alloggi fatiscenti e turni di lavoro massacranti.

Lo scopo è stato quello di raccontare la storia di sfruttamento che si nasconde dietro agli abiti che indossiamo tutti i giorni; quella di lavoratori trattati al limite del rispetto dei diritti umani. Certo, non è una novità che nei paesi del sud-est asiatico milioni di persone lavorino anche per 16-18 ore al giorno con uno stipendio molto al di sotto di quello che si può considerare “salario minimo”, in condizioni igienico-sanitarie spesso molto precarie e senza tutela alcuna. E le grandi catene dell’abbigliamento ne approfittano.

Tra le multinazionali d’abbigliamento trasparenza e correttezza sono davvero poco di moda. A ciò si aggiunge il fatto che i vestiti che compriamo hanno anche un notevole impatto ambientale, in particolare per l’elevato consumo di acqua e di energia per produrli. La coltivazione del cotone richiede un ampio uso di pesticidi dannosi per l’ambiente, ma anche rischiosi per la salute dei lavoratori.

Tutti i tessuti, anche quelli naturali, subiscono trattamenti protettivi. Tra le numerose sostanze abitualmente utilizzate nell’industria dell’abbigliamento ci sono la formaldeide, i solventi aromatici, i composti organici volatili. Anche i colori, spesso chimici, possono lasciare residui sulla nostra pelle, quando indossiamo gli abiti, e nuocere all’ambiente in fase di lavorazione.

Per fornire ai consumatori strumenti di tutela e di garanzia sono nati marchi specifici: come quello del cotone biologico (Organic), OekoTex sulla sicurezza chimica del tessuto, o il marchio ecologico europeo Ecolabel, che in diversa misura garantiscono l’esclusione di alcune sostanze nocive nella produzione. È bene saperli riconoscere, perché la presenza di marchi non è sempre sintomo di garanzia.

Sarebbe quindi doveroso interrogarsi prima di comprare un qualsiasi capo di abbigliamento (in realtà il discorso vale per ogni prodotto che acquistiamo). Ogni volta che acquistiamo un prodotto stiamo incidendo sul mercato, per questo, come consumatori, abbiamo il potere di influenzare la domanda e l’offerta.

Di fronte a un’opzione poco sostenibile, c’è quasi sempre un’alternativa che rispetta l’ambiente e i diritti umani. E spesso la differenza tra una scelta e l’altra sta nella mancanza di informazioni e di tempo/volontà per ottenerle.

“Quando compri, voti. I consumatori esprimono un voto per ogni prodotto che scelgono e segnalano alle imprese i comportamenti che approvano e quelli che condannano. L’acquisto può trasformarsi in un sostegno alle forme produttive corrette o in un ostacolo alle altre”. (Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano)

4 commenti su “Low cost?

  1. valentinareolon@gmail.com'Valentina Reolon

    E’ possibile avere delle indicazioni su dove acquistare o su quali marche non solo rispettano l’ambiente ma anche i lavoratori? Ovviamente a prezzi raggiungibili. Non trovo così facile la ricerca. Grazie

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    1. Gaia Matteucci Autore articolo

      Ciao Valentina. Ti consiglio di leggere le varie guide al consumo critico. Lì trovi tutto quello che serve sapere per una spesa giusta e responsabile. Cambiare abitudini è davvero un impegno di non poco conto ma iniziare a comprare di meno e meglio è sicuramente un piccolo sforzo che dobbiamo iniziare a sostenere.

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  2. renzo.bozzolan@gmail.com'renzo

    Innanzitutto complimenti per l’articolo…
    Da tempo cerco di far capire alla gente che mi circonda amici colleghi questo tuo pensiero in particolar modo lo sento avendo una moglie che lavora nel settore Biologico….
    Ma come si dice a tenere il coltello dalla parte del manico è il Dio denaro… infatti più di qualche mio collega Laureto e con uno stipendio di 700 euro con famiglia alle spalle mi dice che si ho ragione ma alla fine si guarda sempre al prezzo minore…..cmq speriamo in una nuova coscienza…..

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    1. Gaia Matteucci Autore articolo

      Bisognerebbe iniziare ad allargare un minimo le vedute e pensare anche solamente a tutti i costi indiretti che acquisti “senza senso” ci portano nel tempo. Come dici te… speriamo in una nuova coscienza!

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