PM10 fuorilegge a Torino, Asti e Alessandria

Sostenibile.com antismogAl Piemonte serve subito un nuovo e coraggioso piano antismog. E’ questo l’appello fatto da Legambiente all’assessore regionale all’Ambiente Alberto Valmaggia nel corso dell’iniziativa “Cambiamo aria”. In tutto il Piemonte i livelli di inquinamento continuano ad essere alti, ben oltre i limiti consentiti per legge.

Analizzando i dati relativi aiprimi 100 giorni dell’anno emerge che Torino, Asti e Alessandria hanno già consumato il “bonus” dei 35 superamenti della soglia massima giornaliera consentita per il PM10.  Preoccupanti anche i livelli medi raggiunti dalle polveri PM2,5 che superano i 25μg/m3 ad Alessandria, Asti, Vercelli, Torino, Ivrea, Borgaro, Chieri e Settimo Torinese.

Ma oltre i limiti nei primi 100 giorni dell’anno sono anche i valori medi del biossido di azoto a Torino, Novara, Vercelli, Biella, Alessandria e Asti. Da non sottovalutare nei prossimi mesi estivi anche il problema ozono: nell’estate 2014 per l’Osi sono registrati valori oltre i limiti a Torino e Vercelli.

Bisogna dare soluzioni concrete per abbandonare o ridurre drasticamente l’uso dell’auto di proprietà, ancora la principale responsabile delle concentrazioni di inquinanti nell’aria. Ma è fondamentale che si incida anche in campo energetico, del verde urbano e dell’agricoltura.

Perché ciò avvenga in tutto il Piemonte in modo strutturale e coordinato, facendo un passo avanti rispetto alle politiche emergenziali o alle iniziative spot messe in atto dai diversi comuni, è indispensabile aggiornare il piano regionale sulla qualità dell’aria, vecchio ormai di ben 14 anni.

L’associazione ambientalista ha accolto con favore la volontà espressa dall’assessore regionale Valmaggia di voler arrivare ad avere entro qualche mese il nuovo Piano di risanamento della qualità dell’aria e ha deciso di presentare alla Regione e ai comuni piemontesi le proprie proposte antismog “concrete ed efficaci a partire dalle città”.

Per Legambiente il nuovo Piano dovrà fissare obiettivi ambiziosi ma anche indicare gli strumenti concreti per raggiungerli. L’associazione ha poi indicato quelli che dovrebbero essere i campi d’azione principali delle politiche antismog dei prossimi anni.

Per Legambiente la vera sfida per combattere lo smog si gioca nelle città, a partire dalla fonte principale: i trasporti e la mobilità urbana. La riduzione del parco auto circolante deve essere l’obiettivo principale da porsi: “Per muoversi in modo sostenibile dentro le città è indispensabile progettare i nuovi spazi urbani e riadattare quelli esistenti in modo che siano facilitati gli spostamenti a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici.

Devono replicarsi in modo capillare le zone 30 nelle aree residenziali (concepite con le caratteristiche europee), estendendo inoltre il limite dei 30 km orari in tutto il territorio cittadino ad eccezione delle grandi vie di scorrimento. Vanno previste dellecongestion charge zone al fine di limitare il traffico veicolare privato e reperire risorse economiche da destinare al trasporto pubblico.

Vanno aumentati i posteggi per le biciclette, soprattutto nei luoghi di interscambio con i mezzi di trasporti utilizzati dai pendolari, così come vanno costruiti e resi appetibili i posteggi di interscambio alle porte della città”.

Per reperire le risorse necessarie, il piano regionale dovrebbe inserire l’obbligo di destinare alla mobilità ciclabile almeno il 15% dei proventi delle multe destinati alla sicurezza stradale (del 50% previsto per legge e deliberato dai Comuni) e almeno il 10% dei proventi delle sanzioni ad interventi di moderazione del traffico. Le amministrazioni comunali dovrebbero inoltre essere obbligate dal piano regionale ad aggiornare costantemente i propri Pums (Piani urbani della mobilità sostenibile).

Anche il settore energetico e di gestione del calore secondo Legambiente può dare un contributo significativo alla riduzione dell’inquinamento in Piemonte: “L’energia solare e le altre fonti energetiche rinnovabili che non prevedono la combustione possono sostituire gli impianti esistenti di produzione energetica o di calore attualmente esistenti, contribuendo al miglioramento della qualità dell’aria.

Altrettanto sforzo va poi fatto nella direzione della rigenerazione urbana, per far sì che i tantissimi edifici attualmente poco performanti dal punto di vista dell’efficienza energetica vengano riqualificati, così che venga diminuito il loro fabbisogno energetico per il consumo di energia elettrica e per il riscaldamento/raffrescamento”.

Per Legambiente il Piano dovrebbe inoltre prevedere misure e azioni specifiche per tutelare e potenziare il verde in città, collegando tra loro le aree verdi, in modo tale che si realizzi una vera e propria maglia ecologica urbana connessa alle aree agricole periurbane.

Altrettanta attenzione dovrà essere data inoltre al tema dell’agricoltura e a quali misure mettere in campo affinché anche questo settore, spesso trascurato da questo punto di vista, sia più sostenibile. Un esempio è la vecchia pratica agricola dell’abbruciamento delle stoppie del riso, e più in generale dei residui vegetali, che non andrebbe più consentita laddove vengono superati i limiti di inquinamento previsti per legge.

Questa vecchia abitudine dovrebbe essere definitivamente archiviata a favore dell’interramento delle stoppie, pratica ormai messa in atto dalla maggior parte delle aziende risicole con benefici sia ambientali che agronomici; mentre i residui vegetali possono utilmente essere compostati a livello domestico o in appositi centri di raccolta

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