Memorie di equilibrio

Sostenibile.com acquaDi quale memoria di equilibrio parliamo nella nostra epoca post-biotecnologica? In cui tecnologia e natura si innestano e se da una parte dovrebbero salvaguardare l’ambiente dall’altra lo modificano radicalmente.

Quale potrebbe essere la memoria di equilibrio se non l’acqua, alla base del pensiero cosmologico greco, come ricorda Aristolele nella Metafisica, liquido primordiale, regno fluido per eccellenza rappresentata in diversi miti e culture?

Omero, Talete ed Eraclito sono stati i principali filosofi dell’antichità che hanno valorizzato l’elemento spirituale dell’acqua.

Prima di diventare uomini siamo stati molecole, poi pesci e l’acqua è popolata di esseri misteriosi, assurti nell’ambito psicologico a simbolo degli stati più profondi e irrazionali della personalità.

L’acqua è ambivalente, conflittuale, da un lato è vita, feconda la terra, dall’altro è anche distruzione e nel rito del battesimo cristiano è purificazione e sinonimo di purezza in generale nelle culture extraeuropee.

Nell’ambito della rappresentazione simbolica, l’acqua corrente monda da malefici la psiche e il corpo. L’acqua diventata sinonimo di vita, nutre la terra, “disseta” l’anima e nella psicologia è simbolo di energie inconsce, anche pericolose se per esempio nel sogno inonda, tracima gli argini o annega persone. Acqua è umida, diventa principio di vita.

Grembo materno che racchiude il mistero della creazione, che è posta in relazione con yin: lato femminile del cosmo. Nella mitologia, Ondine, Naiadi e Nereidi fino alle sirene hanno la parte inferiore del corpo pesciforme (a pinna di pesce ) e incarnano la natura creatrice femminile benefica e malefica: possono essere rappresentate come timide e virginali ninfe o seduttrici capaci di tentare l’uomo e distrarlo dalla ragione.

Fatichiamo a rinfrescare l’immaginario intorno a luoghi acquatici inquinati da eccessi di comunicazioni; dovremmo tornare “puri come l’acqua” e specchio della nostra memoria.

Nel nuovo millennio declina il mito della nostra onnipotenza tecnologica e le emergenze che stiamo scontando come l’esaurimento delle prestazioni organiche causate dal surriscaldamento provocato dall’effetto serra, l’inquinamento e varie irresponsabilità, ci fanno “annegare” nel senso di colpa di avere innestato un processo ineluttabile di sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali, senza precedenti nella storia dell’umanità.

Nel 2025 l’uso dell’acqua aumenterà almeno del 20 per cento per soddisfare 8 miliardi di persone rispetto al consumo attuale, impiegata soprattutto per la produzione di cibo più che per l’industria. L’acqua come una possibile memoria di equilibrio prende forma nell’arte in questo delirante stato confusionale in cui la Terra trema e i fiumi ci inondano per dissesti ambientali per lo più provocati dall’uomo.

Quale futuro progettiamo in un ambiente alle prese con il buco dell’ozono, la deforestazione, l’innalzamento dei mari, il rapido consumo dell’acqua potabile e del cibo, l’inquinamento del pianeta e altri “stupri “ dell’ecosistema visibilmente compromesso e sempre più fragile?

L’acqua è l’oro blu dei popoli e un’opportunità critica e di sensibilizzazione collettiva che, a seconda della loro sensibilità, la evocano in con soluzioni formali diverse

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