Cos’è un termovalorizzatore e come funziona

Articolo di Silvia Magnetti

Cos’è un termovalorizzatore e come funziona? Qual è il modo più corretto e razionale di gestire i rifiuti solidi urbani? Quanto i torinesi sono informati sulla gestione dei loro rifiuti nel comune in cui vivono? A queste e ad altre domande, il Coordinamento Rifiutizero di Torino sta cercando di dare risposte chiare e corrette. L’amministrazione del comune di Torino ha infatti in questi anni deciso di affrontare la questione immondizia scegliendo la strada dell’incenerimento.

Alle porte della città è stato realizzato un impianto di incenerimento costato circa 500 milioni di euro e che (nonostante le promesse fatte) è stato recentemente venduto dal comune di Torino ad una ditta privata (Iren) che detiene la maggioranza delle quote di TRM e che (insieme alle banche che hanno fornito il credito all’opera) siederà nel consiglio di amministrazione. (Tra l’altro è proprio di questi giorno la decisione del comune di Torino di non rifornirsi di energia da Iren in quanto economicamente non conveniente).

In un inceneritore si brucia immondizia impiegando, per fare questo, anche metano, acqua e diversi reagenti chimici tossici. Dal calore della combustione si ricava energia ed è per questo motivo che gli inceneritori ricevono i “certificati verdi”, dei finanziamenti pubblici destinati alle energie rinnovabili (anche se questo tipo di energia non proviene di fatto da fonti rinnovabili lo stato Italiano la considera alla stregua di quella prodotta dalle vere fonti rinnovabili).

Dall’incenerimento dell’immondizia si producono ceneri e scorie tossiche (circa il 30% del peso iniziale dei rifiuti inceneriti) che finiranno in discariche speciali infatti l’inceneritore non elimina il problema delle discariche ma anzi vi conferisce materiali ancora più pericolosi di quelli iniziali. Oltre alle ceneri residue, dal camino dell’inceneritore escono (nonostante i filtri) sostanze altamente pericolose per la salute umana: diossinaossidi di azotofuranimetalli pesanti (piombo, cadmio, tallio, mercurio, ecc.), pm 10, pm2,5, carbon particle.

In particolare le nanoparticelle (che si sviluppano alle alte temperature di combustione), ovvero particelle molto piccole perciò molto volatili che persistono a lungo nell’aria e che, se inalate, riescono ad arrivare in profondità nei nostri polmoni, fino ad entrare nel sangue. Tutti questi inquinanti andranno inoltre a depositarsi sul suolo, sulle piante e da qui negli animali che produrranno latte e uova contaminati. Va sottolineato che nel raggio di 2 Km dall’inceneritore sono presenti almeno 10 aziende agricole, allevamenti e aziende agrituristiche, 2 supermercati, 7 scuole dell’obbligo e materne, una casa di cura, una multisala cinematografica e, a breve distanza dal perimetro dell’area dei Km 2, è presente il grande Ospedale S. Luigi oltre al centro agroalimentare di Torino (CAAT).

Come insegna Lavoisier, “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. I rifiuti inceneriti infatti non “spariscono nel nulla” ma si “trasformano” in qualcosa di estremamente più pericolose per la salute umana.

I rifiuti sono composti da materie prime. Distruggendoli dovremo estrarre altre materie prime, raffinarle, trasportarle, elaborarle per ottenere lo stesso prodotto che viene bruciato e distrutto. Se dalla materia otteniamo energia non è vero il contrario, e per le materie prime gli uomini arrivano anche a scatenare conflitti armati. Bisogna cominciare a cambiare la mentalità del “rifiuto” considerandolo invece una risorsa, come qualcosa che riprende sempre vita e non che va distrutto.

Le alternative all’incenerimento esistono, sono numerose ed efficaci. In primis la raccolta differenziata porta a porta che però in molti quartieri della città di Torino non è ancora presente o comunque ha raggiunto livelli estremamente bassi. Poi il trattamento meccanico biologico a freddo, un metodo di trattamento e smaltimento dei rifiuti funzionale ed efficace già ampiamente diffuso in Italia e all’estero. Città come Capannori, in provincia di Lucca , hanno scelto di adottare il protocollo Rifiuti zero, applicando regole molto semplici e attuando scelte “sostenibili” come ad esempio l’eliminazione delle bottiglie di plastica nelle mense scolastiche, l’auto-compostaggio, l’incentivo per l’uso dei pannolini lavabili, i distributori di latte alla spina fino al Centro di riparazione e riuso.

Dopo Capannori, dal 2008 ad oggi 123 comuni hanno adottato la delibera Rifiuti Zero, per un totale di circa 3.300.000 abitanti. La comunità europea scoraggia l’incenerimento dei rifiuti e tutti i cittadini dovrebbero conoscere ed attuare la regola delle 5R: Riduci, Ripara, Riusa, Ricicla e Riprogetta. Il coordinamento Rifiutizero in particolare sta realizzando una raccolta fondi per finanziare delle analisi mediche sui bambini che vivono nei pressi dell’inceneritore. Attraverso le analisi delle unghie di questi bambini, i medici per l’ambiente dell’ISDE potranno dimostrare scientificamente la nocività per l’essere umano di un inceneritore. Informareeducareimpegnarsi e anche lottare per un futuro vivibile non solo è possibile e moralmente doveroso, ma è anche necessario.

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