L’economia circolare delle imprese

Il 6 novembre scorso, durante la prima giornata di Ecomondo 2018 il salone di Rimini riferimento annuale per il mondo dell’ecologia e della sostenibilità ambientale, si è tenuto il workshop “Economia circolare, nature-based solutions, imprese” organizzato dalla Città Metropolitana di Bologna in collaborazione con Ervet e AICQ Emilia-Romagna nell’ambito dei progetti europei Connecting Nature e CESME.

L’applicazione di modelli di economia circolare alle imprese apporta indubbi vantaggi economici alle imprese. Ma come calcolarli? Oggi esiste un modello, tutto italiano, messo appunto da alcuni studenti del Corso di Studi in “Resource economics and sustainable development” dell’Università di Bologna a seguito di una ricerca finanziata nell’ambito del progetto CESME, finanziato dal Fondo europeo per lo sviluppo regionale attraverso il programma Interreg Europe e presentato proprio nel corso del workshop.

Il progetto CESME durerà fino a marzo 2020 con l’obiettivo di stimolare la concreta applicazione dell’economia circolare nelle piccole e medie imprese e vede la partecipazione italiana della Città Metropolitana di Bologna e di Ervet, l’ente della Regione Emilia-Romagna per la valorizzazione del territorio, oltre ad enti e istituzioni di altre 5 nazioni (Danimarca, Finlandia, Gran Bretagna, Bulgaria e Grecia).

I primi risultati della ricerca sono stati presentati dalla professoressa Elettra Agliardi e dal dottor Ruggiero Rippo del Master in Resource Economics and Sustainable Development dell’Università di Bologna.

L’obiettivo della ricerca è rispondere a due domande specifiche: quali sono le strategie del design di prodotto e del modello di business per le aziende che vogliono passare a un modello di economia circolare? Una volta stabilita una struttura circolare, come misurare le prestazioni economiche e ambientali e come identificare i potenziali guadagni rispetto a strutture lineari?

Per rispondere a queste domande è stata analizzata, prima di tutto, la letteratura dedicata ai modelli di business e alle strategie di economia circolare. Poi sono stati studiati alcuni casi di successo italiani sull’economia circolare. Quello, ad esempio, di Aquafil Group Spa di Arco (TN) che produce fibre sintetiche a basso impatto ambientale grazie all’uso di materia prima seconda derivante dal riciclo di vari rifiuti tra cui le reti da pesca a fine vita.

Il modello matematico elaborato tiene conto di diversi indicatori come la crescita di ricavi dalla vendita di sottoprodotti, il decremento dei costi per l’utilizzo di materiali riciclati, le modifiche apportate dall’applicazione di un modello circolare al costo del lavoro, al capitale investito e all’efficienza energetica e così via. A questo si aggiungono gli indicatori di come si utilizza l’energia, l’acqua e le materie prime, oltre all’analisi dei diversi tipi di emissioni (in acqua, aria e terra) confrontando l’approccio lineare con quello circolare.

Il modello è pronto e funzionante, nella seconda fase del progetto si cercheranno aziende che vogliano applicarlo nel loro lavoro quotidiano.

Il workshop ha rappresentato una proficua occasione di incontro fra gli studenti del Master in Resource Economics and Sustainable Development e le diverse imprese intervenute al workshop per sondare anche opportunità lavorative.

Fra queste ricordiamo il Gruppo Fiori, azienda bolognese che raccoglie e ricicla metalli ferrosi e non ferrosi, accumulatori al piombo, imballaggi in acciaio e scarti industriali, Helix, l’azienda tedesca attiva in soluzioni verdi urbane per privati e enti pubblici, Sfridoo, la prima piattaforma online italiana per comprare e vendere scarto di produzione, Gomito a Gomito, il laboratorio sartoriale che opera all’interno della sezione femminile della Casa Circondariale Dozza di Bologna, il Consorzio Ecobi attivo nel recupero, trattamento e reinserimento nel mercato di abiti usati, Regenesi, la company che produce e vende nel mondo oggetti di design, accessori di moda e oggetti da ufficio utilizzando prodotti di scarto e rigenerati.

Infine, il workshop ha regalato una esperienza internazionale, il Reverse Pitch, la competizione a premi di Austin in Texas che vede diversi imprenditori, o aspiranti tali, misurarsi su idee per trovare soluzione alla gestione dei rifiuti urbani

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