Archivi tag: architettura

WikiHouse

Sostenibile.com wikihouseWikiHouse è un progetto open source che permette alle persone di progettare e costruire la propria casa. Il progetto si rivolge sia ai mercati emergenti che a quelli in via di sviluppo. Potrebbe essere questo il futuro delle abitazioni?

Le varie parti della casa si assemblano insieme come un puzzle, senza bisogno di colla con l’aiuto di qualche bullone e viti.

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Una Cavallerizza per tutti?!

Sostenibile.com cavallerizzaArticolo di Camilla Munno

Nata come accademia militare dei Savoia e della nobiltà piemontese, la Cavallerizza Reale ha cambiato il suo volto più volte nel corso della storia; progettata come un unico blocco con porticato, viene modificata e cambia forma negli anni, finché nel 1997, in quanto Residenza Sabauda, diventa bene del Patrimonio UNESCO .

La sua vicenda prosegue in modo triste perché nel 2007 viene messa in vendita dal Demanio pubblico; nel 2010 il Comune di Torino sottoscrive la convenzione con la “Cartoralizzazione Città di Torino per la cessione della Cavallerizza”.

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Architettura in Città il “Ritorno al futuro”

StampaArticolo di Camilla Munno

Dal 10 al 14 giugno torna a Torino “Architettura in città”, l’evento simbolo per la città nell’architettura, 116 iniziative organizzate da 170 soggetti culturali operanti in città e nell’area metropolitana.

Promosso dalla Fondazione OAT con l’Ordine degli Architetti di Torino, patrocinato da Città di Torino, Provincia di Torino, Regione Piemonte, Camera di Commercio, Collegio Costruttori, Politecnico di Torino e CNAPPC.

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Studio Settanta7

 

 

Faccio in modo di essere molto puntuale all’appuntamento con Studio Settanta7.

Puntuale per due motivi: uno, deformazione personale – devo essere presente mezz’ora prima in qualunque posto io mi debba trovare; due, bieca e mera ansia da prestazione – signori miei, abbiate pietà, si parla pur sempre di professionisti.

Camminando per via San Massimo, fra i suoi mutevoli punti di fuga e prospettiva, immagino i toni di voce, gli odori, i gesti delle persone che da lì a poco incontrerò. Aggrotto le sopracciglia all’idea di una situazione formale e tirata, in cui ci si dà un tu forzato tendente al lei, dove le parole sono misurate e tagliate col coltellino da frutta.

Ultima sigaretta, sguardo investigativo verso il citofono, targhetta individuata e trillo: risponde una voce chiara con un altrettanto chiaro invito a salire.

Come con buona parte dei palazzi con corte, mi si apre di fronte un dedalo di scale, portoncini, interni: immensamente riconoscente, vedo una ragazza affacciata alla ringhiera che fa cenno di salire indicando quale busta tra la 1, la 2 e la 3 è il caso che io scelga.

Saluti, strette di mano, presentazioni ed un sorriso largo e chiaro, quello di Elena, nei cui occhi trovo un’aria famigliare particolarissima e difficile da definire. Mi si presenta di fronte come una scheggia: piccola, veloce, pratica e con un lievissimo gonfiore all’altezza del ventre. Il sospetto è immediato ma, prima regola del gentil sesso, mai, mai e poi mai chiedere ad una donna “Uh, ma sei incinta?”: è quanto di più pericoloso possa avvenire e le risposte saranno sempre le più varie. Avrò conferma del suo stato di grazia appena prima di lasciarli ai loro impegni, spifferatomi dal socio, Daniele, che mi accoglie appollaiato alla scrivania, torvo e con occhi puntuti.

La prima impressione, appena visti Elena e Daniele, è di perfetta complementarità.

È indubbio che siano molto impegnati, quindi cerco di essere rapida e indolore.

La prima domanda è la più difficile: cos’è Studio Settanta7?

Per affrontare l’orrore della definizione, si parte dai fondamentali: Studio Settanta7 è uno studio di architettura che vede impegnati due soci, Elena Rionda e Daniele Rangone, entrambi laureati al Politecnico di Torino ed entrambi nati nel ‘77, da cui il nome. Lo studio si occupa di edilizia pubblica e privata, tanto di nuove costruzioni quanto di ristrutturazioni, seguendo il committente dalla progettazione all’esecutivo fino ad arrivare alla direzione lavori. Le esperienze nel pubblico fin’ora hanno riguardato in special modo la progettazione di istituti scolastici, anche grazie alla collaborazione di Daniele con il Settore di Progettazione dell’edilizia scolastica della Provincia di Torino. Ma questi non sono tempi in cui ci si settorializza, e numerosi sono anche i progetti di edifici residenziali eco-sostenibili a bassissimo consumo energetico.

Da qui, immancabile la seconda domanda, ovvero cosa significhi sostenibilità e in che modo sia declinata nel lavoro dello studio. La risposta è semplice, talmente pulita da far invidia a qualunque summit sullo sviluppo sostenibile, ma al contempo complessa, tale da riportare immediatamente all’estrema concretezza che sembra caratterizzare l’atmosfera dello studio e da non permettere che il tema venga affrontato con superficialità: la sostenibilità è riuscire a realizzare il massimo a partire dalle risorse a disposizione, sin da quelle economiche che, per chi lavora nel pubblico, tendono a rappresentare una grande sfida. Elena articola il concetto di sostenibilità in tre punti da armonizzare: risparmio energetico; uso di materiali che abbiamo buone prestazioni in termini di durabilità, innovazione e sicurezza; comfort abitativo, con tutto ciò che comporta la gestione degli spazi, della luce e dei colori. Tenendo in considerazione quanto detto, ogni progetto partorito dallo studio vuole essere sostenibile, ed emblema ne è la Casa Zero Emissioni, opera del 2007 nata sotto committenza e per la quale è stato possibile avvalersi di finanziamenti regionali a fondo perduto riguardanti la sostenibilità e l’efficienza energetica (bei tempi…): il punto di forza è il risparmio energetico ottenuto tramite tecnologie d’impiantistica considerate, all’epoca, decisamente avanguardistiche  che facessero leva sulla geotermia. Gli interni sono stati organizzati facendo attenzione ad esposizione ed illuminazione, secondo le regole classiche della bioarchitettura – termine che Elena fa difficoltà ad usare con eccessiva nonchalance perché sempre più rappresentativo di un brand (in parole povere, volgarmente markettaro) che di una vera e propria politica di progettazione. Secondo Elena, la bioarchitettura rischia, con il suo marchio, di spacciare per sostenibile ciò che non lo è, e di rendere meno accessibili e più elitari – soprattutto a causa dei costi – materiali e tecniche impiantistiche.

E, a proposito di accessibilità, la mia curiosità cade sulla progettazione partecipata, se sia possibile riconoscergli una maggiore capacità di successo rispetto alla progettazione classica. Il parere di Elena, a riguardo, è positivo, pur non essendosi mai trovata nelle condizioni di affrontare un progetto partecipato. Ma c’è da dire, come lei stessa sottolinea, che nel momento in cui si ha a che fare con il pubblico e con l’edilizia scolastica non si è mai da soli, al di là del committente: tra tecnici, politici e – nel caso specifico – maestre e genitori, la partecipazione al progetto è molto, molto alta. Indiscutibilmente, a prescindere da quanto possano essere efficaci i risultati di una maggiore collaborazione con i fruitori, è indubbio che serva una coordinazione forte che sia in grado di tenere le fila dell’azione. Specie nel caso in cui si vogliano far passare scelte particolarmente innovative quali, ad esempio, l’uso del legno per le strutture, materiale su cui Elena e Daniele puntano moltissimo. A questo proposito, mi parlano del progetto per la scuola di Monterosso Grana (CN) in cui il caro e vecchio abete fa da padrone, sia per i suoi pregi costruttivi in termini di velocità e coibentazione, sia per quel che riguarda la sicurezza sismica (buona parte del cuneese è in zona 3). A questo punto, Daniele – che fin’ora è stato acquattato alle mie spalle in silenzio ieratico – si abbandona ad una filippica contro le lobbies del calcestruzzo e del ferro, che ostacolano qualsiasi tipo di innovazione strutturale.

Alla domanda su cosa ne pensi, dunque, della sostenibilità nella città di Torino, il Nostro gesticola lasciandomi intendere un irrevocabile no-comment, e l’imbarazzo di fronte alla domanda è più che leggibile negli occhi di Elena: nonostante in Piemonte siano esistiti, e pare verranno nuovamente stanziati, fondi per la sostenibilità, non è che il tema sia esattamente prioritario e, parlando da cittadina, ritiene che se ne faccia più un uso pubblicitario che di concreta spinta politica. In tutto questo, di certo la burocrazia e la legislazione non aiutano, talmente lenti e farraginosi da far perdere spesso l’obiettivo. Qualunque esso sia.

Capisco che è giunta l’ora di lasciare i nostri eroi al loro lavoro quotidiano. Faccio per ringraziare e salutare quando vengo bloccata all’idea di un caffè, che non si nega mai a nessuno. Si scende per strada, con il sole caldo e via San Massimo accogliente.

Per la cronaca: il caffè era buono, la compagnia anche.

 

 

Studio Settanta7, via San Massimo 5/b

www.settanta7.com