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I marchi di certificazione forestale Vol.2

 

Articolo di Marco Appiotti

 

 

SECONDA PARTE – Storie di rane, alberi e scimpanzè

(leggi la prima parte)

Insomma, cosa dovremmo fare per collaborare alla salvaguardia del patrimonio forestale del pianeta? Vi potrà sembrare strano, ma basta “seguire una rana”. O almeno questa è la proposta di Rainforest Alliance:  un ente accreditato a rilasciare la certificazione forestale FSC. L’organizzazione statunitense celebrava infatti nel settembre scorso i 25 anni di impegno in difesa delle foreste pluviali con questo divertente e a tratti spassoso spot che ha già raggiuntto oltre un milione di visualizzazioni. Continua a leggere

I marchi di certificazione forestale Vol.1

 

Articolo di Marco Appiotti

 

 

PRIMA PARTE – Per fare un tavolo ci vuole il legno certificato

Sempre più spesso piccoli alberi stilizzati compaiono sui packaging dei prodotti di largo consumo (ma anche sui pallet tramite cui si trasportano) e sui manufatti in legno come mobilio, staccionate, etc. Forma e colore verde ne fanno indurre una valenza ecologica, non molti però sanno che si tratta dei marchi di “certificazione forestale” rilasciati da due organismi internazionali: FSC (Forest Stewardship Council) e PFEC  (Programme for the Endorsement of Forest Certification). Armati di una necessaria dose di buona volontà, sfogliando i rispettivi siti web se ne desumono valore e significati. Provo a riassumerli. Continua a leggere

Atlanti 2.0 per il mondo che cambia

 

Articolo di Lorenzo Marinone

Dal crogiolo dell’insonne Hollywood è arrivata anche nei nostri cinema l’ultima fatica dei registi della trilogia di Matrix. Si chiama Cloud Atlas, l’atlante delle nuvole, e come tutti gli atlanti propone una lettura totale della nostra epoca. Come purtroppo capita spesso, alla diagnosi non si accompagna una terapia specifica, ma qualche indicazione generale sì. Al posto di paralleli e meridiani, le coordinate del film sono, da un lato, le magnifiche sorti e progressive della comunicazione e del raccontare storie, e dall’altro le impressioni che hanno lasciato grandi movimenti di protesta come la primavera araba o gli Occupy-qualsiasi-cosa, ma anche, forse, lo yes we can di Obama. Proiettiamo questa griglia su uno sfondo dipinto a tinte fosche, del tipo la catastrofe è imminente (disastri ecologici, ma anche la paura del terrorismo), e il risultato, cioè il vero protagonista del film, diventa la voglia condivisa di cambiamento. Continua a leggere

Intelligente ma non troppo

 

Articolo di Lorenzo Marinone

 

 

Scagli la prima pietra chi non ha mai desiderato una bacchetta magica per cambiare le cose come vuole. Purtroppo programmare alla perfezione per cancellare l’imprevisto non è di questo mondo. Eppure il Cambiamento è uno dei pochi imperativi che accomuna le chiacchiere da bar ai dotti eloqui di un qualsiasi professorone del MIT o della Bocconi. Per non parlare della politica. Normalmente si vede nel buon senso la soluzione di molti problemi. Ma quando i politici si siedono a un tavolo con gli smanettoni informatici, il buon senso si chiama smart, e smart city la sua incarnazione. Il buon senso sarà sufficiente? Queste persone possono solo procedere a tentoni. Sono – come Topolino in Fantasia – degli apprendisti stregoni, perché non sanno quello che fanno. Però c’è modo e modo di non saperlo.

Ma programmare e prevedere tutto sarebbe poi desiderabile?, Continua a leggere

River Eyes Torino

 

Fino al 31 gennaio 2013 sono aperte le iscrizioni alla prima edizione del concorso artistico di comunicazione ambientale River Eyes Torino.
Possono partecipare giovani under 30, italiani o stranieri, presentando proposte di installazioni temporanee che stimolino la riflessione sulla relazione fra la città e i suoi fiumi: il Po, la Dora, lo Stura e il Sangone.
I quattro vincitori, selezionati da una giuria interdisciplinare, vinceranno un premio in denaro di 750 euro per realizzare le opere nei quattro luoghi individuati in collaborazione con le Circoscrizioni V, VI, VIII e X: le Acciaierie del Parco Dora, il Parco della Confluenza, l’Ecomuseo del Po e il Mausoleo della Bela Rosin.
Obiettivo ultimo è far diventare le installazioni di River Eyes Torino dei punti di monitoraggio, di ritrovo e di approfondimento sulle tematiche ambientali legate all’acqua.
L’iniziativa, a partecipazione gratuita, è promossa dalle associazioni Antropocosmos ed ECOntACT, in collaborazione con l’Istituto per l’Ambiente e l’Educazione Scholé Futuro ONLUS  e con il contributo della Città di Torino, Servizio alle Politiche Giovanili.
Per ulteriore informazioni, cliccate qui.

 

Parole sostenibili

 

Parole sostenibili è un viaggio intorno al significato della sostenibilità, la parola, un dizionario breve che contiene la definizione di ambiente, mobilità verde, economia etica e un modo più umano di vivere. Girato in Super8, con il contributo di vecchi filmati da tutto il mondo, è un viaggio reale e metaforico per cercare di capire il significato di una parola così tante volte utilizzata, ma raramente rispettata.

 

Il Natale che vorrebbero vorremmo

 

Articolo di Marco Appiotti

 

Guardate bene questa foto. L’ho trovata stampata su una borsina in carta di una profumeria.

 

 

Vi riconoscete, vero? Infatti l’immagine raffigura la tipica famiglia italiana la mattina di Natale: madre, padre, figlio unico (biondiccio) e il simpatico animale domestico. Sullo sfondo l’immancabile albero decorato e in primo piano l’effluvio di pacchi ben incartati.

E difatti rare sono le mamme che osano presentarsi al felice momento senza vestito rosso e spalla scoperta. E i papà difficilmente rinunciano all’abito scuro e la “pettinata” da playboy in occasione dell’importante ricorrenza.

Qualcuno potrebbe obiettare Continua a leggere

Il Bar di Helga

 

Qualche giorno fa, via mail, ricevo ‘sta roba qua.

Credo sia un ottimo esempio di divulgazione. E, ovviamente, ogni riferimento a persone, cose o fatti realmente esistenti non è puramente casuale.

 

Helga è la proprietaria di un bar, di quelli in cui si beve forte.

Rendendosi conto che quasi tutti i suoi clienti sono disoccupati e che quindi dovranno ridurre le consumazioni e frequentazioni, escogita un geniale piano di marketing, consentendo loro di bere subito e pagare in seguito. Segna quindi le bevute su un libro che diventa il libro dei crediti (cioè dei debiti dei clienti). Continua a leggere

Pubblicità sostenibile non è un ossimoro

 

Articolo di Marco Appiotti

 

Clic per ingrandire

 

Con l’espressione “paradosso della pubblicità” indico il fatto che le idee veramente buone non abbiano bisogno di promozione per diffondersi. Le persone che ne vengono a coscienza le praticano e le trasmettono ad altri con entusiasmo autentico, senza enfasi. Così è successo per i Gruppi d’Acquisto Solidale (GAS).

Il primo GAS nasce a Fidenza nel 1994. Scambio di buone pratiche, qualche incontro e l’idea prende piede anche altrove. Nasce una prima rete tra le esperienze nei diversi territori, si elaborano documenti condivisi, viene pubblicato un sito di collegamento: nel 2005 i GAS in Italia sono oltre 150, presenti dal Trentino alla Sicilia. Quando il web amplifica il passaparola e grazie anche ad una consapevolezza che va aumentando intorno ai temi della sostenibilità, i numeri crescono in modo esponenziale: nel 2008 i GAS iscritti alla rete nazionale sono quasi 400, nel 2011 già il doppio. Ma altrettanti si stima siano i gruppi non censiti. In un recentissimo articolo  Andrea Saroldi (torinese, tra i primissimi animatori della rete nazionale dei GAS) parla di quasi 200.000 persone coinvolte nel fenomeno.

In estrema sintesi i GAS Continua a leggere

There are a lot of smart people out there

 

Articolo di Giulia Li Destri Nicosia e Lorenzo Marinone

 


Forse la colpa è del cambiamento climatico. Non so. Ma pare che la famosa goccia nell’oceano sia ormai diventata un vero e proprio must. Cercata e richiesta, sulla bocca di tutti, la si invoca per stroncarne la congenita timidezza: appalesati, oh piccola goccia! L’oceano è grande e freddo e tutto blu, ma tu – e solo tu – potrai fare la differenza.

Potremmo definirla RdC, “Retorica del contributo”. È quella che mette insieme le adozioni a distanza e i disastri naturali, le primarie del PD e i camper dell’Avis, lo zio Sam che cerca proprio te e l’8xmille alla Chiesa Cattolica.

Sto parlando di qualcosa come questo:

Con un piccolo contributo mensile pari al costo di un caffè al ginseng potrai supportare la nostra causa e permettere la nascita di 183 presidi ospedalieri dispersi fra Congo, Angola e Namibia del nord”.

Ma cosa si evoca quando si chiede un contributo? Quale immaginario ci portiamo dietro quando decidiamo di chiedere o dare una mano? Continua a leggere