Archivi tag: energia pulita

No triv

Sostenibile.com energie-rinnovabili-socialeSi è recentemente svolto in Piazza Montecitorio a Roma il Sitin No Triv per sollecitare il Governo ad accorpare il referendum sulle trivellazioni al primo turno delle elezioni amministrative per contenere gli sprechi e garantire la massima affluenza alle urne.

Ad aderire tante associazioni ambientaliste tra le quali: WWF, Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Fondazione Univerde, Slow Food, Federconsumatori, Adusbef, SosTerra, Teleambiente, Comitati NoTriv e parlamentari di Sel, Alternativa Libera e M5S.

Tutti hanno ribadito la necessità di usare il buon senso e non buttare via tra i 300 e i 400 milioni di euro non abbinando il referendum con il primo turno delle prossime elezioni comunali.

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I droni che sono amici dell’ambiente

Sostenibile.com droniConoscere l’efficienza del proprio impianto fotovoltaico è prerogativa imprescindibile per la produzione di energia elettrica pulita e sostenibile. Tuttavia non sempre è possibile avere previsioni di produzione di energia elettrica del proprio impianto e sapere in tempo reale se i pannelli sono efficienti e funzionano correttamente.

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Energie rinnovabili, il rapporto di Legambiente

Sostenibile.com energie rinnovabiliE’ stato pubblicato l’annuale rapporto di Legambiente sullo stato dell’arte per quanto riguarda gli impianti che generano energia da fonti rinnovabili in Italia. Il dato positivo è come l’energia prodotta da fonti rinnovabili sia oggi presente in tutti gli 8.054 comuni italiani, in aumento rispetto all’anno precedente dove i comuni erano 7.937.

Nei comuni sono più di 700.000 gli impianti diffusi, si va dal solare, al geotermico, agli impianti a biomasse, eolici, idroelettrici e sistemi integrati con reti di teleriscaldamento e pompe di calore.

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Cuba sperimenta le energie rinnovabili con 14.000 pannelli fotovoltaici

sostenibile.com eolico a CubaLe energie rinnovabili, per fortuna, non conoscono confini. Cuba ha iniziato un programma per liberarsi, almeno in parte, dall’energia prodotta dai combustibili fossili. Per ottenere questo risultato ha iniziato l’installazione di un parco fotovoltaico dotato di 14.000 pannelli nella provincia di Cienfuegos a 250 Km circa dalla capitale l’Avana.

Il paese sotto embargo Usa da decine di anni, ha deciso di “sfruttare” una delle sue risorse naturali che l’hanno resa famosa al mondo.

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A Bari la prima rete pubblica di colonnine per ricarica elettrica automobili

Sostenibile.com colonnine elettricheA Bari sono state attivate 24 colonnine per la ricarica di auto elettriche. La prima è stata installata a gennaio, adesso ne sono state installate altre 24. L’amministrazione comunale prevedere di installarne altre 24 per arrivare a un numero complessivo di 50. Quelle attive si trovano nella zona del porto, dell’aeroporto, della stazione centrale, della fiera di Bari e alcuni centri commerciali.

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Che cos’è un termovalorizzatore?

Articolo di Claudia Piazza

Un termovalorizzatore non è nient’altro che un inceneritore, cioè un impianto di smaltimento dei rifiuti, generalmente destinati alla discarica, mediante processo di combustione ad alta temperatura. Negli impianti più recenti il calore sviluppato da tale combustione viene riutilizzato per produrre energia o nella rete di teleriscaldamento.

I rifiuti destinati a tale trattamento possono essere Rifiuti Solidi Urbani (RSU) o rifiuti speciali (macerie da demolizioni, fanghi di risulta, rifiuti da attività agricole, sanitarie, industriali, ecc.) che, prima della combustione, subiscono un trattamento di estrazione delle componenti plastiche, vetrose, metalliche, inerti e organiche (sostanze non combustibili) diventando così le famose ecoballe.

In tutta Europa se ne fa largo uso ma in alcuni Paesi come l’Olanda si cerca di limitare il più possibile la quantità di rifiuti destinati all’inceneritore fornendo incentivi per la raccolta differenziata e conferendo gli imballaggi vuoti al produttore che a sua volta provvede al riciclo.

L’argomento oggi ci tocca da vicino per via dell’impianto di termovalorizzazione di Torino in località Gerbido. In Italia ce ne sono 217 da nord a sud di cui 171 trattano rifiuti speciali e ne sono previsti altri 25 di nuova costruzione. Il termovalorizzatore di Torino è gestito dalla società pubblica (ma che presto verrà parzialmente privatizzata) TRM S.p.a. – Trattamento Rifiuti Metropolitani la quale si occupa anche del completo monitoraggio delle emissioni. Il sito è stato scelto in quanto vicino alla ferrovia, a una sede operativa della GTT e a una piattaforma di raccolta dell’AMIAT e si è provveduto alla svalutazione immobiliare della zona con opere di compensazione, come la costruzione di piste ciclabili e della linea 5 della metropolitana.

Dal punto di vista architettonico si è cercato di rendere il tutto meno “impattante” possibile ma senza mimetizzarlo: attraverso forme geometriche lineari si vuole costruire un’opera che riqualifichi la zona e che sia essa stessa strumento di comunicazione e di coinvolgimento della collettività. Ampie vetrate, un giardino d’inverno, acqua che scorre su una superficie inclinata, il camino con ascensore panoramico “rappresentano elementi naturali in grado di collegare idealmente l’idea della macchina (artificialità) con l’ambiente (naturalità)”.

Questo sistema, tuttavia, a sua volta produce una percentuale di rifiuti di risulta di circa un quarto rispetto al totale dei rifiuti introdotti, un 5% di ceneri, acque reflue, fumi che vengono filtrati perché contenenti alte concentrazioni di inquinanti come PM10, Mercurio, Diossina, Cromo, e altri. Tali rifiuti possono essere in parte riciclati come additivi per calcestruzzo anche se in Italia non ci sono ancora norme che lo consentano, la restante parte è destinata alla discarica come rifiuti pericolosi.

I pareri sull’utilità e l’efficacia di questi impianti sono discordanti: prima fra tutte c’è la necessità di alleviare il peso delle discariche ormai stracolme, poi c’è il bisogno di produrre energia diminuendo l’uso di combustibili fossili; il termovalorizzatore inquina, produce rifiuti che finiscono comunque in discarica, i fumi e le acque di risulta contengono agenti cancerogeni (però anche le discariche inquinano e non poco). I rifiuti continuiamo a produrli ma nessuno se li vuole tenere “a casa sua”, forse è meglio continuare a spedirli in Germania così ci pensano loro (pagando due volte, per smaltirli e per fornirci energia elettrica)?

Non siamo qui per giudicare la validità del progetto, ma per esaminare delle alternative. Ad esempio, si potrebbero diminuire notevolmente i rifiuti a monte al momento della progettazione dei prodotti: perché tanti involucri per una merendina? Perché non esistono più le bottiglie d’acqua in vetro a rendere? Perché non si installa un distributore di detersivi sfusi in ogni supermercato della città? Si potrebbe prendere esempio dalle città virtuose che massimizzano la raccolta differenziata e quindi il riciclo; oppure si può fare riferimento al modello sistemico secondo il quale gli output di un ciclo produttivo possono essere input per un altro, esattamente come accade in natura, dove non esistono discariche, ogni cosa è nutrimento per qualcuno.

Sicuramente non è semplice cambiare radicalmente e in poco tempo il nostro attuale stile di consumo, però il mercato lo fa il consumatore.

Per approfondire:

http://www.trm.to.it

http://it.wikipedia.org/wiki/Inceneritore#Scorie