Archivi tag: PIL

Non è un paese per (soli) economisti

 

Articolo di Lorenzo Marinone

 

 

Che la dittatura del PIL in economia e sulle nostre vite non sia esattamente la condizione migliore in cui ci possiamo trovare è stato detto mille volte e in modi diversi. Ma alle parole seguono le azioni. C’è chi abbandona tutto e vive da eremita dall’altra parte del mondo, chi impara a leggere le etichette e sceglie attentamente cosa comprare, chi francamente se ne infischia. Queste scelte, personali, dipendono anche da scelte fatte su altri piani, quello economico e quello politico soprattutto. Buona parte della partita si gioca lì. Continua a leggere

To Bes or not to Bes

 

Articolo di Lorenzo Marinone

 

Robert Capa, Un pastore siciliano indica la strada ad un militare americano, 1943

 

Vorrei fare insieme a voi un piccolo esercizio di traduzione usando due esempi.

Primo esempio. Prendiamo la fotografia qui sopra. La conoscete sicuramente. Fu scattata all’indomani dello sbarco americano in Sicilia,  durante la seconda guerra mondiale. Una delle cose che mi sono sempre chiesto guardandola è: ma come diavolo fanno a capirsi? Il soldato vorrà informazioni sulla natura del territorio, sulla posizione esatta delle truppe nemiche, sul tempo che ci vuole per spostarsi da un paese all’altro. Gli servono notizie precise. Quello che potrebbe essere scritto su un dispaccio militare: Continua a leggere

Oltre l’homo oeconomicus

                                                   

Articolo di Anna Paola Quaglia

 

Foto di Cecilia Postal


“Una società che mira a risollevarsi non dev’essere data in mano agli economisti”, argomenta Andreoli, psichiatra sociale e saggista, in un’intervista televisiva. L’economia, dal greco οἰκονομία, significa letteralmente gestione della casa. Chi abita dentro le mura di una casa? La casa è abitata da esseri umani. Ergo, l’economia assume significato se riferita ai bisogni dell’uomo. E qui, s’intravede tra la confusione dettata dai tempi, la risposta alla domanda che anima questa sezione: come rialzarsi dallo spread?

Per risollevarsi è necessario ripartire dai bisogni dell’uomo e ricalibrare la stessa funzione dell’economia su questa metrica. Se è dai bisogni che si organizza una polis, è dalla definizione dei bisogni e dalla loro gerarchia (sembra cioè necessario ristabilire una distinzione tra beni primari e secondari) che si declinano le risposte. Il mosaico dei bisogni è ampio: Continua a leggere

Bhutan: primo stato a voler diventare bio al 100%

 

Foto di Jean-Marie Hullot

 

Il Buthan, un piccolo stato montuoso dell’Asia, vicino all’Himalaya, collocato tra Cina e India con una superficie di 47.000 km² e circa 650.000 abitanti, paese a maggioranza buddista, rimasto a lungo chiuso al mondo esterno, sta puntando ad avere una produzione agricola che sia al 100% biologica.

L’obiettivo è quello di rispettare le risorse naturali di cui dispone e offrire l’opportunità ai contadini di lavorare anche in povertà. I contadini di alcune aree infatti sono troppo poveri per poter usare dei prodotti chimici e per coltivare i campi. Quello che potrebbe sembrare un limite si potrebbe rivelare una scelta vincente oltre che necessaria: attraverso questa politica, ci si potrebbe orientare verso  produzione rispettosa dell’ambiente e della salvaguardia del territorio e delle comunità locali.

Secondo questo politica, bisogna guardare non al prodotto interno lordo (PIL) come indicatore ma alla felicità nazionale lorda (FIL). In un recente articolo, che potete leggere qui, è stato accennato a un indicatore simile al posto del PIL (prodotto interno lordo). In un intervento, il primo ministro del Bhutan Jigmi Thiley ha spiegato che il percorso verso il biologico nasce dalla convinzione che la prosperità del Paese dipende dalla capacità di lavorare in armonia con la natura.

Lo stesso pensiero è condiviso dall’agronomo australiano Abdre Leu, diventato consigliere del governo del Bhutan e presidente della Federazione Internazionale dei Movimenti per l’agricoltura biologica.

Resta da vedere se i grandi produttori agricoli del paese, più organizzati e moderni, saranno dello stesso parere favorendo l’agricoltura biologica contro la regola del business, visto che producono grossi quantitativi di mele, mandarini e patate che esportano nei paesi vicini.

Nonostante tutto altri stati indiani al confine con il Buthan hanno iniziato il loro percorso per mettere al bando prodotti chimici, favorendo dei metodi di coltivazione 100% naturali.

 

Dopo il Prodotto interno lordo prende corpo il Benessere equo e sostenibile

Il PIL è uno degli acronimi più usati, soprattutto in questi anni, tuttavia il prodotto interno lordo da decenni è ormai criticato, per­ché, come già nel ’68 disse Robert Kennedy in un celebre discor­so, il PIL non misura «ciò che rende la vita degna di essere vissu­ta », infatti è il miglior indicatore per misurare la produttività di un paese. Ci aiuta a comprendere i fenomeni economici, ma sicuramente non riesce a dirci lo stato di salute economica delle famiglie, essendo una misura quantitativa della produzione realizzata dal sistema economico, non offre una misura complessiva del progresso di una società. Durante i giorni del summit sullo sviluppo sostenibile ‘Rio +20’, sono stati resi noti gli indicatori con cui si inizierà a misurare il Bes, cos’è il Bes? Bes è l’acronimo di benessere equo e sostenibile, ed è stato creato nel 2010. Per affrontare questa sfida il Cnel e l’Istat hanno costituito nel dicembre 2010 un “Comitato di indirizzo sulla misura del progresso della società italiana”, composto da rappresentanze delle parti sociali e della società civile: non solo, quindi, organizzazioni sindacali e associazioni di categoria, ma anche tutto il mondo associativo in genere. Per la prima volta hanno lavorato insieme per l’individuazione del set di indicatori fondamentali per misurare il benessere.

L’obiettivo del Comitato, in analogia a quanto sta avvenendo in altri paesi, è quello di sviluppare un approccio multidimensionale e condiviso basato sul concetto di “benessere equo e sostenibile” (Bes), ovvero un nuovo modo per leggere la realtà affiancando alle misure economiche una serie di indicatori non economici fondamentale anche nella progettazione delle politiche pubbliche. Questo non significa eliminare il concetto di PIL come strumento di misura ma associargli un indicatore in grado di descrivere in modo più efficace quello che viene percepito quotidianamente dalle persone.

Il tutto è stato ottenuto selezionando 134 parametri complessivi in grado di misurare gli aspetti che contribuiscono maggiormente a determinare il benessere individuale e sociale. Sono stati scelti tutti i parametri che hanno una correlazione chiara con il concetto di benessere, evitando quelli che possono prestarsi a letture ambigue.

Sono state individuate 12 macrocategorie all’interno delle quali sono stati esplicitati i 134 parametri presi in considerazione, le macrocategorie sono:

Ambiente, Salute, Benessere economico, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione dei tempi di vita, Relazioni sociali, Sicurezza, Benessere soggettivo, Paesaggio e patrimonio culturale, Ricerca e innovazione, Qualità dei servizi e Politica e istituzioni.

Per raccogliere i dati sul sito è stato pubblicato un questionario che ha permesso di esprimere ad oltre 2.000 persone la propria opinione sul set di dimensioni del benessere; parallelamente, un blog ha raccolto contributi e approfondimenti dei rappresentanti della società civile sulla questione delle misure del benessere. Nel far questo sono stati scelti tutti i parametri che hanno una correlazione chiara con il concetto di benessere, evitando quelli che possono prestarsi a letture ambigue. Si va ad esempio dal tasso di furti in abitazione, alla disponibilità di verde urbano, alle emissioni di gas serra, alla propensione alla brevettazione delle imprese, alla ricchezza netta media pro capite, fino allo stato fisico e psicologico degli individui.

A dicembre questi dati saranno presentati nel primo rapporto Cnel-Istat sul benessere in Italia.

Per approfondimenti:

http://www.misuredelbenessere.it

Comunicato stampa [link]

Le opinioni dei cittadini sulle misure del benessere, consultazioni online [link]

Dopo il Prodotto interno lordo prende corpo il Benessere equo e sostenibile

Articolo di Stefano Ciullo

Il PIL è uno degli acronimi più usati, soprattutto in questi anni. Nonostante questo, il prodotto interno lordo da decenni è ormai criticato, per­ché, come già nel ’68 disse Robert Kennedy in un celebre discor­so, il Pil non misura «ciò che rende la vita degna di essere vissu­ta ». Infatti è il miglior indicatore per misurare la produttività di un paese. Ci aiuta a comprendere i fenomeni economici, ma sicuramente non riesce a dirci lo stato di salute economica delle famiglie. Essendo una misura quantitativa della produzione realizzata dal sistema economico, non offre una misura complessiva del progresso di una società. Durante i giorni dell’appena trascorso, e anche lui criticato, summit sullo sviluppo sostenibile ‘Rio +20’, sono stati resi noti gli indicatori con cui si inizierà a misurare il Bes, cos’è il Bes? Bes è l’acronimo di benessere equo e sostenibile, ed è stato creato nel 2010. Per affrontare questa sfida il Cnel e l’Istat hanno costituito nel dicembre 2010 un “Comitato di indirizzo sulla misura del progresso della società italiana”, composto da rappresentanze delle parti sociali e della società civile: non solo, quindi, organizzazioni sindacali e associazioni di categoria, ma anche tutto il mondo associativo in genere. Per la prima volta hanno lavorato insieme per l’individuazione del set di indicatori fondamentali per misurare il benessere.

L’obiettivo del Comitato, in analogia a quanto sta avvenendo in altri paesi, è quello di sviluppare un approccio multidimensionale e condiviso basato sul concetto di “benessere equo e sostenibile” (Bes), ovvero un nuovo modo per leggere la realtà affiancando alle misure economiche una serie di indicatori non economici fondamentale anche nella progettazione delle politiche pubbliche. Questo non significa eliminare il concetto di PIL come strumento di misura ma associargli un indicatore in grado di descrivere in modo più efficace quello che viene percepito quotidianamente dalle persone.

Il tutto è stato ottenuto selezionando 134 parametri complessivi in grado di misurare gli aspetti che contribuiscono maggiormente a determinare il benessere individuale e sociale. Sono stati scelti tutti i parametri che hanno una correlazione chiara con il concetto di benessere, evitando quelli che possono prestarsi a letture ambigue.

Sono state individuate 12 macrocategorie all’interno delle quali sono stati esplicitati i 134 parametri presi in considerazione, le macrocategorie sono:

Ambiente, Salute, Benessere economico, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione dei tempi di vita, Relazioni sociali, Sicurezza, Benessere soggettivo, Paesaggio e patrimonio culturale, Ricerca e innovazione, Qualità dei servizi e Politica e istituzioni.

Per raccogliere i dati sul sito è stato pubblicato un questionario che ha permesso di esprimere ad oltre 2.000 persone, la propria opinione sul set di dimensioni del benessere; parallelamente, un blog ha raccolto contributi e approfondimenti dei rappresentanti della società civile sulla questione delle misure del benessere. Nel far questo sono stati scelti tutti i parametri che hanno una correlazione chiara con il concetto di benessere. Si va ad esempio dal tasso di furti in abitazione, alla disponibilità di verde urbano, alle emissioni di gas serra, alla propensione alla brevettazione delle imprese, alla ricchezza netta media pro capite, fino allo stato fisico e psicologico degli individui.

A dicembre questi dati saranno presentati nel primo rapporto Cnel-Istat sul benessere in Italia.

Per approfondimenti:

http://www.misuredelbenessere.it

Comunicato stampa [link]

Le opinioni dei cittadini sulle misure del benessere, consultazioni online [link]