Archivi tag: riuso e riciclo

Econchic, la boutique dove si sperimenta il baratto

Articolo di Cristina Coppo

Econchic_swap_boutique

Che cos’è una swap boutique? Per capirlo meglio ho posto la domanda a Melissa Ronconi, che a Perugia ha da poco inaugurato Econchic – Lo stile sostenibile. Dalle sue parole è emerso come sia un luogo di scambio permanente, uno spazio in cui possiamo lasciare le cose che giacciono dimenticate negli armadi e prenderne altre che in questo momento ci sono più utili. Ma nella voce di Melissa si percepiva molto di più, ossia la passione e l’entusiasmo nel portare avanti la scelta “zero rifiuti” per il suo negozio.

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La storia della scarpa vecchia…

Articolo di Stefano Ciullo

Vecchia scarpa da ginnasticaC’erano una volta delle vecchie scarpe da ginnastica, appartenevano a un ragazzo che era solito praticare jogging tutti i giorni nel parco cittadino vicino a casa. Nella giornate passate ad accompagnare il ragazzo avevano visto un po’ di tutto, dalla neve al sole, dal freddo al caldo. Come tutte le cose che vengono utilizzate con tanta frequenza, un bel giorno, le scarpe aveva cominciato ad accusare i primi acciacchi e le suole si erano parecchio consumate.

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Ri-animarte: la poesia del riciclo

Articolo di Camilla Munno

ri-animarteRiciclare, recuperare, riutilizzare: sono le parole d’ordine per dare una seconda vita e un nuovo valore a oggetti che diversamente sarebbero stati buttati o dimenticati. Oggi vi vogliamo presentare un’attività sostenibile di Roma che se ne occupa nel quotidiano: Ri-animarte, un luogo dove si coniugano arte e riuso creativo di materiali di scarto, dando nuova vita agli oggetti, in modo artistico ed eticamente giusto.

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Prevenire è meglio che riciclare

Articolo di Cristina Coppo

settimana_riduzione_rifiutiDifferenziare i rifiuti non è sufficiente per “far del bene all’ambiente”. Per quanto una corretta gestione dei rifiuti domestici e aziendali sia indispensabile per il riciclo delle materie prime, si tratta di un’azione che non mette in discussione il modello che ha portato all’attuale e difficile situazione del pianeta. Meno semplice, ma più efficace, imparare a ridurre.

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Si può fare

Sostenibile.com si può fareUn libro relativamente breve, una copertina divertente e un titolo che, fin da subito, trasmette una sensazione positiva o propositiva, dettaglio che, considerati i tempi, non è propriamente trascurabile. E di propositivo, dentro “Si può fare”

La storia della linguista e logopedista proveniente da una famiglia borghese e l’artigiano, che odora «di officina, di legno, di metallo e di lavoro». Ma questo homo faber che rimonta panchine liberty smembrate e resuscita lavatrici e carrozze con il suo motto è: «Si può fare» con la forza della mente e delle mani, naturalmente.

Perché un mondo di soli capitali e di gente che vuole dimenticare come si fa a riparare un oggetto non va da nessuna parte.

La storia, intrisa di ironia e di giocoso sarcasmo, diventa così una sorta di richiamo alla semplicità e alla concretezza, oltre che contenere una sorta di denuncia degli sprechi e delle pessime abitudini contemporanee. Purtroppo siamo schiavi dell’usa-e-getta, una logica che ingozza alcuni e mortifica molti altri.

Con la sua scrittura saettante e leggera, con il suo stile brioso ed autentico, la scrittrice pone l’accento, a modo suo naturalmente, sui concetti di sostenibilità e di rinascita. Perché si ha sempre di più la sensazione che non possa esserci rinascita (umana, economica, politica, sociale, ecologica) senza un progetto finalmente sostenibile e rispettoso del mondo. Insomma: si può fare.

Qui trovate la scheda del libro e la recensione

Garbage Patch State: l’isola dei rifiuti

Articolo di Camilla Munno

Nasce il Garbage Patch State, una vera e propria isola di rifiuti galleggiante, un’enorme isola costituita dalle tonnellate di rifiuti in plastica che invadono l’oceano. E’ diventata un paese con una capitale, Garbandia, ed con una bandiera: un campo azzurro con cinque vortici rossi che rappresentano le isole di rifiuti esistenti sul pianeta.
Lo Stato di rifiuti è situato  tra il Mar dei Sargassi, l’Atlantico e l’Oceano Indiano.  Dalla forma e i confini indefiniti, è stato definito stato ad una cerimonia Unesco tenutasi a Parigi e organizzata dalle Nazioni Unite. Lo Stato è abitato da sacchetti di plastica, tappi e rifiuti di ogni genere, non è visitabile e calpestabile, ma lo si può vedere navigando tra i mari. Continua a leggere

Dalla piazza al Parlamento. Una firma per Rifiuti Zero

 

Prosegue la raccolta firme per presentare la legge di iniziativa popolare “Rifiuti Zero – Zero Waste”. Il comitato promotore, composto da più di 150 associazioni disseminate su tutto il territorio nazionale, rinnova il suo appello a tutte le forze politiche affinché sostengano il progetto e moltiplica la presenza nelle piazze per raccogliere le adesioni.

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Low Impact Man: la sostenibilità secondo Steven Vromman

 

Articolo di Claudia Piazza

 

 

Apocalittici e integrati. Se non dividiamo il mondo in blocchi contrapposti non ci troviamo un senso. Come se potessimo convincerci di star facendo la cosa giusta solo a patto di tifare per uno dei contendenti. E alla fine le differenze sono sempre queste. Da un lato quelli che denunciano la scandalosa profanazione appena spunta una novità, che profetizzano una catastrofe imminente, l’apocalissi definitiva per colpa di una maggioranza cieca e impazzita. Dall’altro lato quelli che adorano questa novità per il semplice fatto che è una novità, e sono certi che sarà più bella, più buona e giusta di qualsiasi altra mai esistita.

Può succedere anche quando si parla di sostenibilità – qualsiasi cosa si voglia significare con questa parola. Sarà possibile continuare a vivere in città epperò non consumare risorse come se avessimo a disposizione quelle di tre pianeti uguali al nostro? Il rispetto spasmodico per l’ambiente richiede di tornare a vivere come nel paleolitico? Quale impatto avrà sul nostro quotidiano la scelta di vivere a basso impatto (ambientale)? Messa così, la questione non la si risolve proprio. Bisogna toccare con mano, provare, e valutare i risultati.

È quello che ha fatto Steven Vromman: ha deciso di vivere con una impronta ecologica bassissima, mantenendo comunque una buona qualità della vita. Nel suo blog racconta questa esperienza: l’energia per il portatile la ricava pedalando in bicicletta, ha un lettore mp3 che funziona a manovella con una dinamo, compra molti prodotti dagli agricoltori della zona e ha coibentato le pareti di casa con l’alluminio. Stravaganze? Forse. Ma lui sostiene di vivere bene e di non vedere le sue scelte come delle rinunce.

Proponiamo l’esperienza di Steven Vromman come spunto per intraprendere uno stile di vita piu’ sostenibile, tenendo sotto controllo i nostri impatti. Non e’ facile ridimensionare i propri consumi da un giorno all’altro. Ma si può tentare.

 

Comete la vida!

 

Articolo di Cristiana Abate

 

Foto di Diego Wyllie


Le Feste dei “Barri” di Barcelona mettono insieme arte, temi popolari, politica e convivenza civile, con un punto di incontro dato dalla socializzazione e dalla partecipazione attiva dei cittadini sulle tematiche eco e riuso, che diventano un aspetto caratterizzante ma, soprattutto, un momento di vanto per il Comune nell’avere una festa “educativa”, “fili conduttori” per la sensibilizzazione della popolazione in maniera molto giocosa e folcloristica, che coinvolge anche i milioni di turisti che si trovano catapultati in un “Carnevale estivo”.

Fantasia e creatività, aggregazione e riuso, diventano le parole chiave di un momento in cui a farla da padrone sono, strano ma vero, i rifiuti. Grazie a queste feste, il Comune di Barcelona è riuscito a creare nuovi posti di lavoro, a sensibilizzare le masse e gli organizzatori di ogni barrio, sostenendo gli abitanti del quartiere, i giornalisti e tutti quei lavoratori che agiscono sui temi della sostenibilità e dell’accessibilità.

Questa enorme festa ha generato Continua a leggere

Il Green Packaging della foresta urbana

 

Articolo e foto di Camilla Munno

 


Questa è la storia di una cartiera come tante che inquinava come tante altre, che un giorno del 2008 decide di dire basta e cambiare le proprie abitudini diventando green e attuando una strategia di recupero rifiuti.

Si tratta della Sabox s.r.l. (Gruppo Sada), un’azienda campana facente parte del distretto pastaio-conserviero di Nocera-Gragnano e oggi produttrice di sustainable packaging, la quale nel 2008 durante la strage dei rifiuti di Napoli decide di risollevare il valore  e la reputazione dei suoi cittadini e della città riutilizzando i rifiuti di carta e cartonato dei cittadini stessi. I rifiuti come motore di questo progetto che ha rivoluzionato il processo di produzione del packaging campano.

Ho conosciuto questa realtà nella frenesia del Salone del Gusto, imbattutami nel gustoso corridoio della Regione Campania, e sono rimasta colpita da uno stand all’ingresso del Padiglione 3 interamente in cartone: poltrone, sgabelli e stand stesso ottenuti da cartone riciclato. Continua a leggere