Il mio proposito per il nuovo anno: vivere secondo il “downshifting”

 

Articolo di Claudia Piazza

 

Foto di Ridana

Durante queste feste ho avuto l’occasione di passare più tempo con la mia famiglia e confrontarmi con loro sui temi attuali, tra i tanti anche sulla questione delle energie rinnovabili. In particolare ci chiedevamo perché in un momento così delicato per il nostro ecosistema (non penso di avere mai vissuto un inverno così caldo…) nel nostro Paese siano ancora così pochi gli interventi a favore dell’impiego delle fonti energetiche naturali. Per di più mi è caduto l’orecchio e anche l’occhio su notizie che narrano di come dal 2011 circa l’Europa abbia deciso di buttarsi nuovamente sul carbone perché più economico e più “sicuro” rispetto al nucleare, che dopo la strage di Fukushima ha visto precipitare i consensi dell’opinione pubblica1. Lascio a voi i commenti al riguardo.

Tutto questo ragionamento ci ha portati a chiederci: perché passare alle risorse rinnovabili è così difficile? Beh la risposta è immediata: siamo in tanti sul pianeta, tutti hanno diritto allo sviluppo economico come è stato per noi anni fa, il fabbisogno energetico è troppo alto per poter essere sostenuto da sole, aria e acqua ed è in continua crescita.

Poiché da un po’ di tempo ho capito che da sola non posso cambiare il mondo, ho deciso di provare a cambiare il mio mondo tentando di vivere secondo la filosofia del Downshifting, che in italiano si traduce come “semplicità volontaria”. Questa filosofia non è affatto nuova ed è ereditata dal concetto di decrescita teorizzato negli anni settanta da filosofi come Jean Baudrillard, André Gorz, Nicholas Georgescu-Roegen e Serge Latouche, secondo i quali era necessario prendere coscienza dell’insostenibilità di ritmi di vita troppo veloci. I Downshifters sono persone che scelgono di vivere con meno, prima di tutto riducendo le ore di lavoro (e questo, ad oggi, non è nemmeno così difficile… la crisi docet!) per dedicare più tempo a se stessi, alla famiglia e agli hobby; di conseguenza, avendo a disposizione meno denaro, riducono consumi e sprechi intraprendendo uno stile di vita più ecologico. Magari si dedicano all’orto e privilegiano l’atto di gustare il cibo anziché recarsi ai fast food; hanno più tempo per fare la spesa magari al mercato, scambiando due parole e donando un senso di umanità all’atto dell’acquisto che ci viene ormai automatico. Non si tratta di privarsi di qualcosa, ma di rivalutare quello che già si ha e arricchirci spiritualmente piuttosto che economicamente.

Certo in periodi come questo chi ha un lavoro a tempo pieno se lo tiene stretto e fa bene, per quelli come me che hanno un lavoro part time o lavori saltuari, consiglio di cogliere l’occasione per ridimensionare i propri stili di vita godendoci tutti i momenti e dando il nostro piccolo contributo per salvare la Terra.

 

1Per approfondire clicca qui e qui

 

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