Un’alternativa concreta

 

Articolo di Marco Ricossa

 

 

Insieme a pochi altri principali temi, oggi, fare la spesa per sé e per la propria famiglia rappresenta una delle scelte più cruciali in assoluto. La logica distributiva che si decide di favorire puó veramente fare la differenza. Quando si prende un carrello al supermercato bisogna farlo con la consapevolezza di cosa veramente si sta facendo: questo gesto, in apparenza cosi semplice, implica in realtà tutta una serie di aspetti che i più ignorano completamente. Sí perché oggi, la stragrande maggioranza di noi vede nella logica distributiva del supermercato una comodità: vai, parcheggi, compri, paghi, accumuli punti, riprendi l’auto e via. Ma dietro  a questa comodità si nasconde un prezzo altissimo da pagare, nessuno se ne accorge, tutti lo pagano.

1 euro per un chilo di pomodori. Paghi e passi alla prossima voce nella lista della spesa. Chi e quanto viene pagato per quel chilo di pomodori? Mediamente l’85% di quell’euro va nelle tasche del negozio che lo vende. Vendere un chilo di pomodori, a quel negozio costa 85 centesimi tra logistica, marketing, strutture, costi fissi dell’azienda, ecc… I restanti miseri 15 centesimi vanno a chi produce il pomodoro, e, anche lui, di costi deve sostenerne parecchi tra semina, lavorazione, raccolta, sprechi, invenduto, pesticidi e grandine. Tutto questo senza considerare che se per esempio arriva una stagione troppo secca i costi si alzano. Su quale base appoggia quindi questo tipo di distribuzione? È solida? È un modello economico che puó durare nel tempo? Purtroppo la risposta non è confortante, e non solo dal punto di vista economico. Mediamente infatti, specialmente nel settore ortifrutticolo, i prodotti subiscono un processo di conservazione che fa si che dalla raccolta alla vendita possano trascorrere anche 30 giorni senza che il prodotto appaia deperito. In pratica raccolgono oggi ció che verrà venduto tra un mese. Vi sembra di poter definire “fresco” quel prodotto?

Bene, in verità un’alternativa a tutto questo c’é già. Anzi ce ne sono molti e si chiamano GAS – Gruppo di acquisto solidale. Si tratta di gruppi di persone che si uniscono e comprano direttamente dai produttori. Mai come in questo caso si puó dire che l’unione fa la forza. Più si è meglio è. Acquistare insieme significa avere margine di trattativa sui prezzi, significa poter scegliere e, non ultimo, mangiare meglio.
Solidale sta per corretto, giusto. Il produttore riceve il giusto compenso quindi genera lavoro remunerato correttamente e puó permettersi di investire in ció che fa aumentando sempre il proprio standard qualitativo. Tutto questo porta ad un risultato: prezzo giusto e cibo giusto.
Oggi un’alternativa esiste, è concreta e reale, alla portata di chiunque lo desideri, é comoda ed aiuta a socializzare. Le persone si incontrano, si scambiano pareri, si parlano e tornano ad avere una vita sociale, la stessa che questo mondo tenta in tutti i modi di stapparci. Aderire ad un GAS significa quindi mangiare meglio, ma non solo, significa futuro, vuol dire guardare avanti e avere una prospettiva.  Aderire ad un GAS è semplice. In molte città in Italia ce ne sono di già formati e consolidati. É sufficiente cercare su internet il piú conodo alla propria abitazione e cominciare.

 

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