Architettura senza frontiere: una speranza per le emergenze sociali

Articolo di Camilla Munno

Architettura senza frontiere è un’associazione no profit nata a Roma nel 2002 che comprende una serie di organizzazioni che si occupano di progetti di sviluppo sostenibile in cui l’architettura diventa il mezzo per offrire un aiuto alle emergenze sociali. L’architettura non nel suo senso convenzionale, estetico e formale, ma come creazione di luoghi di vita e partecipazione con popolazioni meno fortunate.

Architettura senza frontiere Piemonte è presente a Torino dal 2006 ma nel 2010 si è iscritta come onlus indipendente al registro delle onlus piemontesi. L’associazione interviene per lo più nei progetti di cooperazione decentrata e sul territorio nazionale nei casi di emergenze sociali. L’architettura viene vista come processo di partecipazione, interventi che lasciano un po’ da parte le questioni tecniche, ma valutano le esigenze degli utenti e le ricadute future, luoghi in cui le persone in difficoltà di paesi del terzo mondo si possano riconoscere e imparare le tecniche costruttive, la possibilità di prepararsi per un lavoro, l’architettura diventa un mezzo di soccorso e conoscenza.

I settori di intervento consistono nella:

  • Tutela e valorizzazione del patrimonio storico e culturale;
  • Progettazione architettonica e urbanistica;
  • Progettazione partecipata;
  • Sviluppo si tecnologie sostenibili;
  • Tutela dell’ambiente;
  • Tutela dei diritti civili;
  • Formazione.

Il ruolo dello sviluppo sostenibile nella costruzione è fondamentale, in quanto possono essere utilizzati per lo più i materiali naturali che si trovano nei luoghi in cui bisogna intervenire, per questo è necessario ottimizzare ciò che si ha, con un ragionamento multidisciplinare, considerando l’idea e la sua realizzazione prima e dopo.

I progetti che sono stati realizzati sono:

  • Ri-partire dalla paglia: studio di fattibilità per la costruzione con paglia di riso ad Haiti (2012);
  • Studio di fattibilità e per le attività di formazione con il Centro di Harambeè a Nanuyki, Kenya (2012);
  • Foyer d’acceuil aux enfants demunis d’Haiti: ricostruzione di una casa di accoglienza per bambini a Leogane, Haiti (2011/2012);
  • Formazione per lo sviluppo: studi per la riqualificazione urbana del Barrio Barranquitas e Italia nella Municipalidad di Rafaela, Argentina (2011/2012).

L’esperienza della ricostruzione della casa di accoglienza per bambini ad Haiti, ci racconta una giovane volontaria architetto, Tiziana Moro, che è stata sul luogo e ha progettato e realizzato l’intervento, è stata piuttosto difficile da affrontare: le differenze culturali, il diverso tipo di educazione e il rispettare le loro aspettative sono state le più grandi sfide. Nella ricostruzione è stata svolta un’opera di coinvolgimento del vicinato, una vera e propria educazione del manufatto, insegnando come lavorare  e cercando di inserire il significato di casa occidentale, per gli haitiani la casa è semplicemente in luogo in cui si dorme, invece i volontari hanno anche cercato di introdurre una certa cura nella costruzione della casa e dei particolari.

La situazione di Haiti è critica, l’80% della popolazione è disoccupata, l’architettura è stata un processo per inserirsi nel luogo e condividere con i suoi abitanti, svolgendo un progetto partecipato, utilizzando i materiali del posto in particolare il legno, che rappresenta l’architettura tradizionale di Haiti.

La popolazione purtroppo stenta a sopravvivere poiché il prezzo del cibo importato dagli statunitensi è alle stelle molti prodotti vengono importati ed il paese è sotto un forte dominio americano.

La maggior parte dei centri di produzione agricola di Haiti viene abbandonata nel momento in cui i contadini devono fare i conti con un territorio decimato dall’erosione, dalla deforestazione e dalle tempeste tropicali. Per cercare un profitto, i pochi produttori rimasti hanno fissato prezzi dichiaratamente alti rispetto a quelli dei prodotti di importazione americana (dove i produttori beneficiano di generosi sussidi governativi). Per tutti questi motivi Architettura Senza Frontiere combatte ogni giorno per dare una speranza a queste popolazioni trovando delle alternative di vita e offrendo qualche servizio in più.

Un’altra esperienza di grande valore è stata la progettazione di una casa in paglia di riso, uno studio di fattibilità attraverso l’utilizzo di materiali locali, dando una prospettiva per il futuro alle cooperative locali, il progetto è stato portato avanti da due studenti del Politecnico con la loro tesi di laurea i quali hanno voluto riportare la loro esperienza dell’utilizzo della paglia come materiale ecologico, antisismico per ri-costruire abitazioni in modo sostenibile, il quale è stato presentato al Salone del Libro di Torino 2013.

Soluzioni sostenibili, utilizzando l’architettura e l’amore dei volontari, come mezzo per risollevare e creare luoghi dell’abitare per molte emergenze sociali e realtà ai più sconosciute, le quali hanno bisogno del nostro aiuto e delle nostre conoscenze.

Per info: www.asfpiemonte,org / asf@asfpiemonte.org

 

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