Fare la spesa con gli SCEC

Articolo di Lorenzo Marinone

SCECUna curva che sale vertiginosa e un ponte di corda da attraversare. Il debito e la transizione. Se il denaro è da sempre effigie e simbolo del presente in cui vale, lo Scec non fa eccezione. L’altro lato delle banconote raffigura una pietra, una conchiglia, una piuma, una spiga. Una galleria di antenati.

Lo Scec non è esattamente denaro, assomiglia ma non troppo alle mille e mille monete complementari che circolano per il pianeta. È l’acronimo di solidarietà che cammina, ma forse è anche la parola cash pronunciata al contrario. E dalla Campania dove ha visto la luce nel 2008 sta affiancando gli euro un po’ ovunque in tutta Italia. La sua gestazione inizia poco più di una decina di anni fa. L’economia del sud-est asiatico è crollata e Fondo Monetario Internazionale e Banca mondiale presiedono alla sua ricostruzione. L’Argentina in bancarotta è scossa dalle caceroladas. Il Nasdaq è in caduta libera dopo lo scoppio della bolla speculativa sui titoli tecnologici. Un antipasto di quella che oggi conosciamo come crisi del debito aperta da alcune banche americane 6 anni fa. Ed è per questo che è nato lo Scec: una risposta alternativa a un sistema basato sul debito. Sapendo bene che dopo questa burrascosa manciata di anni bisogna cambiare rotta.

“Togliti dalla testa che lo Scec sia una moneta complementare. E non è nemmeno uno sconto propriamente detto”. Flavio Ponsetti, presidente di Arcipelago Scec Piemonte, taglia le frasi con l’accetta. “Primo: qualsiasi moneta può creare debito. Perché è sempre una merce. Lo Scec invece non “vale” nulla. È neutro”. Funziona così: il commerciante che aderisce al circuito riceve un certo numero di Scec. Gratuitamente: regola aurea è che Scec e euro non sono convertibili, mai. Decide poi di applicare uno “sconto” sui suoi prodotti, poniamo del 10%. Il cliente, anche lui aderente al circuito e in possesso di Scec, può pagare in modo misto: un po’ in euro e un po’ in Scec. Se compra, ad esempio, due tazzine da caffè per un valore totale di 10 euro, pagherà 9 euro in contanti e 1 Scec (che copre il 10% di sconto).

“Secondo: si tratta di una diminuzione di prezzo”. Il presidente continua l’arringa. “Lo sconto per sua natura muore quando viene consumato. Lo Scec invece resta in mano al commerciante, che a sua volta fa la spesa e reimpiega quello stesso pezzo di carta. Il ragionamento è: rinuncio a guadagnare 1 euro, ma quell’euro in qualche modo viene conteggiato e circola. E chi compra alla fine dei conti spende meno”. Viene da pensare che sia semplicemente un valore di scambio slegato dal materiale di cui è composto. Insomma, una moneta complementare. “Lo Scec non crea debito perché circola sotto forma di solidarietà”. Ponsetti non molla la presa, si capisce che sta arrivando il momento clou. “Solidarietà significa ancorare un valore al territorio. Uno scambio che resta sempre di prossimità. Ma significa anche legare le persone fra loro, ricreare la comunità, riprendersi tutti insieme la propria sovranità. Non solo economica, soprattutto quella sociale”.

Qual è la transizione proposta da Arcipelago Scec? Se non è una moneta complementare, è però in qualche modo alternativa. “Non bisogna porsi in contraddizione. A qualsiasi livello. Con il modello economico dominante, con gli abitanti della propria città, col vicino di casa. Non porta a nulla. Lo Scec è un’alternativa positiva, che si sta ritagliando i suoi spazi, e dalla nicchia in cui è nato adesso viene adottato da tante piccole isole locali. Questo è un arcipelago. Che attira sempre più persone perché dimostra di funzionare. È fatto da persone e resta a misura d’uomo”.

Ultimamente alcune amministrazioni comunali si sono interessate allo Scec. La IV Municipalità di Roma e la Circoscrizione 6 di Torino hanno scelto di adottare lo Scec permettendo che si diffonda in modo rapido e capillare. “È davvero così – spiega Nadia Conticelli, presidente della Circoscrizione 6 di Torino – in un momento di crisi come questo ogni categoria tende a chiudersi in se stessa. Invece bisogna aprirsi, iniziare a percorrere nuove strade. Lo Scec è un vantaggio sotto molti profili. I commercianti non perdono lo sconto che concedono, i clienti spendono meno, il tessuto sociale dei quartieri riprende vigore”. Presso la sede della Circoscrizione è appena stato attivato un punto di distribuzione Scec (tutte le informazioni sul sito istituzionale). Chiunque può associarsi e entrare a far parte del circuito. “Oltre alla zona di piazza Foroni, anche a S. Rita molti commercianti avevano già aderito a Scec. E ci siamo resi conto che i legami e gli scambi fra le due zone di Torino, ai poli opposti della città, stavano aumentando. Da qui l’idea di dare l’appoggio delle istituzioni al progetto. Con la speranza che si diffonda, anche grazie al nostro esempio”. Il ponte collega l’arcipelago, ora si tratta di attraversarlo.



Questo articolo è stato pubblicato in Economia ed Energie, Sociale il da .
Una foto di Lorenzo

Informazioni su Lorenzo

Nonostante abbia preso la patente a Cuneo, per il blog Lorenzo si occupa di mobilità. A sua discolpa, si sposta per Torino con una bici color granata. Dopo una laurea in Filosofia ha iniziato a scrivere anche di rifiuti. A tutt’oggi non ha ancora capito bene qual è il collegamento, ma è solito ripetere che la vita è un pendolo fra la buccia di banana e l’impianto di digestione anaerobica dell’organico. Da bambino credeva che Blog fosse un personaggio del Signore degli Anelli e che frodo fosse un verbo.

| 1 Commento

Un commento su “Fare la spesa con gli SCEC

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *