LO FAI, handmade bar

Articolo di Marco Appiotti

Lo_fai_handmade_barSe il nome è tutto un programma, cominciamo bene: concettuale e musicale, italianissimo, eppure nella pronuncia assonante all’inglese low-fi: il locale “LO FAI Handmade bar” di Piacenza raccoglie i significati di entrambe gli idiomi. Si tratta di un originale mix che comprende punto vendita degli artefatti di giovani artigiani e designer locali, bar e ristorante vegan aperto per pranzo che nel weekend si trasforma in locale con tanto di dj set.

L’idea non è piaciuta solo a me: l’iniziativa lanciata alla fine di marzo con un fanpage di facebook, raccoglie un migliaio di “like” ancor prima dell’apertura fissata per il 20 aprile 2013. Incuriosito sono andato nella città emiliana dove ho conosciuto Nicola, uno dei fondatori, che quasi con imbarazzo ammette “l’idea del nome è mia. Invece – sottolinea – l’iniziativa del negozio/locale nasce partecipata”.

Oh mia bella sostenibilità

La genesi risale a due anni fa con l’organizzazione del mercatino locale “A mano market”. “Gli espositori – racconta Nicola – sono giovani designer della zona che autoproducono oggetti in ceramica, serigrafano in proprio magliette, progettano e realizzano oggetti, vestiti e accessori. Ecco il primo elemento distintivo: contrariamente a tanti progetti costruiti solo su base etica, l’iniziativa coniuga sapientemente sostenibilità ed estetica. E infatti funziona. Così l’anno successivo viene bissata più volte. Nel frattempo tra il gruppo – che diventerà la cosidetta “crew” – le relazioni si consolidano. D’accordo con gli organizzatori di 29100 Factory – un’associazione che si dedica all’organizzazione di eventi – e il coinvolgimento di Spazio 4 (un centro di aggregazione giovanile gestito da Arci), l’idea di creare un negozio stabile ove vendere i prodotti prende piede.

Un posto, tanti luoghi

I ragazzi (età media 27 anni) intuiscono che la semplice destinazione commerciale potrebbe rivelarsi inadeguata alla sussistenza economica. E immaginano un luogo dove si vende, ma anche ci si ritrova e ci si diverte. Una ex-pizzeria in pieno centro storico i cui locali sono da sfitti da anni è l’occasione giusta. Al piano superiore viene sistemato il negozio, in un piccolo vano viene ricavata la cucina del ristorante mentre l’ampia sala a piano terra ospita il bar, sedute e tavoli per il ristorante durante la pausa pranzo e lo spazio per gli eventi serali nel week-end.

Una rete di competenze

Gli ingredienti di questa riuscita ricetta non finiscono qua. “Abbiamo messo a sistema le competenze di chi vi partecipa” – continua Nicola – “29100 Factory ha messo in campo le proprie capacità di gestione eventi e coinvolto dj e gruppi musicali, Spazio 4 ha funzionato come catalizzatore e incubatore di idee innovative dei giovani presenti sul territorio. I ragazzi della “crew” hanno diretto i lavori di ristrutturazione progettando moduli espositivi, illuminazione, bancone bar”. Anche l’arco e la colonna, improbabili elementi architettonici eredità della pizzeria, nella nuova disposizione non sfigurano più. Per chiudere il cerchio non manca un’immagina grafica attuale e ricercata opera dell’ottima Giulia Russo.

Bello e (economicamente) possibile

Dal punto di vita della gestione le scelte sono chiare e anche sperimentali “Non abbiamo chiesto finanziamenti al Comune. Abbiamo fondato l’associazione no profit LO FAI – spiega ancora Nicola – che si avvale della collaborazione di una decina di volontari e di due persone assunte part-time. I designer pagano un accessibile canone mensile per lo spazio espositivo (30/50/70 euro) e i loro prodotti sono venduti senza alcun ricarico. Gli incassi del bar e del ristorante dovrebbero assicurare la sostenibilità economica del progetto”.

Sei mesi dopo l’apertura

Giovane, locale, partecipata, sostenibile. L’idea semplicemente funziona. Bella storia.



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Una foto di Marco Appiotti

Informazioni su Marco Appiotti

Di Milano, da cui proviene, gli mancano gli aperitivi, le grandi affissioni e i musei aperti in pausa pranzo. A Reggio Emilia, dove vive, ha riscoperto la bicicletta e il cavolo cappuccio. Art director in una agenzia di comunicazione, non inventa quasi nulla, ma sa copiare con un proprio stile. Tra i fondatori del Gruppo di Acquisto Solidale Iqbal Masih da oltre tre anni partecipa attivamente ai percorsi locali di economia solidale a Reggio Emilia. Scrive di comunicazione legata alla sostenibilità, alla partecipazione e al web per ecopiteco.it e di reti e progetti di economia solidale su desreggioemilia.wordpress.com

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