Io faccio così: intervista all’autore

Articolo di Lorenzo Marinone

Daniel_Tarozzi_io_faccio_cosi“Oggi è eversivo raccontare ciò che è positivo”. Con il suo ultimo libro il giornalista Daniel Tarozzi raccoglie la sfida e cerca di scalfire quell’immagine grigia e un po’ autolesionista del nostro Paese, a cui ormai stiamo facendo il callo. Io faccio così. Viaggio in camper alla scoperta dell’Italia che cambia (edito da Chiarelettere) è una raccolta di esperienze di chi ha deciso di cambiare vita. Trovando chi la pensa allo stesso modo, creando insieme qualcosa che prima non c’era. Qualcosa che le statistiche (dal PIL alla qualità della vita), irretite nelle loro maglie troppo larghe, proprio non vedono.

“Sono scelte che non tutti potrebbero o dovrebbero fare. Ma credo sia giusto far sapere che c’è qualcuno che fa così”. Qualcuno come Devis Bonanni, ad esempio. Per incontrarlo Daniel si è arrampicato fra i paesaggi aspri della Carnia, in Friuli, dove Devis ha deciso di campare in perfetta autonomia, lavorando la terra, con 200 euro al mese. Lavorava come informatico in un’azienda, poi a fine 2007 ha deciso di licenziarsi. Consuma quel che produce lui stesso, il poco surplus lo vende o lo baratta. “Se la crisi fosse solo come la presentano ogni giorno i media – si è chiesto Daniel – perché in tanti, come Devis, decidono di licenziarsi e abbandonano anche quello scampolo di sicurezza? Il posto di lavoro dovrebbero tenerselo stretto”.

Dipende da cosa si intende con la parola “crisi”. Se guardiamo quella “ufficiale” è presto detto: bolla speculativa, crisi dei mutui, le maggiori banche che falliscono e investono l’economia reale delle storture della finanza. Ma è davvero tutto qui? Subprime e derivati non rispondono alla domanda. “Io sono convinto che questa crisi venga da più lontano e non riguardi solo l’economia – ragiona Daniel – C’è un’insoddisfazione di fondo diffusa, difficile da riconoscere per quello che è. Una crisi di valori, quasi spirituale. Dipende dalla vita che facciamo, ogni giorno, non solo dall’andamento dei titoli in borsa”.

Così Daniel è partito per raccontare cosa hanno fatto persone come noi in questi anni, senza che magari ce ne accorgessimo neppure. In sette mesi e sette giorni ha percorso l’Italia in camper, da nord a sud isole comprese. I chilometri ha smesso in fretta di contarli, la gente che ha incontrato e le loro storie popolano invece un taccuino dopo l’altro. Dagli imprenditori di Etinomia in Valsusa agli ideatori di Arcipelago Scec in Campania, passando per i ragazzi di Addio Pizzo che fanno paura alla mafia. E poi ancora gli ecovillaggi, gli esperimenti di permacultura e le città di transizione…

“Ho visto per la prima volta l’Italia unita. C’è più somiglianza fra un piemontese e un lucano che condividono la stessa spinta verso il cambiamento, che fra due che magari sono abituati a non salutarsi nemmeno anche se abitano lo stesso palazzo”. E cita una frase di Michelangelo Pistoletto (nel libro Daniel racconta il Rebirth-day del 21 dicembre scorso): “Il cambiamento è un richiamo della necessità”. Vede delinearsi un nuovo paradigma culturale, i cui semi sono stati gettati proprio in quegli anni Ottanta che di solito vengono presentati come il periodo buio per eccellenza. Si inizia a parlare di sostenibilità, poi i movimenti no global, infine la crisi del 2007 che fa saltare il tappo.

E da qui in avanti cosa potrebbe succedere? “Ora si tratta di mettere a sistema tutti quei puntini sulla cartina che esistono e di cui sono stato testimone. Molti di loro ancora non lo sanno, ma fanno parte di un unico programma. Solo così si potrà evitare di andare incontro a un conflitto terribile e globale: quello per il controllo delle risorse”. Per molti versi, però, si tratta di rinunciare a gran parte di quello che abbiamo adesso. Sicuro che filerà tutto liscio? “Vivendo con meno siamo anche meno manipolabili, meno dipendenti, siamo obbligati a farci domande. Oggi siamo in un periodo in cui bisogna creare tutto da zero”.

Io faccio così, con al centro di tutto la responsabilità individuale. Questa è la formula. “L’io, prima del noi, è la radice dell’impegno. Ma è un “io faccio”. La pratica prima della teoria”. Daniel l’ha visto in quasi tutte le persone incontrate in questi sette mesi: senza “saperlo” vivono in linea con il concetto di decrescita, di transizione. “Sono in tanti e stanno cambiando questo Paese”. Raccontarli è eversivo per forza.



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Informazioni su Lorenzo

Nonostante abbia preso la patente a Cuneo, per il blog Lorenzo si occupa di mobilità. A sua discolpa, si sposta per Torino con una bici color granata. Dopo una laurea in Filosofia ha iniziato a scrivere anche di rifiuti. A tutt’oggi non ha ancora capito bene qual è il collegamento, ma è solito ripetere che la vita è un pendolo fra la buccia di banana e l’impianto di digestione anaerobica dell’organico. Da bambino credeva che Blog fosse un personaggio del Signore degli Anelli e che frodo fosse un verbo.

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