Ricostruire bene dopo i disastri è possibile

Sostenibile.com ricostruire dopo i disastriArticolo di Paola Morgese

Con tutti i disastri naturali ed antropici che abbiamo in Italia, dovremmo essere diventati abili e veloci nel ricostruire. Invece non è così.

Dopo un’alluvione, un terremoto, una frana, un’eruzione vulcanica, un’esondazione, un incendio ed altre simili calamità di grosse proporzioni restano le ferite sul territorio e sulle persone.

Passate le fasi di emergenza e di primo soccorso, al massimo dopo quattro o sei mesi, dovrebbero essere stati stanziati i finanziamenti e dovrebbero essere state avviate le attività di ricostruzione, d’intesa con le popolazioni locali.

È proprio questo il momento in cui potrebbe essere di aiuto una metodologia per la gestione dei progetti di ricostruzione post disastro, che è stata messa a punto da circa 80 volontari esperti provenienti da 20 paesi del mondo.

Descrive come operare in maniera organizzata e strutturata, sviluppando degli aspetti progettuali caratteristici di questi particolari interventi. La “Metodologia di Project Management per la Ricostruzione Post Disastro”, tradotta in italiano dalla volontaria autrice di questo articolo, è disponibile gratuitamente per scopi non commerciali ed è stata predisposta nel 2005 dalla fondazione PMIEF® del PMI® (Project Management Institute).

Illustra procedure generali e tematiche specifiche relative ad esempio al piano di evacuazione del personale, ai trasporti ed alla logistica in zone dove potrebbero non esserci più le strade, al coinvolgimento delle popolazioni locali per ricucire il tessuto sociale, alla necessità di redigere un piano di sostenibilità.

Quest’ultimo è un piano operativo a lungo termine, che consente alle persone colpite dalla calamità di autosostenersi anche quando il progetto di ricostruzione è terminato.

La metodologia prevede che anche il piano degli approvvigionamenti debba essere sviluppato nell’ottica della sostenibilità, privilegiando la scelta di materiali e di fornitori locali, creando nel contempo opportunità di lavoro nell’area del disastro.

La ricostruzione può riguardare lavori pubblici, scuole, infrastrutture, servizi tecnici, servizi sociali, assistenza sanitaria e psicologica per le vittime della calamità.

Mentre nei progetti tradizionali si cerca di trovare un equilibrio tra qualità, tempi e costi, nella gestione dei progetti di ricostruzione post disastro esistono delle priorità:

  1. tempi;
  2. costi;
  3. stakeholder.

Gli stakeholder sono tutti i soggetti interessati direttamente o indirettamente al progetto e dal progetto.

Le armi migliori per evitare o per limitare i disastri sono sempre la prevenzione, il buon senso e la conoscenza. In ogni caso calamità naturali come alluvioni e frane sono in aumento, sia nella loro frequenza, sia nella loro intensità, a causa dei cambiamenti climatici provocati dal riscaldamento globale dovuto all’effetto serra, generato a sua volta dallo scarico in atmosfera di troppa anidride carbonica e di altri gas con caratteristiche simili. Le conseguenze di questi disastri naturali sono poi amplificate da azioni antropiche scorrette.

I cambiamenti climatici generano cambiamenti anche nei parametri di progetto di edifici, infrastrutture e servizi. Mutano ad esempio i tempi di corrivazione ed i periodi di ritorno. Ma stiamo entrando troppo in dettagli di ingegneria.

Ricostruire bene dopo i disastri è possibile. Gli strumenti e le tecniche giuste sono a disposizione di tutte le persone che desiderino usarli.

Paola Morgese, PMP

Ingegnere civile idraulico
Specialista in ingegneria sanitaria ed ambientale

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