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Una mattina per l’Ambiente


Sabato 6 ottobre, dopo aver rinviato a causa della pioggia l’edizione torinese al Valentino di Puliamo il mondo organizzata per il 19 settembre, si è svolta la manifestazione che è stata leggermente modificata e incentrata sul fiume Po. Grazie alla collaborazione degli amici del fiume, è stato possibile controllare e pulire una piccola porzione delle sponde.

Qui di seguito il racconto di Sabrina, una delle collaboratrici di sostenibile.com che ha partecipato all’operazione e ha documentato la mattinata.

 

Articolo di Sabrina Bergamo

 

 

Sono le 10 del mattino di un sabato di ottobre  al Parco del Valentino di Torino e mi dirigo all’Imbarchino, punto di ritrovo per un appuntamento importante: Puliamo il Mondo 2012 di Legambiente.  Con l’occasione San Salvario ha unito due realtà interessate alla salvaguardia dell’ambiente come il portale Sostenibile.com e il circolo Ecopolis. Tanta fatica per organizzare la giornata… chissà se qualcuno risponderà all’appuntamento, ci chiediamo guardandoci intorno. Per ora  solo qualche solitario corridore.

Alle 10.30 ecco arrivare i canoisti del Circolo “Amici del fiume”, Continua a leggere

Serata a favore della Biblioteca Shahrazàd

 

Foto di Betbele

Si è svolta ieri sera, venerdì 5 ottobre 2012, presso la Casa del Quartiere di via Morgari 14 a Torino, una serata dal titolo Semi di sapere, coltivare cultura dedicata alla Biblioteca Shahrazàd. La biblioteca da alcuni anni è attiva sul territorio di San Salvario ed è gestita da alcune associazioni di Torino che applicano un modello innovativo di gestione.
Purtroppo la biblioteca è da anni a rischio chiusura a causa dei tanti tagli che l’amministrazione pubblica sta portando avanti. Tuttavia, è sempre stata battagliera nel difendere la sua esistenza, supportata dai tanti cittadini che negli anni si sono schierati al suo fianco.

Mai come quest’anno la biblioteca sta rischiando di essere chiusa e, per questo motivo, le associazioni che la gestiscono in collaborazione con la Casa del Quartiere hanno organizzato un aperitivo a suo favore invitando i cittadini a partecipare per dare un forte segnale alle istituzioni.
La serata si è svolta all’insegna dell’allegria e del divertimento, con un pizzico di paura per la triste situazione. Sul palco si sono alternati alcuni amici trai i quali Amara Lakhous, Andrea Bajani, Alessandra Montrucchio, Sara Marconi, Paolo Ferrero, Demetrio Paolin, Hamid Ziarati, Younis Tawfik, Augusto Montaruli, Patrizia Varetto, Maria Antonietta Maccioccu,  Mario Bianco, che hanno raccontato il loro rapporto con le biblioteche e i loro ricordi. Inoltre, ricordiamo il reading di poesie di Guido Catalano, accompagnato in musica da Federico Sirianni. La serata è proseguita con balli e musica dei Terminal traghetti.

Tutti i proventi che sono stati ricavati dalla serata saranno utilizzati per la gestione della biblioteca, e a breve sarà data comunicazione dell’importo ricavato sul sito della Biblioteca.
Rivendicando fortemente il significato della presenza di una biblioteca in un quartiere come punto di divulgazione, cultura e incontro tra i popoli, per la valenza sociale che ne consegue. A tal proposito, vi vogliamo segnalare la bella mail che hanno ricevuto i volontari della biblioteca da parte di una loro lettrice, e che hanno pubblicato sul loro sito. Mail che potete leggere cliccando su questo link.

L’abito, un veicolo d’informazione. Non uno status

 

 E da oggi anche i temi di carattere sociale avranno un loro specifico spazio sul blog. Andare in giro per Torino, ma non solo, a raccontare le storie di chi con le sue scelte quotidiane, o quelle imposte da altri, modifica le nostre relazioni e il modo di vivere gli spazi che abitiamo.

 

Articolo di Chiara Paolillo

 

Foto di Antonis Lamnatos

Una macchina da cucire attaccata a un generatore. Inizia così il lato B dell’esperienza lavorativa di Sara Conforti. Alle spalle una carriera avviata nel mondo dell’arte e della moda, davanti a sé l’Anticasartoriaerrante. Questo il nome del suo progetto, nato tre anni fa in vicolo Carpanini, al Balôn.

«Quando ho acceso il generatore e le prime persone si sono avvicinate non ho più dovuto spiegare nulla – riporta alla mente – In un paio d’ore avevo il tavolo pieno di abiti da riparare. La gente andava a comprare vestiti usati che avevano qualche difetto e li portavano a me per aggiustarli».

Non si tratta soltanto di riparazioni sartoriali ma di una problematica sociale che passa attraverso l’abito. «La mia idea parte dal voler smantellare quel sistema legato all’acquisto compulsivo, alla nevrosi dello shopping. Il mio progetto vuole promuovere un modello di vestire più sostenibile. L’abito è un veicolo d’informazione, non uno status».

Questi gli obiettivi del lavoro che Sara vive ormai Continua a leggere

L’Economia delle Giraffe

 

Articolo di Anna Paola Quaglia e Elena D’Angelo

 

Foto di Tycos

 

Oggi, quattro ottobre duemiladodici, si apre la sezione dedicata all’economia e dintorni.

Il nome è alquanto bizzarro: l’economia delle giraffe.

Diceva Einaudi: il mercato è il luogo dove convengono molti compratori e molti venditori, dove ognuno è libero di vendere o comprare. Come il mercato del lavoro, per esempio. Tuttavia, affinché funzioni è necessario che sia garantita la libertà di ognuno di andarsene senza aver concluso nulla qualora a compratori o venditori non convenga stipulare il contratto. Se il mietitore, la vendemmiatrice, il neolaureato (ogni riferimento a fatti reali è assolutamente casuale), fossero “presi per il collo” e quindi costretti per due lire –ad esempio, dico per dire, dal personale vincolo di bilancio come arrivare alla fine del mese o per aspirare all’autonomia economica- ad accettarne le condizioni di contratto, questo non sarebbe più un mercato bensì una forma di schiavitù.

In altre parole, Continua a leggere

Anna e l’ABC in cucina

 

Da oggi prende il via la sezione “Alimentazione e stili di vita” nella quale intendiamo raccontare cosa ruota intorno al cibo, dall’origine all’etichettatura, e quali siano gli stili di vita di chi decide di cambiare le proprie abitudini alimentari e non. In fondo al post troverete le prime voci di un Glossario attraverso il quale cercare, pian piano, di costruire un vocabolario della sostenibilità.

Ho deciso di cominciare raccontando l’esperienza di Anna, che ha cambiato la sua vita per amore di una passione.

 

Articolo di Claudia Piazza

Foto di Angelo Bellotti

 

Anna Pagliero è un avvocato che ha nutrito da sempre grande passione per la cucina e per i cibi locali e si è diplomata presso l’Associazione Cuochi Torino. Ha sempre preferito scegliere la materia prima al mercato di Porta Palazzo dove riesce a instaurare un rapporto di fiducia con i commercianti e dai quali si ottengono preziosi consigli. Grazie a loro è possibile venire a conoscenza di prodotti particolari, poco richiesti e magari più economici ma di altissimo livello, ritrovando così un rapporto più stretto con il cibo e le persone, a differenza della sterile spesa al supermercato. Così facendo, tempo fa Continua a leggere

Oursecretgarden…God save the green!

 

L’articolo di Marta Zanetta sugli orti cittadini che “atterrano” come verdi alieni sui tetti dei fabbricati nei nostri cortili ci è sembrato un buon inizio per cominciare a parlare di urbanistica, di architettura e di design in chiave sostenibile.

L’alieno in questione non arriva da una galassia sconosciuta, ma appartiene al nostro patrimonio di conoscenze, e pur differenziandosi  per  collocazione e  tecnica realizzativa vuole rispondere alla stessa esigenza .

Si tratta di utilizzare le risorse della terra, curandole e favorendone la crescita, limitare lo spreco, favorire la collaborazione, aumentare la  consapevolezza delle azioni, sfruttare ciò che abbiamo imparato per trasmissione di conoscenze consolidate e innovare con tutto quello che la scienza e la tecnologia ci permettono di utilizzare.

Lo spirito dell’orto segreto è lo spunto interpretativo per l’approccio sostenibile alle discipline di cui ci occuperemo; l’urbanistica, l’architettura, e il design sono “scienze che ruotano intorno all’uomo ”, e da sempre ne affiancano e forse ne anticipano i profondi mutamenti degli stili di vita.

Sono oggi chiamate a rispondere a esigenze nuove, più complesse e ramificate attraverso nuovi tipi di analisi, differenti punti di vista, nuove forme di collaborazione sociale, nuovi strumenti e soprattutto la possibilità di utilizzare un’infinita cascata di dati a disposizione.

Ci occuperemo, tra le altre cose, di design sistemico, di “sensible city”, di energie rinnovabili, di progetti innovativi, di ecomusei, progettazione partecipata e risparmio energetico, senza aver la pretesa di esaurire nessuno di questi argomenti ma con la speranza di diffondere e divulgare i segnali di una rivoluzione di pensiero in atto.

Germana

 

Articolo di Marta Zanetta

copyright Michele D’Ottavio

 

Che ci fanno pomodori, zucchini, melanzane e lattuga sul tetto dello STUDIO999 in via Goito 14?

Me lo spiega l’arch. Elena Carmagnani fondatrice nel 1999 con l’arch. G. Davi e G. Gatti dello studio sito dal 2004 presso un edificio ottocentesco nel cuore di San Salvario.

Lo STUDIO999 a fine mese si recherà a Vienna per ritirare un premio molto prestigioso: il Best Private Plots – Die besten Gärten 2012. Un grande simposio in grande stile austriaco che premia ogni anno i migliori progetti legati al tema del verde. Il progetto, premiato nel 2010 anche da Legambiente Italia con il premio Innovazione Amica dell’Ambiente, nasce in occasione della ristrutturazione di un ex edificio industriale dei primi del novecento, con l’idea di creare un’area verde visibile anche da satellite, ma non solo, anche uno spazio dedicato alla convivialità e al tempo libero. Ad apprezzare l’idea dell’orto sono stati soprattutto i condomini della palazzina in cui lo studio risiede, le scolaresche che hanno iniziato a fare alcune attività didattiche all’aria aperta e i residenti del quartiere che inL circostanze particolari, come in occasione di Paratissima 2010 e 2011, hanno potuto apprezzare questo nuovo ed inusuale spazio.

Ma ora passiamo alla domanda fatidica: come si realizza un orto su un tetto piano? E quali vantaggi offre?

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Survey sostenibile

Articolo di Francesca Capello

Cari amici,

siamo in piena estate ormai e, prima delle vacanze, desideriamo ringraziare tutti i circa 100 membri della comunità sostenibile.com che hanno risposto alle domande sul progetto in modo schietto e sincero. Scommetto che siete curiosi di sapere cosa è emerso dalla survey che abbiamo lanciato a metà Giugno! Non temete, ora la vostra curiosità sarà appagata.

Ecco cosa ci avete detto:

  • l’80% di voi ritiene il progetto di “creare una comunità di cittadini e commercianti sensibili al tema della sostenibilità” molto interessante. Il restante 20% lo ritiene abbastanza interessante.
  • Mediamente il sito è visitato una volta ogni due settimane principalmente per raccogliere informazioni (75% su eventi sostenibili, 44% su articoli inerenti al tema sostenibilità, 56% su attività commerciali sostenibili, 31% su sconti). Pochi utilizzano il sito per interagire all’interno della comunità sostenibile: infatti solo il 36% dei rispondenti dichiara di aver usato il sito per proporre idee, il 19% per scrivere/commentare idee altrui.
  • I punti di forza del progetto sembrano essere:

⁃ la grafica definita per la maggior parte “fresca”, chiara e accattivante, anche se per alcuni è un po’ caotica e disordinata;

⁃ il principio di valorizzare il territorio locale con la ricchezza di prodotti che offre (la filiale corta e prodotti km 0)

⁃ il concetto di comunità interattiva, ossia uno spazio in cui si mettono a confronto “teste diverse, idee diverse, voci diverse” con dibattiti attivi tra cittadini e quartiere. Questo aspetto secondo molti deve essere potenziato e sviluppato, per evitare il rischio che il sito sostenibile.com diventi una semplice vetrina consumistica in cui le attività commerciali pubblicizzano i propri prodotti/servizi in cambio di sconti.

  • in termini di azioni di miglioramento, oltre a quelle già citate, sembra emergere l’esigenza di un maggior coinvolgimento delle attività commerciali: spesso sembrano aver aderito all’iniziativa con superficialità (forse solo per farsi pubblicità?) e non appaiono informati e coinvolti appieno. La maggior parte, pur mostrando il logo di sostenibile.com, fanno lo sconto solo su richiesta: “bisognerebbe educare i commercianti a richiedere loro per primi la tessera di sostenibile.com tipo “hai la tessera? così ti posso fare lo sconto” come fanno le farmacie con la tessera sanitaria!” 

In definitiva, cosa ci sembra di poter concludere?

  • che siamo sicuramente all’inizio di un bel percorso e che c’è ancora molto da fare
  • che sostenibile.com deve sviluppare e potenziale il livello il coinvolgimento di tutti i suoi membri. Sostenibile.com non vuole essere una vetrina pubblicitaria, ma desidera sensibilizzare e diffondere l’idea della possibilità di adottare uno stile di vita più consapevole e sostenibile. Se avete idee e proposte sul come potremmo fare per migliorarci in questo senso, diteci, siamo apertissimi ai vostri suggerimenti: più sono concreti e più ci saranno di aiuto! Potete contattarci a contatti@sostenibile.com
  • che un domani potremmo esportare questo progetto in un altra città, territorio e… perché no, in un altro Paese

 

 

La riscoperta dell’oralità

Articolo di Cristina Coppo

 

Da quali mezzi arrivano le nostre conoscenze? Carta stampata, web, e-book, audiovisivi… ma anche attraverso quella che per millenni è stata lo strumento di trasmissione principale del sapere: la voce. L’oralità ha ancora oggi un ruolo fondamentale per la conoscenza, perché la narrazione contiene una forte componente di socialità, di scambio attivo, di incontro, e grazie a questo favorisce la scoperta tanto di tradizioni locali quanto di culture lontane.

Durante lo scorso week-end si è rinnovato a Torino l’appuntamento con il Festival internazionale dell’oralità popolare: uno spazio di dialogo tra saperi tradizionali e tra generazioni. Il Festival si è aperto giovedì sera offrendo subito un assaggio di quella contaminazione culturale che ne rappresenta uno dei tratti fondanti. Il pubblico si è ritrovato in teatro (non in piazza: la pioggia e il caldo africano non hanno fatto sconti in questi giorni) ad ascoltare le danze tradizionali del canavese suonate da un gruppo di ottoni e immediatamente seguite dall’energia di una cantante tunisina nei cui brani c’è tutto lo spirito della Primavera araba. Proprio la Primavera araba è stata uno dei temi conduttori di questa settima edizione, lasciando però spazio – nella musica e nelle parole – anche a laboratori, racconti e danze su altri argomenti.

 

 

Tra musica e cibo, non sono mancati gli spunti legati alla sostenibilità: dagli esperimenti di monete locali complementari – in cui è protagonista l’economia reale e non quella finanziaria -, ai progetti di cooperazione sociale, dai gruppi di acquisto solidale alle esperienze di trasmissione dei saperi professionali in uno scenario di dignità del lavoro.

La dimensione dell’incontro ha arricchito lo scambio con esperienze e modelli positivi, favorendo la creazione di una memoria collettiva che negli intenti degli organizzatori deve essere messa a disposizione di tutti. Tra i progetti in cantiere, infatti, c’è anche un archivio partecipato on-line (sarà attivo a fine anno), che permetterà di caricare e scaricare video, testi, fotografie, musiche, interviste con i “maestri” della cultura popolare, feste e tradizioni, giochi e modi di lavorare, documenti sul cibo e sull’artigianato, ricerche, pezzi musicali, studi. L’archivio è curato dalle Rete italiana di cultura popolare che gestisce, oltre a questo Festival, molti altri appuntamenti e spazi di ricerca (per saperne di più: http://www.reteitalianaculturapopolare.org/).

 

 

Forse nel ricordo di tutti noi sono presenti dei momenti in cui abbiamo imparato qualcosa di prezioso attraverso l’incontro con chi era disponibile a raccontare, con la voce e con la musica. Io mi ricordo con chiarezza le parole dei primi partigiani cuneesi che ho avuto occasione di ascoltare da ragazzina, ma anche l’energia delle musiche ascoltate in Africa, intrise del carattere di chi le suona e le tramanda. E voi?

 

Uso privatistico del Blog

Ieri sera, dopo una giornatina niente male, amareggiata per congiunzioni astrali, umidità, incompetenze varie mie e d’altri, decido di compiere il mio piccolo atto rivoluzionario, un colpo di testa da vera ribelle, un gesto che mi riporti al brivido dei miei 26 anni. Sdraiata sul divano mi dico: Giu, domani giornata libera.

Giornata libera. Domani.

Libera da cosa, poi, per una che non lavora, lo sa solo il cielo.

Libera dall’ansia, libera dai sensi di colpa, libera da responsabilità vaghissime in merito a presente passato e futuro, libera da mail, libera da libri, libera da notizie sparse sul web. Libera. Libera da una insinuantissima schiavitù autoindotta.

Ma non solo. Altro colpo di follia, altro pensiero da testa calda: Giu, domani non solo giornata libera, pure spese pazze.

Spese pazze. Domani.

Per un costume da bagno. Uno straccetto da 30 euro che renda più nitido il ricordo del mare mentre guardo la fogna del Po. E non venite a dirmi che il Po non è un fogna, per l’amor del cielo.

Quindi oggi mi alzo, mi lavo, mi vesto e scendo per strada. Entro nel negozio, scelgo, provo e immagino l’effetto del mio corpo in mezzo ad altri corpi. Né più bello, né più brutto, né più interessante. Meglio così.

Sborso i 30 euro declinando l’offerta di un copricostume.

Un copricostume. Emblema dell’inutilità di tutta una serie di prodotti che spacciano per assolutamente indispensabili. Non saprei neanche quando indossarlo, un copricostume. Forse nei 15 metri che mi separano dalla doccia? Forse dai 20 che mi separano dal chiosco? Dovrei uscire di casa con il mio copricostume? E cosa c’è che non va nei miei pantaloncini?

Un copricostume.

Nonostante tutto, esco dal negozio felice. Felice. Con il solletichino in pancia da fermento per la novità.  Con la forza inerziale che mi spinge verso il mercato per annusare le bancarelle, ispezionare le cianfrusaglie ed evitare come la peste bubbonica i copricostume.

E mentre sono lì, intenta, tra le altre cose, a rollare la sigaretta quotidiana, la vedo.

Una signora sull’ottantina, con quei tipici vestiti a fondo blu e fiorellini che tutte le nonne indossano. Scarpe e borsa bianche, linde e intonse. Occhialuta, faccetta da Anacleto seria e mite. Rovista, senza alcun tipo di vergogna, dentro un bidone della spazzatura pieno di scarti, e ripone – una alla volta – delle foglie di lattuga dentro la sportina di plastica. Poi un pomodoro. Poi mezza zucchina. Poi un finocchio.

Fino a quando non c’è più niente da riporre.

Si allontana di qualche passo, senza fretta, senza circospezione.

Apre la sua borsetta e tira fuori un fazzoletto, e piano piano, dito per dito, controllando che le unghia siano in ordine, pulisce le sue mani dai resti  e dalle sporcizie delle verdure scartate.

Qual è il limite oltre il quale un essere umano inizia ad abbrutirsi? Qual è il livello di frustrazione, di mortificazione, di amarezza, di resa, che un essere umano può sopportare prima di smettere di pulire le sue mani dopo aver cercato il proprio cibo nell’immondizia?

La differenza fra un copricostume e paio di pantaloncini fa parte di quel limite? Gli è indispensabile? È un minuscolo, deviante escamotage attraverso cui – in un modo o nell’altro – ci si salva la pelle?

Io, per me, per quel che mi riguarda e concerne, a dirla tutta, non ne ho idea.

So solo che se tutto questo va bene, allora va bene tutto.

E non necessariamente è un male.

 

Dopo il Prodotto interno lordo prende corpo il Benessere equo e sostenibile

Articolo di Stefano Ciullo

Il PIL è uno degli acronimi più usati, soprattutto in questi anni. Nonostante questo, il prodotto interno lordo da decenni è ormai criticato, per­ché, come già nel ’68 disse Robert Kennedy in un celebre discor­so, il Pil non misura «ciò che rende la vita degna di essere vissu­ta ». Infatti è il miglior indicatore per misurare la produttività di un paese. Ci aiuta a comprendere i fenomeni economici, ma sicuramente non riesce a dirci lo stato di salute economica delle famiglie. Essendo una misura quantitativa della produzione realizzata dal sistema economico, non offre una misura complessiva del progresso di una società. Durante i giorni dell’appena trascorso, e anche lui criticato, summit sullo sviluppo sostenibile ‘Rio +20’, sono stati resi noti gli indicatori con cui si inizierà a misurare il Bes, cos’è il Bes? Bes è l’acronimo di benessere equo e sostenibile, ed è stato creato nel 2010. Per affrontare questa sfida il Cnel e l’Istat hanno costituito nel dicembre 2010 un “Comitato di indirizzo sulla misura del progresso della società italiana”, composto da rappresentanze delle parti sociali e della società civile: non solo, quindi, organizzazioni sindacali e associazioni di categoria, ma anche tutto il mondo associativo in genere. Per la prima volta hanno lavorato insieme per l’individuazione del set di indicatori fondamentali per misurare il benessere.

L’obiettivo del Comitato, in analogia a quanto sta avvenendo in altri paesi, è quello di sviluppare un approccio multidimensionale e condiviso basato sul concetto di “benessere equo e sostenibile” (Bes), ovvero un nuovo modo per leggere la realtà affiancando alle misure economiche una serie di indicatori non economici fondamentale anche nella progettazione delle politiche pubbliche. Questo non significa eliminare il concetto di PIL come strumento di misura ma associargli un indicatore in grado di descrivere in modo più efficace quello che viene percepito quotidianamente dalle persone.

Il tutto è stato ottenuto selezionando 134 parametri complessivi in grado di misurare gli aspetti che contribuiscono maggiormente a determinare il benessere individuale e sociale. Sono stati scelti tutti i parametri che hanno una correlazione chiara con il concetto di benessere, evitando quelli che possono prestarsi a letture ambigue.

Sono state individuate 12 macrocategorie all’interno delle quali sono stati esplicitati i 134 parametri presi in considerazione, le macrocategorie sono:

Ambiente, Salute, Benessere economico, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione dei tempi di vita, Relazioni sociali, Sicurezza, Benessere soggettivo, Paesaggio e patrimonio culturale, Ricerca e innovazione, Qualità dei servizi e Politica e istituzioni.

Per raccogliere i dati sul sito è stato pubblicato un questionario che ha permesso di esprimere ad oltre 2.000 persone, la propria opinione sul set di dimensioni del benessere; parallelamente, un blog ha raccolto contributi e approfondimenti dei rappresentanti della società civile sulla questione delle misure del benessere. Nel far questo sono stati scelti tutti i parametri che hanno una correlazione chiara con il concetto di benessere. Si va ad esempio dal tasso di furti in abitazione, alla disponibilità di verde urbano, alle emissioni di gas serra, alla propensione alla brevettazione delle imprese, alla ricchezza netta media pro capite, fino allo stato fisico e psicologico degli individui.

A dicembre questi dati saranno presentati nel primo rapporto Cnel-Istat sul benessere in Italia.

Per approfondimenti:

http://www.misuredelbenessere.it

Comunicato stampa [link]

Le opinioni dei cittadini sulle misure del benessere, consultazioni online [link]