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Online il questionario BES per la città di Genova

BES GenovaI cittadini della città di Genova e le persone che anche non abitando in città la frequentano e usufruiscono dei servizi comunali, dal 9 settembre al 30 novembre sono invitati a compilare un questionario online, sul modello del BES, di cui abbiamo già parlato e del progetto URBES.

Ambiente, salute, benessere economico, istruzione e formazione, lavoro e conciliazione dei tempi di vita, relazioni sociali, sicurezza, benessere soggettivo, paesaggio e patrimonio culturale, ricerca e innovazione, qualità dei servizi, politica e istituzioni, questi sono le categorie sulle quali i cittadini sono chiamati a dare la loro opinione.

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I primi risultati del BES

Sostenibile.com BESDi BES, cosa significa e di cosa implica ne abbiamo già parlato in questo articolo. Il BES nato nel 2010 è il primo tentativo italiano di sviluppare un sistema di misurazione del benessere attraverso una prospettiva secondo criteri ad ampio raggio che possa sostituire il PIL che non rappresenta in modo adeguato la società e i suoi cittadini.

Nel quadro del dibattito internazionale in corso sul tema del superamento del PIL, nella convinzione che i parametri sui quali valutare il progresso di una società non debbano essere solo di carattere economico, ma anche sociale e ambientale, corredati da misure di diseguaglianza e sostenibilità.

Lo scopo finale, dunque, è quello di creare una rete e di un sistema condiviso di misurazione del benessere legato al territorio e costruito insieme ai cittadini. L’obiettivo è che possa contribuire al miglioramento delle politiche pubbliche e della loro valutazione è necessario promuovere il coinvolgimento attivo delle persone.

A Pesaro è stato presentato il primo rapporto UrBes 2013, “il Benessere equo e sostenibile in ambito urbano e metropolitano”. Risultato elaborato dal progetto BES che, supportato dall’adesione dell’ISTAT e della maggior parte dei sindaci delle città metropolitane Italiane.

Lo stato di salute delle nostre città, con indicatori che vanno “al di là del PIL”, comprendendo parametri di carattere sociale e ambientale, misure di diseguaglianza e sostenibilità, è la fotografia scattata dal rapporto UrBes coordinato dall’Istat con la collaborazione di alcune amministrazioni locali, per disegnare la mappa della qualità della vita nelle realtà urbane in Italia.

In particolare hanno aderito quindici città metropolitane che hanno “fotografato” all’interno del rapporto una rappresentazione multidimensionale dello stato del benessere nella propria città e un’analisi storica degli indicatori, prima e dopo la crisi economica iniziata nel 2008.

I dati analizzato non sono solo stati sul benessere economico ma anche su salute, istruzione e formazione, lavoro e conciliazione dei tempi di vita, partecipazione alla vita politica e civica, senso di sicurezza degli individui, paesaggio urbano e patrimonio culturale, ambiente, ricerca e innovazione, qualità dei servizi.

Tra le città prese in esame dal Rapporto UrBes, anche Torino dove, nella sezione salute, emerge che la vita media è pari a 79,6 anni per gli uomini e a 84,7 per le donne, con valori lievemente superiori a quelli del Piemonte e dell’Italia nel suo complesso.

Rispetto al 2004, la vita media nella provincia di Torino è aumentata di 1,4 anni per gli uomini e di 0,8 per le donne, mentre si riducono lievemente le differenze di genere: il vantaggio femminile, che nel 2004 era di 5,7 anni, scende a 5,1 nel 2010.

Nel periodo 2004-2010 si osservano oscillazioni annuali del tasso di mortalità infantile nella provincia di Torino, che passa dal valore più elevato registrato nel 2006 (35,4 per 10.000 nati vivi) a quello più basso del 2009 (21,2) e giunge a 26,3 nel 2010.

Nel 2010, la mortalità causata da incidenti dei mezzi di trasporto, che è il maggior rischio di morte dei giovani, è risultata pari a 0,9 per 10.000 abitanti in età 15-34 anni nella provincia di Torino. Un valore leggermente inferiore a quello regionale, nazionale e dell’Italia settentrionale.

La mortalità per tumore in età 20-64 anni nella provincia di Torino è pari a 9,3 per 10.000 abitanti, quasi in linea con il valore piemontese (9,5), ma di poco superiore a quelli nazionali (9).

Quella dovuta a demenze e malattie del sistema nervoso in età senile, pur collocandosi su livelli leggermente superiori a quelli dell’Italia settentrionale e nazionali, condivide con l’intero Paese e le singole ripartizioni geografiche la tendenza complessiva ad un significativo aumento: tra il 2006 e il 2009, il tasso rapportato a 10.000 abitanti con almeno 65 anni aumenta da 21,6 a 27,5 nella provincia torinese.

Non è un paese per (soli) economisti

 

Articolo di Lorenzo Marinone

 

 

Che la dittatura del PIL in economia e sulle nostre vite non sia esattamente la condizione migliore in cui ci possiamo trovare è stato detto mille volte e in modi diversi. Ma alle parole seguono le azioni. C’è chi abbandona tutto e vive da eremita dall’altra parte del mondo, chi impara a leggere le etichette e sceglie attentamente cosa comprare, chi francamente se ne infischia. Queste scelte, personali, dipendono anche da scelte fatte su altri piani, quello economico e quello politico soprattutto. Buona parte della partita si gioca lì. Continua a leggere

To Bes or not to Bes

 

Articolo di Lorenzo Marinone

 

Robert Capa, Un pastore siciliano indica la strada ad un militare americano, 1943

 

Vorrei fare insieme a voi un piccolo esercizio di traduzione usando due esempi.

Primo esempio. Prendiamo la fotografia qui sopra. La conoscete sicuramente. Fu scattata all’indomani dello sbarco americano in Sicilia,  durante la seconda guerra mondiale. Una delle cose che mi sono sempre chiesto guardandola è: ma come diavolo fanno a capirsi? Il soldato vorrà informazioni sulla natura del territorio, sulla posizione esatta delle truppe nemiche, sul tempo che ci vuole per spostarsi da un paese all’altro. Gli servono notizie precise. Quello che potrebbe essere scritto su un dispaccio militare: Continua a leggere

Dopo il Prodotto interno lordo prende corpo il Benessere equo e sostenibile

Articolo di Stefano Ciullo

Il PIL è uno degli acronimi più usati, soprattutto in questi anni. Nonostante questo, il prodotto interno lordo da decenni è ormai criticato, per­ché, come già nel ’68 disse Robert Kennedy in un celebre discor­so, il Pil non misura «ciò che rende la vita degna di essere vissu­ta ». Infatti è il miglior indicatore per misurare la produttività di un paese. Ci aiuta a comprendere i fenomeni economici, ma sicuramente non riesce a dirci lo stato di salute economica delle famiglie. Essendo una misura quantitativa della produzione realizzata dal sistema economico, non offre una misura complessiva del progresso di una società. Durante i giorni dell’appena trascorso, e anche lui criticato, summit sullo sviluppo sostenibile ‘Rio +20’, sono stati resi noti gli indicatori con cui si inizierà a misurare il Bes, cos’è il Bes? Bes è l’acronimo di benessere equo e sostenibile, ed è stato creato nel 2010. Per affrontare questa sfida il Cnel e l’Istat hanno costituito nel dicembre 2010 un “Comitato di indirizzo sulla misura del progresso della società italiana”, composto da rappresentanze delle parti sociali e della società civile: non solo, quindi, organizzazioni sindacali e associazioni di categoria, ma anche tutto il mondo associativo in genere. Per la prima volta hanno lavorato insieme per l’individuazione del set di indicatori fondamentali per misurare il benessere.

L’obiettivo del Comitato, in analogia a quanto sta avvenendo in altri paesi, è quello di sviluppare un approccio multidimensionale e condiviso basato sul concetto di “benessere equo e sostenibile” (Bes), ovvero un nuovo modo per leggere la realtà affiancando alle misure economiche una serie di indicatori non economici fondamentale anche nella progettazione delle politiche pubbliche. Questo non significa eliminare il concetto di PIL come strumento di misura ma associargli un indicatore in grado di descrivere in modo più efficace quello che viene percepito quotidianamente dalle persone.

Il tutto è stato ottenuto selezionando 134 parametri complessivi in grado di misurare gli aspetti che contribuiscono maggiormente a determinare il benessere individuale e sociale. Sono stati scelti tutti i parametri che hanno una correlazione chiara con il concetto di benessere, evitando quelli che possono prestarsi a letture ambigue.

Sono state individuate 12 macrocategorie all’interno delle quali sono stati esplicitati i 134 parametri presi in considerazione, le macrocategorie sono:

Ambiente, Salute, Benessere economico, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione dei tempi di vita, Relazioni sociali, Sicurezza, Benessere soggettivo, Paesaggio e patrimonio culturale, Ricerca e innovazione, Qualità dei servizi e Politica e istituzioni.

Per raccogliere i dati sul sito è stato pubblicato un questionario che ha permesso di esprimere ad oltre 2.000 persone, la propria opinione sul set di dimensioni del benessere; parallelamente, un blog ha raccolto contributi e approfondimenti dei rappresentanti della società civile sulla questione delle misure del benessere. Nel far questo sono stati scelti tutti i parametri che hanno una correlazione chiara con il concetto di benessere. Si va ad esempio dal tasso di furti in abitazione, alla disponibilità di verde urbano, alle emissioni di gas serra, alla propensione alla brevettazione delle imprese, alla ricchezza netta media pro capite, fino allo stato fisico e psicologico degli individui.

A dicembre questi dati saranno presentati nel primo rapporto Cnel-Istat sul benessere in Italia.

Per approfondimenti:

http://www.misuredelbenessere.it

Comunicato stampa [link]

Le opinioni dei cittadini sulle misure del benessere, consultazioni online [link]